Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

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Puntata n. 14 (nn. 49-52)

  1. Come operano le tre Persone divine? (257-260; 267)

Inseparabili nella loro unica sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nel loro operare: la Trinità ha una sola e medesima operazione. Ma, nell’unico agire divino, ogni Persona è presente secondo il modo che le è proprio nella Trinità.

«O mio Dio, Trinità che adoro… pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice» (Santa Elisabetta della Trinità).

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Quanto è stato detto nel numero precedente, dice ciò che la Chiesa sa, a partire dalla Rivelazione, e ha definito nei Concili, in merito alla Trinità, quanto alla vita “interna” ad essa (ad intra).

In questo numero si parla, invece, di come Dio agisce “all’esterno” (ad extra) di Se Stesso. Si tratta dell’opera della creazione, con tutto ciò che l’accompagna (Amore, Conoscenza, Provvidenza verso le creature, ecc.). Qui non si impiega, ancora, la parola “creazione”, ma si preparano i termini per riuscire a parlarne in seguito. Qui si dice che Dio, opera come “Uno” verso ciò che Egli stesso fa esistere di distinto da Sé. Non c’è un’azione che sia di una Persona e non dell’altra, ma tutte operano come “un solo Dio” (le Persone divine sono inseparabili anche nel loro operare: la Trinità ha una sola e medesima operazione).

Noi possiamo attribuire a ciascuna Persona un “modo” di operare nell’unica azione dell’unico Dio, a partire dalla denominazione che Gesù ci ha rivelato di Essa. Per cui al Padre, viene attribuito l’essere “il Principio” della Creazione; al Figlio viene attribuito l’essere “Mediatore” della Rivelazione e della Salvezza, allo Spirito Santo viene attribuito il “perfezionamento” della “Conoscenza” consapevole e della “Consolazione”. Tutto questo è particolarmente esplicitato nel Vangelo di san Giovanni.

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  1. Che cosa significa che Dio è onnipotente? (268-278)

Dio si è rivelato come «il Forte, il Potente» (Sal 24,8), Colui al quale «nulla è impossibile» (Lc 1,37). La Sua onnipotenza è universale, misteriosa, e si manifesta nel creare il mondo dal nulla e l’uomo per amore, ma soprattutto nell’Incarnazione e nella Risurrezione del Suo Figlio, nel dono dell’adozione filiale e nel perdono dei peccati. Per questo la Chiesa rivolge la sua preghiera al «Dio onnipotente ed eterno» («Omnipotens sempiterne Deus…»).

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In questo numero si parla dell’“attributo” divino dell’“Onnipotenza”, per poi parlare, a partire dal prossimo numero, di Dio come “Creatore”. E preparare il percorso verso i grandi temi demi dll’“Incarnazione” del Verbo in Gesù, della “pienezza della Rivelazione in Cristo” e della “Salvezza”.

– Dal punto di vista “logico”, di ragione – “filosofico” ancor prima che “teologico” – l’onnipotenza è necessariamente un attributo di Dio. Dal punto di vista logico, il concetto stesso di Dio come “fondamento”, “causa”, di tutto ciò che esiste, richiede che sia la “causa di tutte le cause” e, come tale, una “causa non causata” da un’altra causa, e quindi senza limiti (onnipotente appunto) e senza contraddizioni interne. Diversamente si cadrebbe in una contraddizione come quella dell’insieme universale in matematica (L’“insieme di tutti gli insiemi” non può appartenere ad un altro insieme, altrimenti non li conterrebbe più tutti, essendocene uno ancora più grande che lo contiene anziché appartenergli).

– In più la Rivelazione, fino dall’Antico Testamento, lo dice esplicitamente («il Forte, il Potente» [Sal 24,8], Colui al quale «nulla è impossibile» [Lc 1,37]).

Ciò che rimane misterioso è il “modo” in cui si attua l’atto creativo da parte di Dio, che la Scrittura si limita a presentarci come un dato di fatto (La Sua onnipotenza è universale, misteriosa, e si manifesta nel creare il mondo dal nulla e l’uomo per amore). Dio non ha ritenuto che fosse indispensabile e utile per noi sapere di più del fatto che Egli ha creato “liberamente” il mondo “dal nulla”, facendo esistere enti distinti da Lui, che non sono Dio, distinguendosi da Lui. I Padri della Chiesa e soprattutto i teologi, fino dal Medio Evo, hanno parlato di “partecipazione” dell’essere da parte di Dio agli enti creati, così da caratterizzare anche concettualmente questo atto di Dio che fa esistere ciò che non è, senza identificarlo con Dio stesso, dandogli una identità propria.

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  1. Perché è importante affermare: «In principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen 1,1)? (279-289; 315)

Perché la creazione è il fondamento di tutti i divini progetti di Salvezza; manifesta l’Amore onnipotente e sapiente di Dio; è il primo passo verso l’Alleanza dell’unico Dio con il Suo popolo; è l’inizio della storia della Salvezza culminante in Cristo; è una prima risposta agli interrogativi fondamentali dell’uomo circa la propria origine e il proprio fine.

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È indispensabile sapere che tutto ciò che esiste, sia ciò che è oggetto di osservazione (anche scientifica) diretta, sia ciò che non è “osservabile”, ma non possiamo non presupporre che esista, se vogliamo comprendere l’“osservabile”, ha un Creatore che è l’unico Dio in tre Persone.

– Senza tenere conto del “rapporto con Dio Creatore” non si ha una comprensione adeguata della realtà.

– Senza tener conto del dato di fatto che, all’origine, l’umanità (e prima di essa alcuni Angeli) hanno infranto il “giusto modo del rapporto con il Creatore” (questo ci dice la dottrina del “peccato originale”) non si ha una comprensione adeguata della storia dell’umanità e della condizione presente nella quale essa si trova. Le spiegazioni parziali, ideologiche delle contraddizioni nelle quali ci troviamo a vivere, oggi, si dimostrano insufficienti. Oltre alle loro “cause prossime”, ci deve essere una “causa remota” che la comprensione cristiana della storia umana individua nella dottrina del “peccato originale”.

Fino a quando l’umanità non farà il passo di approfondimento nei confronti della questione del “peccato originale”, aprendosi alla considerazione seria della “riparazione” (“Salvezza”) portata da Cristo, non ci sarà nessun progresso che possa sostenersi a lungo.

  1. Chi ha creato il mondo? (290-292; 316)

Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile del mondo, anche se l’opera della creazione del mondo è particolarmente attribuita a Dio Padre.

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Questo numero introduce il tema della “Creazione” come un nuovo “assioma”, un dato di fatto, del quale prendere atto. È come dire che occorre ammettere che esistono degli “enti” la cui esistenza dipende causalmente da un principio fondante il loro stesso essere con le sue proprietà. Questi enti sono detti “creature” e l’ente dal quale esse dipendono come loro fondamento è detto “Creatore”, identificandolo con Dio. La “creazione” non è altro che la relazione “reale” di dipendenza di tutti gli enti da Dio che pone loro in essere. La relazione è “reale” da parte delle creature verso Dio, essendo la condizione della loro esistenza, mentre è “di ragione” da parte di Dio il quale non ha alcuna necessità delle creature per esistere in se stesso.

Viene aggiunto, poi, il dato di fatto che, essendo il principio fondante, il Creatore, Dio, non può essere che “unico”, come si è mostrato in precedenza: Dio agisce come “uno” nel Suo operare ad extra, per così dire “esternamente” alla Trinità (Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile del mondo). L’attribuzione della Creazione al Padre può essere fatta solo “per analogia” con quanto avviene “internamente” alla Trinità (ad intra), in quanto nella Trinità il Padre è il principio generante il Figlio. quindi, analogicamente si attribuisce il carattere di “principio” in modo particolare al Padre, in ordine alla Creazione.

 

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