Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 127 (nn. 561-566)
- Qual è il ruolo dello Spirito Santo nella preghiera?(2670-2672 2680-2681)
Poiché lo Spirito Santo è il Maestro interiore della preghiera cristiana e «noi non sappiamo che cosa dobbiamo chiedere» (Rm 8,26), la Chiesa ci esorta a invocarlo e ad implorarlo in ogni occasione: «Vieni, Spirito Santo!».
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Ogni preghiera, sinceramente rivolta a Dio:
– è “suscitata” dallo Spirito Santo, alla sua “origine”, grazie a quella “mozione” che san Tommaso non esita, in diverse parti delle sue opere, a qualificare come «istinto dello Spirito Santo». Per questo lo Spirito Santo viene qui definito come il Maestro interiore della preghiera cristiana;
– ed è “illuminata” nella “verità” dei suoi “contenuti” dallo Spirito Santo, che è definito da Cristo stesso come «lo Spirito di Verità» (Gv 14,17). In questo senso il numero cita l’affermazione di san Paolo, intendendo che senza la luce dello Spirito Santo «noi non sappiamo che cosa dobbiamo chiedere» (Rm 8,26).
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- In che cosa la preghiera cristiana è mariana? (2673-2679 2682)
Per la sua singolare cooperazione all’azione dello Spirito Santo, la Chiesa ama pregare Maria e pregare con Maria, l’Orante perfetta, per magnificare e invocare il Signore con Lei. Maria, in effetti, ci «mostra la via» che è Suo Figlio, l’unico Mediatore.
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In Maria è realizzato anticipatamente (fino dal suo concepimento, avvenuto senza aver contratto il “peccato originale”), ogni frutto della Redenzione (cioè del ristabilimento della “giustizia originale”) operata da Cristo. Di conseguenza Maria, piena della Grazia dello Spirito Santo, è la prima ad essersi indirizzata sulla Via che è Cristo stesso, per giungere speditamente al Padre. Rivolgendoci a lei che ci «mostra la via» che è Suo Figlio, l’unico Mediatore, anche noi che la seguiamo possiamo giungere più speditamente e con sicurezza a Lui («rendi sicuro il nostro cammino (iter para tutum, come ci fa dire l’inno mariano Ave Maris Stella).
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- Come la Chiesa prega Maria? (2676-2678 2682)
Anzitutto con l’Ave Maria, preghiera con cui la Chiesa chiede l’intercessione della Vergine. Altre preghiere mariane sono il Rosario, l’inno Acatisto, la Paraclisis, gli inni e i cantici delle diverse tradizioni cristiane.
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Sono queste le preghiere mariane della Tradizione cristiana, sia latina che orientale. Per noi l’Ave Maria e il Rosario sono le più familiari. I testi delle principali preghiere della Tradizione sono riportate nell’Appendice del Compendio.
Ed è bene recitare le preghiere tradizionali, oltre che rivolgerci spontaneamente a Dio con le nostre parole immediate, perché le preghiere tradizionali:
– Sono uno strumento di “comunione” con tutta la Chiesa, nella quale molti si trovano a recitarle in uno stesso momento, sia in forma corale esplicita quando sono riuniti in chiesa, che individualmente quando anche senza vedersi, stanno pregando;
– sono frutto dell’esperienza di santità di secoli di vita cristiana, ispirate o tratte dai Vangeli e dalla Scrittura.
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GUIDE PER LA PREGHIERA
- In che modo i Santi sono guide per la preghiera? (2683-2684 2692-2693)
I Santi sono i nostri modelli di preghiera e a loro domandiamo anche di intercedere, presso la Santissima Trinità, per noi e per il mondo intero. La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al disegno di Dio. Nella comunione dei Santi, si sono sviluppati, lungo la storia della Chiesa, diversi tipi di spiritualità, che insegnano a vivere e a praticare la preghiera.
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In questo numero e nei due seguenti, il Compendio offre delle indicazioni, in linea con la Tradizione e storia della vita di preghiera nella Chiesa, che rispondono alla stessa domanda che, tra i primi discepoli, un giorno uno di loro rivolse a Gesù: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Il Signore, in quell’occasione insegnò e consegnò alla Chiesa quella che sarebbe stata poi chiamata la preghiera del Signore, il Padre Nostro. Ad essa sarà dedicata l’ultima parte (sezione seconda) del Compendio (nn. 578-598).
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- Chi può educare alla preghiera? (2685-2690 2694-2695)
La famiglia cristiana costituisce il primo focolare dell’educazione alla preghiera. La preghiera familiare quotidiana è particolarmente raccomandata, perché è la prima testimonianza della vita di preghiera della Chiesa. La catechesi, i gruppi di preghiera, la «direzione spirituale» costituiscono una scuola e un aiuto alla preghiera.
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Questo numero rivolge l’attenzione al “soggetto” che può e deve essere in grado di educare alla preghiera le nuove generazioni di cristiani: dai bambini, ai neobattezzati adulti. Fondamentale è il “clima” di preghiera presente in famiglia. Non deve essere l’adempimento di un formalismo, quanto un “clima” che rivela la normale familiarità con Cristo, al quale ci si rivolge come a Colui che abita, protegge e guida la vita nella propria casa. In casa si impara ad aprire la giornata con un tempo di preghiera, ad un ricordo benedicente e grato prima di ogni pasto, ad un esame di coscienza e ad una preghiera conclusiva della giornata. Ad una richiesta di perdono quando ci si accorge di avere mancato di carità, di avere scelto con criteri diversi da Cristo; con il proposito di farne oggetto della prossima Confessione.
La recita di almeno una parte della Liturgia delle Ore è un buon aiuto per questo. Così la recita dell’Angelus e di una preghiera di consacrazione a Maria, a san Giuseppe. Un ricordo dei propri cari defunti e di quanti non hanno nessuno che preghi per loro.
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- Quali sono i luoghi favorevoli alla preghiera? (2691 2696)
Si può pregare dovunque, ma la scelta di un luogo appropriato non è indifferente per la preghiera. La chiesa è il luogo proprio della preghiera liturgica e dell’adorazione eucaristica. Anche al- tri luoghi aiutano a pregare, come un «angolo di preghiera» in casa; un monastero; un santuario.
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Qui si fa un veloce accenno alle diverse “modalità” di preghiera.
– Quella “pubblica”, assembleare, che si attua principalmente nella Liturgia, cioè nella santa Messa, nella Liturgia delle Ore recitata coralmente; nelle ore di adorazione eucaristica. Queste si celebrano normalmente in una chiesa, luogo pubblico dedicato al culto divino.
– Quella “privata”, personale, che si vive individualmente, in momenti di silenzio possibilmente anche esteriore, oltre che interiore. Qui si parla di un «angolo di preghiera» in casa. Per casa si intende la propria abitazione, per un fedele laico, o anche un sacerdote; un monastero; un santuario, per un monaco, un religioso.
Gesù ha mostrato ai suoi discepoli questo “duplice modo” di pregare.
– Il modo “pubblico”, quando si recava alla Sinagoga («Entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere [la Scrittura]», Lc 4,16), o prendeva parte alle feste ebraiche («Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme», Gv 5,1).
– Il modo “privato”, quando si ritirava da solo («Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù», Mt 14,23; «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare», Mt 26,36).
E ha insegnato anche ad imitarlo, in questo secondo modo personale di preghiera: «Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto» (Mt 6,6).





















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