Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

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(AVVISO: Con la prossima puntata si concluderà il ciclo di lezioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica) 

 

Puntata n. 131 (nn. 583-590)

  1. Com’è possibile invocare Dio come «Padre»? (2779-2785 2789 2798-2800)

Possiamo invocare il «Padre» perché il Figlio di Dio fatto uomo ce lo ha rivelato e il suo Spirito ce lo fa conoscere. L’invocazione del Padre ci fa entrare nel suo mistero con uno stupore sempre nuovo, e suscita in noi il desiderio di un comportamento filiale. Con la preghiera del Signore siamo quindi consapevoli di essere figli del Padre nel Figlio.

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Qui la parola chiave è «rivelato». Senza la rivelazione da parte di Cristo, noi non avremmo potuto conoscere la natura trinitaria di Dio, con la sola ragione. Quindi, non conoscendo nulla di Dio Padre, non avremmo potuto invocare propriamente Dio come Padre nostro. Qualcuno, prima di Cristo, può avere avuto qualche intuizione generica e imprecisa (cfr., la preghiera di Cleante di Asso che attribuisce a Zeus, l’appellativo di “Padre”, citata per esteso nel vol. 1 di questa esposizione cel Compendio, pp. 61-62).

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  1. Perché diciamo Padre «Nostro»? (2786-2790 2801)

«Nostro» esprime una relazione totalmente nuova con Dio. Quando preghiamo il Padre, lo adoriamo e lo glorifichiamo con il Figlio e lo Spirito. Siamo in Cristo il «suo» Popolo, e Lui è il «nostro» Dio, da ora e per l’eternità. Diciamo, infatti, Padre «nostro», perché la Chiesa di Cristo è la comunione di una moltitudine di fratelli che hanno «un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32).

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In questo numero si fa un passo in più, nell’inoltrarsi nella Preghiera del Signore, nella quale all’appellativo di Padre riferito a Dio Creatore, si aggiunge il possessivo Nostro. Con questa ulteriore precisazione, inedita, prima che questa preghiera fosse insegnata da Gesù, viene identificato il “soggetto” di questa preghiera rivolta al Padre, che è, per sua natura “comunitario”. Anche quando un cristiano prega da solo, è sempre “appartenente” alla Chiesa, prega con la Chiesa, il suo soggetto è sempre un “noi”. Ecco perché diciamo Nostro.

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  1. Con quale spirito di comunione e di missione preghiamo Dio Padre «nostro»? (2791-2793 2801)

Poiché pregare il Padre «nostro» è un bene comune dei battezzati, questi sentono l’urgente appello di partecipare alla preghiera di Gesù per l’unità dei suoi discepoli.

Pregare il «Padre Nostro» è pregare con tutti gli uomini e per l’umanità intera, affinché tutti conoscano l’unico e vero Dio e siano riuniti in unità.

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La dimensione “missionaria” della preghiera – e del Padre Nostro in particolare – risiede nella consapevolezza che i cristiani hanno della necessità che ogni essere umano, “oggettivamente” (“metafisicamente”), e “soggettivamente” (“esistenzialmente”) ha di concepire e condurre tutta la propria esistenza, tenendo ben presente che c’è Dio che è Padre, riscoprendo il “giusto rapporto” di ogni essere con Dio Creatore.

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  1. Che cosa significa l’espressione «che sei nei cieli»? (2794-2796 2802)

Questa espressione biblica non indica un luogo, ma un modo di essere: Dio è al di là e al di sopra di tutto. Essa designa la maestà, la santità di Dio, e anche la sua presenza nel cuore dei giusti. Il Cielo, o la Casa del Padre, costituisce la vera patria verso cui tendiamo nella speranza, mentre siamo ancora sulla terra. Noi viviamo già in essa «nascosti con Cristo in Dio» (Col 3,3).

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Questo numero intende spiegare come la formula che sei nei Cieli serva ad istruire in modo semplice, sulla “trascendenza” di Dio, che è spirito irriducibile alla materia. Ciò non significa distacco e disinteresse per la Sua Creazione, la quale, al contrario, proprio per esistere e sussistere necessita di un fondamento ad essa trascendente, che è causa dell’essere e dell’esistere.

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LE SETTE DOMANDE

  1. Come è composta la preghiera del Signore? (2803-2806 2857)

Essa contiene sette domande a Dio Padre. Le prime tre, più teologali, ci portano verso di Lui, per la Sua Gloria: è proprio dell’amore pensare innanzitutto a Colui che si ama. Esse suggeriscono che cosa dobbiamo in particolare domandargli: la santificazione del Suo Nome, l’avvento del Suo Regno, la realizzazione della Sua Volontà. Le ultime quattro presentano al Padre di misericordia le nostre miserie e le nostre attese. Gli chiedono di nutrirci, di perdonarci, di sostenerci nelle tentazioni e di liberarci dal Maligno.

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Vengono enunciate qui le sette domande rivolte a Dio Padre, nella preghiera del Padre Nostro. La suddivisione tra le prime tre e le restanti – al di là della diversità nel numero – richiama, in certo modo, anche la suddivisione tra i primi tre Comandamenti e i restanti sette.

– Le prime tre domande (e i primi tre Comandamenti) riguardano il “giusto rapporto” tra la creatura umana e Dio Creatore. Non tenerne conto, non domandare di collocarsi nel “giusto modo” del rapporto con Dio Padre Creatore, compromette la vivibilità della nostra vita sulla terra e, di conseguenza, la nostra condizione definitiva nell’Eternità.

– Le rimanenti domande contengono concrete richieste di aiuto per soddisfare le necessità “materiali” (il nutrimento: il “pane quotidiano”) e “spirituali” della nostra vita temporanea in questo mondo (nei rapporti con Dio, con il prossimo e per sostenere ogni prova della fede).

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  1. Che cosa significa: «Sia santificato il tuo nome»? (2807-2812 2858)

Santificare il Nome di Dio è innanzitutto una lode che riconosce Dio come Santo. Infatti, Dio ha rivelato il suo santo Nome a Mosè e ha voluto che il suo popolo gli fosse consacrato come una nazione santa in cui egli dimora.

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A partire da questo numero ciascuna delle sette domande viene esaminata singolarmente. A partire dalla prima: «Sia santificato il tuo nome».

È la domanda di avere la Grazia che permette di riconoscere che Dio è Santo. Cioè che Lui è la pienezza del Bene (il Sommo Bene), in se stesso e quindi per noi. È il fine ultimo di tutto, il destino finale, desiderato dal nostro essere, e ciò che attira affettivamente.

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  1. Come è santificato il Nome di Dio in noi e nel mondo? (2813- 2815)

Santificare il Nome di Dio che ci chiama «alla santificazione» (1Ts 4,7) è desiderare che la consacrazione battesimale vivifichi tutta la nostra vita. Inoltre, è domandare, con la nostra vita e con la nostra preghiera, che il Nome di Dio sia conosciuto e benedetto da ogni uomo.

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Questi tre numeri, che riguardano le prime tre domande della Preghiera del Signore, chiedendo di essere aiutati a mantenere, nella propria vita personale come in quella pubblica, il “giusto modo” di essere e mantenersi “orientati” verso “Dio Creatore” e verso “Cristo Redentore”, possono essere considerati i principi fondanti di ogni forma di “cultura cristiana”.

La centralità di Cristo, il dovuto riferimento di ogni cosa al suo fondamento che è il Creatore:

– dalla regola della vita personale (ritmo della preghiera, regole di comportamento, modo di organizzare e gestire il lavoro, affronto della fatica e della sofferenza, ringraziamento per ciò che si riceve e si realizza, ecc.);

– alla vita pubblica (legislazione, urbanistica della città, modalità dell’istruzione e dell’educazione, della comunicazione mediatica, ecc.) sono modi concreti di santificare (o, al contrario, disonorare) il Nome di Dio.

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  1. Che cosa domanda la Chiesa pregando: «Venga il tuo Regno»? (2816-2821 2859)

La Chiesa invoca la venuta finale del Regno di Dio attraverso il ritorno di Cristo nella gloria. Ma la Chiesa prega anche perché il Regno di Dio cresca fin da oggi mediante la santificazione degli uomini nello Spirito e, grazie al loro impegno, con il servizio della giustizia e della pace, secondo le Beatitudini. Questa domanda è il grido dello Spirito e della Sposa: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20).

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Questo numero sviluppa ulteriormente le conseguenze culturali, sociali, pubbliche, della domanda di santificazione del Nome di Dio, fino ad incidere sul modo di concepire la Nazione e lo Stato, il modo di governare. La parola “Regno” designa propriamente il governo dello Stato. Il Regno di Dio non è di questo mondo, ma non tenere conto della sua esistenza, finisce per travolgere fino alla rovina ogni governo di questo mondo. Oggi lo si vede in modo evidente!

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