Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

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Puntata n. 129 (nn. 572-575)

IL COMBATTIMENTO DELLA PREGHIERA

  1. Perché la preghiera è un combattimento? (2725)

La preghiera è un dono della grazia, ma presuppone sempre una risposta decisa da parte nostra, perché colui che prega combatte contro se stesso, l’ambiente, e soprattutto contro il Tentatore, che fa di tutto per distoglierlo dalla preghiera. Il combattimento della preghiera è inseparabile dal progresso della vita spirituale. Si prega come si vive, perché si vive come si prega.

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Questo numero mette in luce il dato di fatto che l’essere umano è fatto per stare “in compagnia” di Dio Creatore, per essere compiutamente realizzato, essere pienamente se stesso. La preghiera è il primo passo per accedere alla compagnia con Dio Creatore.

Satana che, per primo, si è voluto allontanare dalla compagnia con Dio Creatore, tenta di sedurre la creatura umana per farle fare la stessa scelta di allontanamento, per essere adorato al posto del Creatore. Per non cadere troppo facilmente e ingenuamente, finendo per farlo con maliziosa complicità, occorre allenarsi a ricercare la compagnia con Dio Creatore, mediante una “regola” di preghiera. La parola “regola” indica una regolarità di gesti e anche di orari nella giornata. Se si incomincia a fare delle eccezioni si finisce per cedere totalmente. Sarebbe come fare eccezioni nella regolarità del respirare, con l’effetto inevitabile di soffocare.

Avendo la creatura umana perso la “giustizia originale”, con il cedimento alla tentazione di seguire il piano alternativo a Dio, attuato da Satana, vive in una condizione di combattimento per decidere se scegliere la compagnia di Dio, in Cristo, con lo Spirito Santo, o la compagnia di una creatura per se stessa, sganciata dal Creatore. In questo sta il combattimento per la fedeltà a Dio Creatore e a Cristo Redentore.

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  1. Ci sono obiezioni alla preghiera? (2726-2728 2752-2753)

Oltre a concezioni erronee, molti pensano di non avere il tempo di pregare o che sia inutile pregare. Coloro che pregano possono scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e agli apparenti insuccessi. Per vincere questi ostacoli sono necessarie l’umiltà, la fiducia e la perseveranza.

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Occorre il coraggio e la libertà di “provare” a darsi una “regola” di preghiera, fino ad apprezzare la compagnia che fa la preghiera, in quanto “tempo dedicato” totalmente e gratuitamente al Signore.

Quanto all’obiezione che sia inutile pregare:

– perché Dio sa già ciò di cui abbiamo bisogno ed è inutile e inopportuno domandarglielo;

– o perché non si cambia la volontà di Dio a favore della no- stra, in quanto Dio sa quello che deve fare e non ha bisogno dei nostri suggerimenti;

– o perché la nostra lode a Dio non aumenta la Sua Gloria, che è già infinita, e altre obiezioni simili, 

va detto che la preghiera non è fatta per strappare a Dio qualche favore o per arricchirlo di ciò che possiede già al massimo livello, quanto perché è Dio stesso che affida alla nostra libera volontà, una “parte” della Sua stessa libera volontà, così che noi, spendendo del nostro tempo per essere in esplicita sintonia con Lui, compiamo liberamente la Sua Volontà, unendole la nostra.

È la “partecipazione” dell’essere, del conoscere e del volere, che ci rende simili a Dio stesso, per una Grazia che eleva la nostra natura, avvicinandola a Dio.

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  1. Quali sono le difficoltà della preghiera?(2729-27332754-2755)

La distrazione è la difficoltà abituale della nostra preghiera. Essa distoglie dall’attenzione a Dio, e può anche rivelare ciò a cui siamo attaccati. Il nostro cuore allora deve tornare umilmente al Signore. La preghiera è spesso insidiata dall’aridità, il cui superamento permette nella fede di aderire al Signore anche senza una consolazione sensibile. L’accidia è una forma di pigrizia spirituale dovuta al rilassamento della vigilanza e alla mancata custodia del cuore.

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Qui vengono indicate alcune difficoltà che possono affiorare nell’esercizio della preghiera, quali:

– la distrazione che distoglie dall’attenzione a Dio portando la mente su ciò a cui siamo attaccati (dai pensieri alle preoccupazioni quotidiane, alle nostre ambizioni e progetti immediati e futuri, ecc.);

– l’aridità che priva del riscontro affettivo del “sentimento” durante la preghiera, per cui ci si può sentire scoraggiati per il fatto che “non si sente” la vicinanza di Dio;

– l’accidia che impigrisce la volontà di impegnarsi con Dio, che è la Verità della vita.

La distrazione non deve essere un motivo per non pregare, perché è comunque più educativo decidere di spendere del tempo dedicato a Dio che decidere di non farlo. Anche l’età che avanza rende più difficile la concentrazione, ma il Signore lo sa perché ci ha creato Lui e conosce queste nostre limitazioni e non si “scandalizza” (se così ci si può esprimere) per questo.

L’aridità è una prova che viene data anche – e soprattutto – ai santi, per farli desistere dalla preghiera. Ma la fede non è principalmente un “sentimento”, quanto piuttosto un “giudizio”, per cui nei momenti di aridità è “l’intelligenza di fede” che supplisce al “sentimento” (anche senza una consolazione sensibile).

L’accidia che è uno dei sette “vizi capitali” (superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, gola, accidia), è il disimpegno con l’esistenza, la non voglia di affrontare la fatica del vivere anche nelle cose quotidiane minime – e tantomeno in quelle importanti e decisive per l’esistenza – l’avvertire il mondo intero sulle proprie spalle anche se non può essere così. È un tutt’uno con la “noia del vivere” (taedium vitae). Anche qui è “l’intelligenza della fede” che entra in funzione, ricordandoci che Dio è Provvidenza («Il Signore provvede») e non abbandona le Sue creature. («Abramo chiamò quel luogo: “Il Signore provvede”, perciò oggi si dice: “Sul monte il Signore provvede”», Gen 22,14).

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  1. Come fortificare la nostra confidenza filiale? (2734-2741 2756)

La confidenza filiale è messa alla prova quando pensiamo di non essere esauditi. Dobbiamo chiederci allora se Dio è per noi un Padre di cui cerchiamo di compiere la volontà, oppure è un semplice mezzo per ottenere quello che vogliamo. Se la nostra preghiera si unisce a quella di Gesù, sappiamo che Egli ci concede molto più di questo o di quel dono: riceviamo lo Spirito Santo che trasforma il nostro cuore.

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Possiamo aggiungere che il rapporto tra la creatura umana e Dio non può essere concepito come un rapporto “schiavo/padrone”, per cui al padrone occorre strappare sindacalmente qualcosa per averlo in possesso. Questa era la concezione pagana per cui Prometeo si rendeva eroico nel rubare il fuoco agli dèi. Nella prospettiva biblica è la logica del “peccato originale”.

Ma deve poter essere concepito come un rapporto figlio/Padre, nel riconoscimento sereno di essere voluti e amati dal Padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo» (Lc 15,31).

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