Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

 

Angelus-preghiera

 

Puntata n. 128 (nn. 567-571)

Capitolo terzo

La vita di preghiera

  1. Quali momenti sono più indicati per la preghiera? (2697-2698 2720)

Tutti i momenti sono indicati per la preghiera, ma la Chiesa propone ai fedeli ritmi destinati ad alimentare la preghiera continua: preghiere del mattino e della sera, prima e dopo i pasti; liturgia delle Ore; Eucaristia domenicale; santo Rosario; feste dell’anno liturgico.

«È necessario ricordarsi di Dio più spesso di quanto si respiri» (san Gregorio Nazianzeno).

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Il suggerimento di dotarsi di una “regola di preghiera”, da inserire nella “regola di vita” che stabilisce la “priorità” nell’impiego del tempo della giornata, ha un valore chiaramente educativo. Come sappiamo ogni “virtù” umana si acquisisce grazie alla ripetizione sistematica di “atti” positivamente orientati ad un “bene”. In particolare per imparare a vivere in un “clima” di preghiera, così da avere costantemente presente:

– che siamo “creati”, “mantenuti in esistenza”, “voluti” e “amati” da Dio Creatore;

–e “salvati” (riorientati ad un “giusto modo” di rapporto con Dio) da Cristo Redentore.

Per questo occorre dotarsi di una “regola di preghiera” che preveda, nel corso di ogni giornata alcuni dei “momenti di preghiera” esemplificati in questo numero. Una preghiera fatta con le formule, i modi, e i tempi previsti dalla Chiesa, oltre ad invocazioni spontanee liberamente formulate.

Gesù in persona ha raccomandato nel Vangelo di pregare continuativamente: «Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi» (Lc 8,1), così che l’atteggiamento di rapporto con Dio faccia parte della percezione normale che un cristiano ha di se stesso. E così pure san Paolo: «Pregate senza sosta» (1Tess 5,17).

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  1. Quali sono le espressioni della vita di preghiera? (2697-2699)

La tradizione cristiana ha conservato tre modi per esprimere e vivere la preghiera: la preghiera vocale, la meditazione e la preghiera contemplativa. Il loro tratto comune è il raccoglimento del cuore.

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Si introducono, a partire da questo numero, le tre modalità proprie che hanno espresso, attuandola nel corso della tradizione della spiritualità cristiana, la preghiera. Sono: la preghiera vocale, la meditazione e la preghiera contemplativa. Di ciascuna di queste si parlerà nei prossimi tre numeri.

Possiamo anticipare utilmente la distinzione tra esperienza “ascetica” ed esperienza “mistica”.

– Con il termine “ascetica” si intende, tradizionalmente il lavoro personale del “soggetto” che “prega” con la voce e “medita” (esercitandosi nelle prime due forma della preghiera) e si impegna “soggettivamente” a correggersi esercitandosi per crescere nell’esercizio di ciò che è “bene” (virtù cardinali).

– Con il termine “mistica” si intende il complesso di esperienze che il soggetto riceve “gratuitamente” (per “Grazia”) direttamente dallo Spirito Santo, non per uno sforzo, lavoro o esercizio personale soggettivo, ma interamente per opera di Dio. Quasi a compimento e ricompensa da parte di Dio data a colui che gli si è voluto interamente dedicare e offrire.

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LE ESPRESSIONI DELLA PREGHIERA

  1. Come si caratterizza la preghiera vocale? (2700-2704 2722)

La preghiera vocale associa il corpo alla preghiera interiore del cuore. Anche la più interiore delle preghiere non potrebbe fare a meno della preghiera vocale. In ogni caso essa deve sempre sgorgare da una fede personale. Con il Padre Nostro Gesù ci ha insegnato una formula perfetta di preghiera vocale.

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La preghiera vocale è, evidentemente, la preghiera espressa “a voce” (In questo senso, coinvolgendo la fisicità dell’emettere il suono delle parole, essa associa il corpo alla preghiera interiore del cuore). Può essere attuata:

– in forma “corale”, quando nella liturgia, come durante la santa Messa, la celebrazione degli altri Sacramenti, la liturgia delle ore  e la recita del santo Rosario, il popolo risponde insieme alle invocazioni di colui che la presiede, o recita a cori alternati i Salmi;

– o in forma “individuale”, pregando da soli, ma con parole espresse a voce, anche sommessa, o anche con parole espresse solo nel pensiero (in questo senso si dice che anche la più interiore delle preghiere non potrebbe fare a meno della preghiera vocale).

Gesù ha insegnato come forma tipica della preghiera vocale quella che, dopo di Lui, viene indicata come la Preghiera del Signore, il Padre nostro. Se ne parlerà nella Sezione seconda dal n. 578 fino alla fine del Compendio.

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  1. Che cos’è la meditazione? (2705-2708 2723)

La meditazione è una riflessione orante, che parte soprattutto dalla Parola di Dio nella Bibbia. Mette in azione l’intelligenza, l’immaginazione, l’emozione, il desiderio, per approfondire la nostra fede, convertire il nostro cuore e fortificare la nostra volontà di seguire Cristo. È una tappa preliminare verso l’unione d’amore con il Signore.

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La meditazione o orazione mentale è una riflessione orante più che una forma di preghiera vera e propria. Si svolge in silenzio, senza proferire parola, con il pensiero rivolto a Dio, guidato dalla fede, e quindi principalmente dalla Parola di Dio nella Bibbia e dagli scritti dei santi che, a loro volta, hanno fissato nei loro testi, quanto hanno appreso nella loro meditazione e nelle esperienze mistiche.

Può essere accompagnata, nelle sue espressioni più elevate, oltre che dal pensiero riflessivo che impegna l’intelligenza, anche da fenomeni esteriori di commozione dovuti alla l’emozione e al desiderio di essere uniti a Dio per approfondire la nostra fede, convertire il nostro cuore e fortificare la nostra volontà di seguire Cristo. Santa Caterina da Siena, come anche altri santi, conobbero, tra le altre esperienze, quella delle lacrime di commozione dinanzi all’opera redentrice di Dio e redentrice di Cristo (si parla in questo caso di “lacrime unitive”).

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  1. Che cos’è la preghiera contemplativa? (2709-2719 2724 2739- 2741)

La preghiera contemplativa è un semplice sguardo su Dio nel silenzio e nell’amore. E un dono di Dio, un momento di fede pura, durante il quale l’orante cerca Cristo, si rimette alla volontà amorosa del Padre e raccoglie il suo essere sotto l’azione dello Spirito. Santa Teresa d’Avila la definisce un intimo rapporto di amicizia, «nel quale ci si intrattiene spesso da solo a solo con Dio da cui ci si sa amati».

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La preghiera contemplativa è un dono che viene direttamente dallo Spirito Santo e non può essere artificialmente prodotto, né tantomeno simulato. La preghiera vocale e la meditazione può essere il terreno che lo prepara e lo accoglie, qualora esso si manifesti. È un livello di esperienza “mistica” che non è frutto del lavorio interiore del soggetto, ma è come un “essere trasportati” dal “vento” dello Spirito Santo.

È classico il paragone dell’impegno ascetico con la navigazione condotta con la forza dei rematori e dell’esperienza mistica con la navigazione ad opera della sola forza del vento che spingendo sulle vele muove la nave.

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