Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

Bernini Spirito Santo Roma Basilica di San Pietro
Bernini Spirito Santo Roma Basilica di San Pietro

 

Puntata n. 13 (nn. 47-48)

  1. Chi è lo Spirito Santo, rivelato a noi da Gesù Cristo? (243-248)

È la terza Persona della Santissima Trinità. È Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio. Egli «procede dal Padre» (Gv 15,26), il quale, principio senza principio, è l’origine di tutta la vita trinitaria. E procede anche dal Figlio (Filioque), per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio. Inviato dal Padre e dal Figlio incarnato, lo Spirito Santo guida la Chiesa «a conoscere la Verità tutta intera» (Gv 16,13).

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Questo numero è dedicato alla Persona dello Spirito Santo che viene definito semplicemente come la terza Persona della Santissima Trinità. E come tale è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio. Come il Padre e il Figlio è un unico Dio, quanto alla sostanza. In Dio tutto è identico a Se stesso, alla Sua essenza. Ogni Sua caratteristica (“attributo”) coincide con Dio stesso; ciascuna “Persona divina” è Dio stesso, mantenendo la Sua precisa identità personale.

La liturgia ci dice, in proposito:

«Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo sei Un Solo Dio, Un Solo Signore, non nell’unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza. Quanto hai rivelato della Tua Gloria, noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del Tuo Figlio e dello Spirito Santo. E nel proclamare Te Dio vero ed eterno, noi adoriamo la Trinità delle Persone, l’Unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina» (Prefazio della Santissima Trinità).

Il numero fa poi un accenno a quella che tecnicamente viene chiamata la “processione” (la parola ha qui un valore “tecnico” e non quello del linguaggio comune) dello Spirito dal Padre e dal Figlio.

La “processione” delle Persone nella Trinità è cosa ben diversa dalla “creazione”.

– Creazione. Nell’atto con cui Dio “crea” tutto ciò che si colloca “all’esterno” della (nel senso di “distinto dalla”[ad extra]) Trinità, Egli agisce come “Uno”, “partecipando” alle creature un livello di essere (“natura”) di grado inferiore al Suo, per cui le creature non sono uguali a Dio, ma hanno con Lui solo un qualche grado di “somiglianza”, come una “traccia” (vestigium). Nell’uomo e negli Angeli tale “somiglianza” raggiunge il livello di una vera e propria “immagine” (imago) che quasi “riflette”, pur con tutti i suoi limiti, Dio stesso.

San Tommaso spiega che: «Mentre in tutte le creature si trova una qualche somiglianza con Dio, solo nella creatura razionale [uomo e Angelo] si trova quella forma di somiglianza con Dio che è l’immagine, come si è già detto, mentre nelle altre creature vi si trova solo una traccia» (Summa Theol, I, q. 3, a. 6co).

– Processione. La “processione”, a differenza della “creazione” avviene “all’interno” (ad intra) della Trinità. Con questo termine si intende connotare il rapporto eterno che sussiste tra le Persone della Trinità. Così si dice che il Figlio “procede” dal Padre secondo una eterna “generazione” (prima processione), e che lo Spirito Santo “procede” dal Padre e dal Figlio secondo un’eterna “spirazione” (seconda processione).

Si tratta di un linguaggio che è stato ricavato dalle parole stesse di Gesù, riportate nei Vangeli e in generale dalla Scrittura. In questi Gesù si qualifica come Figlio in rapporto a Dio Padre: da questa espressione viene il termine “generazione”, mediante un’analogia ovvia con la generazione di un figlio da parte dei genitori umani. Mentre il termine “spirazione” vuole esprimere lo spirare del vento e il soffiare con la bocca, che nella Scrittura sono frequentemente associati allo Spirito Santo.

«Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo”», Gv 20,22; «Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo» (At 2,1-4).

Non entriamo qui nei dettagli della disputa con gli Ortodossi che, in luogo dell’espressione del Credo cattolico secondo il quale lo Spirito Santo «procede dal Padre e dal Figlio (Filioque)», ritengono che lo Spirito proceda solo dal Padre, quanto all’Essere, e dal Padre “per mezzo del Figlio” quanto all’Economia della Salvezza, come Salvatore inviato agli uomini.

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  1. Come la Chiesa esprime la sua fede trinitaria? (249-256; 266)

La Chiesa esprime la sua fede trinitaria confessando un solo Dio in tre Persone: Padre e Figlio e Spirito Santo. Le tre Persone divine sono un solo Dio perché ciascuna di esse è identica alla pienezza dell’unica e indivisibile natura divina. Esse sono realmente distinte tra loro, per le relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: il Padre genera il Figlio, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.

Abbiamo già introdotto i “concetti” basilari (la parola “filosofica” sarebbe “metafisici”) che sono impiegati in questo numero dedicato alla Trinità, così come la Chiesa Cattolica, nei Concili del IV secolo li ha formulati e definiti, come “oggetto” della fede della Chiesa e, quindi, che ogni fedele è tenuto a conoscere e accogliere, professandoli con la recita del Credo.

– Prima di tutto, in questo numero, viene detto che la fede della Chiesa professa un solo Dio.

= Ciò vuole significare che non ci sono più divinità, più dèi (in opposizione al “politeismo” pagano). Dunque non ci si può ritenere cattolici e coltivare il culto degli animali, dell’ambiente, della natura o di alcuni uomini (personaggi mitizzati, o maghi) “divinizzandoli”, mettendoli alla pari di Dio, o quasi.

O addirittura dando loro un credito superiore a quello che si riconosce a Dio: si tratta di un comportamento oggi molto comune, più di quanto si pensi! Ma si tratta di una forma di superstizione!

E vuole dire anche che non ci sono “due divinità”: un “dio del bene” e un “dio del male”, due entità “alla pari” che si combattono tra loro. Questa è l’eresia del “Manichei” che fu combattuta vigorosamente da sant’Agostino, già nel IV secolo. Il demonio, Satana, non è una sorta di “dio del male”, eterno come Dio, ma è una “creatura”, un essere assolutamente inferiore a Dio, essendo un Angelo (un puro spirito) che ha rifiutato la “giustizia originale” (“peccato originale degli Angeli”), perdendo il “giusto modo” di rapportarsi a Dio Creatore. Esiste dunque un’unico Dio, una sola “natura” divina, una sola “sostanza” divina. E in Dio tutto ciò che esiste è Dio stesso, il Suo Essere (“Io Sono” ci dice Dio di Sé nella Scrittura).

La filosofia di san Tommaso (che non è come tale oggetto di fede, ma opera della ragione umana) cerca di aiutare la nostra comprensione spiegando che il Nome di Dio “Io Sono”, che è la Sua auto-definizione, è la Sua “essenza”, ciò che caratterizza Dio per quello che è, e la Sua “sostanza” è ciò che Dio è realmente. Ed essendo quello che è, Egli “vive”, “agisce”, “opera”. In questo senso “operativo” si parla di “natura” divina. La “natura” è l’“essenza” in quanto principio di “operazione”, di “azione”, di “attività”. E Dio, vive in se stesso e crea degli enti distinti da Dio stesso.

Poi questo numero dice che l’“unico Dio”, l’unica “sostanza” divina si attua essendo dotata di “Tre Relazioni” che chiamiamo “Persone divine”. Una relazione che viene detta di “Paternità”, a partire dalle parole di Gesù che la chiama “il Padre”; una relazione di “Figliolanza”, a partire dalle parole di Gesù che si qualifica come “il Figlio”; e una relazione di “Spirazione”, a partire dalle parole di Gesù che la qualifica come “lo Spirito”. Queste tre relazioni o persone non sono “persone” allo stesso modo in cui lo siamo noi. Ogni persona umana, infatti, è una sostanza a sé, un individuo che può esistere anche separandosi, in certo modo dagli altri. Tanto è vero che quando uno muore, l’altro può rimanere in vita. Noi possediamo una comune “natura umana”, che si attua in più “sostanze” diverse. Mentre in Dio l’unica sostanza si attua in relazioni distinte che non si separano in più sostanze, sono relazioni sussistenti in se stesse, nell’unica sostanza divina.

Come questo possa esattamente avvenire non ci à dato di comprenderlo, se non per analogia. Anticamente ci si serviva del “modello” del triangolo per dare una qualche idea figurativa della Trinità. L’unico ente triangolo ha in sé tre relazioni nei suoi lati che permettono di distinguere in esso tre vertici o tre angoli, senza che ne emergano tre triangoli separati.

 

 

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