Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA

 

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Puntata n. 124 (nn. 543-547)

  1. Come ha pregato Gesù nella sua passione? (2605-2606 2620)

La preghiera di Gesù durante la sua agonia nell’Orto del Getsemani e le sue ultime parole sulla Croce rivelano la profondità della sua preghiera filiale: Gesù porta a compimento il disegno d’amore del Padre e prende su di sé tutte le angosce dell’umanità, tutte le domande e le intercessioni della storia della Salvezza. Egli le presenta al Padre che le accoglie e le esaudisce, al di là di ogni speranza, risuscitandolo dai morti.

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Questo numero è dedicato al “modo” in cui Cristo si rivolgeva al Padre.

Il modo con il quale Gesù, il Figlio di Dio, si rivolge al Padre, è un modo proprio del rapporto tra due Persone della Santissima Trinità. Non si deve dimenticare che anche l’Uomo Gesù ha un “personalità divina” ed è la Sua Persona il soggetto che si rivolge al Padre. E il Padre gli è “Padre” secondo una modalità diversa dal modo in cui un padre puramente umano è “padre” per suo figlio. E di quella modalità la nostra modalità umana è una pallida “analogia”, come Cristo stesso ha fatto notare ai Suoi ascoltatori distinguendo le due modalità irriducibili della Paternità di Dio, dicendo: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20,17).

Per cui il modo con cui Gesù prega il Padre rimane per noi ultimamente insondabile ed è un segreto tra le due Persone della Trinità. I Vangeli documentano in numerosi passi il modo “solitario”, rispetto agli altri uomini, con il quale Gesù pregava il Padre: «Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, Egli se ne stava lassù, da solo» (Mt 14,23). «Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare» (Mc 6,46). «In quei giorni Egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio» (Lc 6,12). «Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo» (Gv 6,15). «Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte» (Mt 14,13). «Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava» (Mc 1,35). «Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto» (Lc 4,42 ).

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  1. Come Gesù ci insegna a pregare? (2608-2014 2621)

Gesù ci insegna a pregare, non solo con la preghiera del Padre nostro, ma anche quando prega. In questo modo, oltre al contenuto, ci mostra le disposizioni richieste per una vera preghiera: la purezza del cuore, che cerca il Regno e perdona i nemici; la fiducia audace e filiale, che va al di là di ciò che sentiamo e comprendiamo; la vigilanza, che protegge il discepolo dalla tentazione.

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Questo numero è dedicato al “modo” in cui Cristo insegna ai Suoi, e quindi anche a noi, a rivolgersi al Padre, e quindi anche a Lui e allo Spirito Santo, nella preghiera. Ma prima di presentarci la preghiera del Padre Nostro, che è quella che Gesù stesso ha dettato come la preghiera per eccellenza, fatta apposta per noi, il Compendio si concentra, nei numeri successivi a questo, sul “modo” di pregare, che ci serve imparare. Lo fa per “esemplarità”, a partire dal modo di pregare di Gesù stesso, di Maria Sua madre, della prima comunità cristiana (la Chiesa dei tempi apostolici). E descrivendo le diverse “forme” di preghiera presenti nella Scrittura e sviluppatesi nella Tradizione.

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  1. Perché è efficace la nostra preghiera? (2615-2616)

La nostra preghiera è efficace, perché è unita nella fede a quella di Gesù. In lui la preghiera cristiana diventa comunione d’amore con il Padre. Possiamo in tal caso presentare le nostre richieste a Dio e venire esauditi: «Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena» (Gv 16,24).

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Ma prima di tutto qui si spiega il “motivo” della “nostra preghiera” che è la sua “efficacia”. Se la preghiera non avesse, per sua stessa natura – per sua essenza – una efficacia “oggettiva”, anche quando tale efficacia non appare ai nostri occhi, essa sarebbe inutile e immotivata.

Dicendo che la nostra preghiera è efficace, perché è unita nella fede a quella di Gesù si fa capire che essa è efficace in quanto è Cristo stesso a fondarne l’efficacia, in quanto Egli affida, in qualche misura, alla nostra libertà, una “frazione” – per così dire – della Sua Libertà, alla nostra volontà, una “frazione” della Sua Volontà. In questo modo Egli dimostra di volere che noi diveniamo effettivi “collaboratori” della Salvezza, resi capaci di “meritare” di esserlo. Non si è accontentato di rimetterci in libertà dalla schiavitù dal demonio, contratta con il rifiuto della “giustizia originale”, ma ha voluto ridarci la “dignità del lavoro” per l’edificazione della nostra vita cristiana e della costruzione della Chiesa. Questo lo si esprimeva, un tempo con l’appellativo di “edificante” (letteralmente “costruttiva” di un edificio) con il quale si qualificava ogni “atto buono”.

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  1. Come pregava la Vergine Maria? (2617; 2018 2622; 2674 2679)

La preghiera di Maria è caratterizzata dalla sua fede e dall’offerta generosa di tutto il suo essere a Dio. La Madre di Gesù è anche la Nuova Eva, la «Madre dei viventi»: essa prega Gesù, suo Figlio, per i bisogni degli uomini.

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La vita di preghiera della Vergine Maria è documentata:

– Prima di tutto, dalla sua disponibilità ad accogliere l’Annunciazione, fattale dall’Arcangelo Gabriele, dell’Incarnazione del Verbo, del Figlio di Dio in Lei («dalla sua fede e dall’offerta generosa di tutto il suo essere a Dio»);

– dal riconoscere il “potere” divino onnipotente che è proprio di Gesù, nella consapevolezza segnata nella carne di lei, che il Padre di suo Figlio è Dio stesso. Così essa prega Gesù, suo Figlio, per i bisogni degli uomini, in quanto sa che è Dio.

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  1. Esiste nel Vangelo una preghiera di Maria? (2619)

Oltre all’intercessione di Maria a Cana di Galilea, il Vangelo ci consegna il Magnificat (Lc 1,46-55), che è il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, il grazie gioioso che sale dal cuore dei poveri perché la loro speranza è realizzata dal compimento delle promesse divine.

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In questo numero, che completa quello precedente, si documenta:

– richiamando l’episodio di Cana di Galilea, come Maria abbia “pregato” Gesù per i bisogni degli uomini («Non hanno più vino», Gv 2,3);

– e come ella stessa abbia saputo pregare, lodando Dio, con un inno straordinario come il Magnificat.

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