Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/AlbertoStrumia

 

preghiera rosario

 

Puntata n. 126 (nn. 555-560)

  1. Quando si rende a Dio l’azione di grazie? (2637-2638 2648)

La Chiesa rende grazie a Dio incessantemente, soprattutto celebrando l’Eucaristia, in cui Cristo la fa partecipare alla sua azione di grazie al Padre. Ogni avvenimento diventa per il cristiano motivo d’azione di grazie.

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Questo numero è autoesplicativo. Basti il fatto che la parola Eucaristia, nella sua etimologia significa “Buona Grazia”, ovvero “Ringraziamento”.

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  1. Che cos’è la preghiera di lode? (2639-2043 2649)

La lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio. È completamente disinteressata: canta Dio per se stesso e gli rende gloria perché Egli è.

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Anche questo numero è di immediata comprensione. È bene ricordarcene anche quando, durante la S. Messa festiva si canta l’inno del Gloria, nel quale si ringrazia Dio perché esiste nella Gloria, dicendo: «Ti rendiamo grazie per la Tua Gloria immensa».

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Capitolo secondo

La tradizione della preghiera

  1. Qual è l’importanza della Tradizione in rapporto alla preghiera? (2050-2051)

Nella Chiesa è attraverso la Tradizione vivente che lo Spirito Santo insegna a pregare ai figli di Dio. Infatti, la preghiera non si riduce allo spontaneo manifestarsi di un impulso interiore, ma implica contemplazione, studio e comprensione delle realtà spirituali di cui si fa esperienza.

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Nella storia della Chiesa, la preghiera non ha avuto solo e principalmente la forma “spontanea”, affidata alle disposizioni della singola persona, ma anche nella sua forma “personale” e silenziosa essa si è “riferita” e via via anche “codificata” in forme ufficiali, tramandate nella “Tradizione”, per la loro “origine”:

– risalente a Gesù stesso, come nel caso del Padre Nostro;

– o alla Sacra Scrittura, come nel caso dei Salmi e di alcuni cantici tratti dai libri dei Profeti e oggi inclusi nella Liturgia delle Ore;

– e ai Vangeli, come nel caso dell’Ave Maria, la prima parte delle quale è costituita dal Saluto dell’Arcangelo Gabriele al momento dell’Annunciazione; e nel caso dei tre Cantici del Cantico di Zaccaria (Benedictus), del Cantico di Maria (Magnificat) e del Cantico di Simeone (Nunc dimittis);

– e successivamente alle esperienze spirituali dei santi e alle spiritualità degli Ordini monastici e religiosi;

– nella liturgia alle preghiere offertoriali della Didachè, risalente ai Padri Apostolici, alle preghiere eucaristiche (anafore) dei grandi Vescovi dei primi secoli;

– e ancora nel Rosario e nelle varie Litanie.

È necessario conoscere almeno le principali preghiere tradizionali (riportate anche in Appendice al Compendio. E affezionarsi ad esse con l’uso quotidiano, così da essere più direttamente coinvolti anche affettivamente con la Comunione dei Santi, che le hanno recitate lungo i secoli.

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ALLE SORGENTI DELLA PREGHIERA

  1. Quali sono le sorgenti della preghiera cristiana? (2652-2662)

Esse sono: la Parola di Dio, che ci dà la «sublime scienza» di Cristo (Fil 3,8); la Liturgia della Chiesa, che annuncia, attualizza e comunica il mistero della Salvezza; le virtù teologali; le situazioni quotidiane, perché in esse possiamo incontrare Dio.

«Vi amo, Signore, e la sola grazia che vi chiedo è di amarvi eternamente. Mio Dio, se la mia lingua non può ripetere, ad ogni istante, che vi amo, voglio che il mio cuore ve lo ripeta tutte le volte che respiro» (san Giovanni Maria Vianney).

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Qui si indicano le sorgenti della preghiera. Con la parola sorgenti dobbiamo intendere quelle “cause” che suscitano come “effetto” il “desiderio” della preghiera e il suo conseguente “esercizio”. Come un’“esperienza” benefica di “compagnia” (“comunione”) con il Signore, abituandosi quotidianamente, un po’ alla volta alla quale, ci si accorge di non potere fare più a meno. La testimonianza del santo Curato d’Ars, riportata, ne è una documentazione.

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IL CAMMINO DELLA PREGHIERA

  1. Nella Chiesa esistono diversi cammini di preghiera? (2663)

Nella Chiesa esistono diversi cammini di preghiera, legati ai differenti contesti storici, sociali e culturali. Spetta al Magistero discernere la loro fedeltà alla tradizione della fede apostolica, e ai pastori e ai catechisti di spiegarne il senso, che è sempre riferito a Gesù Cristo.

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I diversi cammini di preghiera ai quali questo numero fa riferimento, senza esplicitare quali siano, sono detti invece esplicitamente nel testo completo del Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2663. Questi sono identificati come «parole, melodie, gesti, iconografia».

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  1. Qual è la via della nostra preghiera? (2664 2680-2681)

La via della nostra preghiera è Cristo, perché essa si rivolge a Dio nostro Padre, ma giunge fino a Lui solo se, almeno implicitamente, noi preghiamo nel Nome di Gesù. La sua umanità è, in effetti, l’unica via per la quale lo Spirito Santo ci insegna a pregare il nostro Padre. Perciò le preghiere liturgiche si concludono con la formula: «Per il nostro Signore Gesù Cristo».

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Dicendo che la via della nostra preghiera è Cristo questo numero non fa che riprendere quanto il Signore ha espressamente insegnato dicendo di essere Lui la Via («Io sono la Via, la Verità e la Vita», Gv 14,6). Essendo vero uomo e vero Dio, mediante l’unione ipostatica che attua l’Incarnazione del Verbo, Cristo è l’unico ad essere in grado di “collegare” ogni essere umano con Dio-Trinità, ristabilendo il “giusto” rapporto tra l’uomo e Dio. Attraverso la Sua umanità a noi è aperto l’accesso alla Sua divinità, e quindi a Dio stesso.

Santa Teresa d’Avila, lo comprese, sperimentandolo in un modo “esistenzialmente” (“spiritualmente”) intenso, nelle sua esperienza di mistica dell’umanità di Cristo.

«Per me, ho sempre riconosciuto e tuttora riconosco che non possiamo piacere a Dio, né Dio accorda le sue grazie se non per il tramite dell’Umanità santissima di Cristo, nel quale ha detto di compiacersi. Ne ho fatta molte volte l’esperienza, e me l’ha detto Lui stesso, per cui posso dire di aver veduto che per essere a parte dei segreti di Dio, bisogna passare per questa porta. Perciò chi lo segue non voglia cercare altra strada, nemmeno se già al sommo della contemplazione, perché di qui si è sicuri. Da questo dolce Signore ci deriva ogni bene. Egli ci istruirà. Studi la Sua vita e non troverà un modello più perfetto» (Teresa d’Avila, Vita, c. XXII, 6-7).

Significativamente Teresa riprende il termine porta, che il Signore stesso ha applicato a se stesso, oltre al termine “via” («In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore», Gv 10,7).

Viene così spiegata anche la formula liturgica che viene regolarmente ripetuta dal celebrante al termine di ogni orazione della santa Messa e della Liturgia delle Ore («Perciò le preghiere liturgiche si concludono con la formula: “Per il nostro Signore Gesù Cristo”»).

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