Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 130 (nn. 576-582)
- È possibile pregare in ogni momento? (2742-2745 2757)
Pregare è sempre possibile, perché il tempo del cristiano è il tempo del Cristo Risorto, il quale «rimane con noi tutti i giorni» (Mt 28,20). Preghiera e vita cristiana sono perciò inseparabili.
«È possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate» (san Giovanni Crisostomo).
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La preghiera, oltre che nel tempo che dedichiamo esplicitamente ad essa durante la giornata, è come una “postura” abituale, una “posizione” permanente dell’animo, quando si è abituati a concepirsi – ormai istintivamente – come parte di un universo che ha Dio per Creatore, Cristo come Redentore che ci riporta nella “gusta posizione”, lo Spirito di Verità che ci istruisce, lo Spirito Consolatore che ci incoraggia affettuosamente. Per cui sappiamo che Dio, per il solo fatto di volerci esistenti, ci sta dicendo momento per momento: Come è bene che tu ci sia!
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- Che cos’è la preghiera dell’Ora di Gesù? (2604 2746-2751 2658)
È chiamata così la preghiera sacerdotale di Gesù all’Ultima Cena. Gesù, il Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, la rivolge al Padre quando giunge l’Ora del suo «passaggio» a Lui, l’Ora del suo sacrificio.
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Si tratta della preghiera “esemplare” che Gesù indirizza al Padre nell’Orto degli Ulivi, poco prima dell’arresto e del compiersi della Sua Passione. Essa coinvolge la Sua umanità, guidata dall’intelligenza e dalla volontà umane assunte nella Persona del Verbo. Essa è descritta nei capitolo 17 del Vangelo di Giovanni. Fa parte dell’ultimo “Discorso del Signore” (Sermo Dominicus) riportato nei capitoli 14-17.
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Sezione seconda: la preghiera del Signore Padre Nostro
- Qual è l’origine della preghiera del Padre Nostro? (2759-2760 2773)
Gesù ci ha insegnato questa preghiera cristiana insostituibile, il Padre nostro, un giorno in cui un discepolo, vedendolo pregare, gli chiese: «Insegnaci a pregare» (Lc 11,1). La tradizione liturgica della Chiesa ha sempre usato il testo di san Matteo (6,9-13).
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Il Padre Nostro è l’unica preghiera dettata letteralmente dal Signore e, come tale, ha un valore unico per la sua “perfezione” nella sua “formulazione”.
Ogni alterazione del suo testo è esecrabile e inaccettabile, soprattutto se intesa ad adattarlo alla mentalità contemporanea. L’unico “originale” che ci è pervenuto è il testo greco, non potendo avere l’“originale” aramaico, lingua nella quale Gesù l’ha pronunciata insegnandola ai discepoli. San Girolamo che la tradusse in latino (nel corpus della versione Vulgata dell’intera sacra Scrittura) preferì “traslitterare” dal greco in latino, piuttosto che “interpretare” i passi più difficili. Perché non rispettare il suo nodo di procedere anche oggi?
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«LA SINTESI DI TUTTO IL VANGELO»
- Qual è il posto del Padre Nostro nelle Scritture? (2761-2764 2774)
Il Padre Nostro è la «sintesi di tutto il Vangelo» (Tertulliano), «la preghiera perfettissima» (san Tommaso d’Aquino). Situato al centro del Discorso della Montagna (Mt 5-7), riprende sotto forma di preghiera il contenuto essenziale del Vangelo.
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Non c’è nulla da aggiungere a questo numero che spiega perfettamente quanto la Preghiera del Signore, come viene spesso qualificata, per il suo autore, abbia rappresentato e rappresenti per ogni cristiano e per la Chiesa intera.
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- Perché viene chiamato «la preghiera del Signore»? (2765- 2766 2775)
Il Padre Nostro è chiamato «Orazione domenicale», cioè «la preghiera del Signore», perché ci è stato insegnato dallo stesso Signore Gesù.
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Questo numero motiva, appunto, la denominazione che identifica questa preghiera come «Orazione domenicale», traduzione italiana del latino oratio dominica, ovvero preghiera del Signore.
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- Quale posto occupa il Padre Nostro nella preghiera della Chiesa? (2767-2772 2776)
Preghiera della Chiesa per eccellenza, il Padre Nostro è «consegnato» nel Battesimo per manifestare la nuova nascita alla vita divina dei figli di Dio. L’Eucaristia ne rivela il senso pieno, poiché le sue domande, fondandosi sul Mistero della Salvezza già realizzato, saranno pienamente esaudite alla venuta del Signore. Il Padre Nostro è parte integrante della Liturgia delle Ore.
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Vengono riassunte qui cose che sono state già viste in dettaglio, nei numeri precedenti lungo tutto il Compendio, a proposito del Padre Nostro quale preghiera della Chiesa.
– In primo luogo il Padre Nostro è «consegnato» nel Battesimo insieme al Simbolo della fede, il Credo che il catecumeno, ricevutolo durante la catechesi battesimale per impararlo a memoria, restituisce alla Chiesa come professione della sua fede, all’atto della ricezione del Battesimo.
– Poi il Padre Nostro viene recitato durante la celebrazione della santa Messa, prima di ricevere sacramentalmente il Corpo del Signore, nella santa Comunione, l’Eucaristia […] poiché le sue domande, fondandosi sul Mistero della Salvezza già realizzato collocano nel giusto atteggiamento per ricevere la Santa Comunione.
– In esso viene anticipata la promessa escatologica del pieno esaudimento della finale risposta alle domande contenute nel Padre Nostro nell’Eternità, alla venuta del Signore.
– Ogni giorno esso viene recitato come parte integrante della Liturgia delle Ore nelle ore delle Lodi e dei Vespri.
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«PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI»
- Perché possiamo «osare avvicinarci in piena confidenza» al Padre? (2777-2778 2797)
Perché Gesù, il nostro Redentore, ci introduce davanti al Volto del Padre, e il suo Spirito fa di noi dei figli. Possiamo così pregare il Padre Nostro con una fiducia semplice e filiale, una gioiosa sicurezza e un’umile audacia, con la certezza di essere amati ed esauditi.
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Con la Sua Passione, Morte e Risurrezione, Cristo ha compiuto tutto il progetto dell’Incarnazione, per riaprire all’uomo-umanità, l’accesso alla “giustizia originale”, che gli esseri umani hanno rifiutato alle origini (“peccato originale”) e ripetutamente lungo la loro storia (“peccati attuali”). Questa “restituzione-riparazione” della giustizia ha ricollocato ogni essere umano che la voglia accettare, nel “giusto orientamento” verso Dio-Trinità, nel “giusto rapporto” con Dio Creatore. In quanto Creatore, Dio è Principio di tutto ciò che esiste, come Padre:
– per “natura” della “generazione” del Figlio (il Verbo);
– per “partecipazione” di ogni persona umana, in quanto “creata” nel suo “essere e “redenta”, elevata per “Grazia”.
Così l’essere umano che accoglie questa “redenzione” ricevuta “per Grazia”, viene introdotto a partecipare della Vita della stessa Trinità (è la Grazia), ed è invitato a rivolgersi, perciò a Dio come Padre. Non per “natura”, ma per “partecipazione”. Per questo Gesù, parlando con i Suoi, ha distinto due modi nella Paternità di Dio:
– l’uno “per natura”, nei confronti Suoi, di Figlio-Verbo di Dio (per “generazione”);
– l’altro “per partecipazione” nei nostri confronti (per “creaturalità” e per “adozione”).
«Io salgo al Padre Mio [per “natura”] e Padre vostro [per “partecipazione”], Dio Mio e Dio vostro» (Gv 20,17).
«Pertanto le membra autentiche e fedeli di Cristo possono dire di sé, in tutta verità, ciò che Egli è, anche Figlio di Dio, anche Dio. Ma ciò che egli è per natura, le membra lo sono per partecipazione» (Beato Isacco della Stella, Discorsi, Disc 42; PL 194, 1831-1832; Ufficio delle letture del Venerdì della V settimana di Pasqua).




















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