Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaA
Puntata n. 123 (nn. 538-542)
- Quali rapporti hanno nell’Antico Testamento il tempio e il re con la preghiera? (2578-2580 2594)
All’ombra della dimora di Dio – l’Arca dell’Alleanza, poi il Tempio – si sviluppa la preghiera del Popolo di Dio sotto la guida dei suoi pastori. Fra loro, Davide è il re «secondo il cuore di Dio», il pastore che prega per il suo popolo. La sua preghiera è un modello per la preghiera del popolo, poiché è adesione alla promessa divina e fiducia, colma d’amore, in Colui che è il solo Re e Signore.
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In questo numero, e nei due successivi, ci si limita ad un accenno al ruolo e all’esperienza della preghiera nell’Antico Testamento facendo riferimento, quasi simbolicamente ai tre pilastri portanti che lo caratterizzano: i “Re”, i “Profeti” e i “Salmi”. Come rappresentante emblematico della prima categoria (quella dei “Re”) viene preso Davide (il re «secondo il cuore di Dio, il pastore che prega per il suo popolo»). Davide insegna al popolo a fidarsi più di Dio che degli uomini, a ragionare secondo la logica della Provvidenza, piuttosto che su quella del potere.
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- Qual è il ruolo della preghiera nella missione dei profeti? (2581- 2584)
I profeti attingono dalla preghiera luce e forza per esortare il popolo alla fede e alla conversione del cuore. Entrano in una grande intimità con Dio e intercedono per i fratelli, ai quali annunciano quanto hanno visto e udito dal Signore. Elia è il padre dei profeti, di coloro cioè che cercano il Volto di Dio. Sul Monte Carmelo egli ottiene il ritorno del popolo alla fede grazie all’intervento di Dio, da lui supplicato così: «Rispondimi, Signore, rispondimi!» (1Re 18,37).
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Come seconda categoria rappresentativa dell’esperienza della preghiera nell’Antico Testamento, il Compendio non può non considerare quella dei “Profeti”. La figura emblematica che viene identificata è quella del profeta Elia che è identificato come il padre dei profeti, di coloro cioè che cercano il Volto di Dio. La sua preghiera è al contempo:
– “contemplativa” (egli fa esperienza di una grande intimità con Dio) nell’ottica della “familiarità” con Dio, la presenza del quale è parte del suo modo di pensare a se stesso, al popolo e a tutta la realtà;
– ed è “preghiera di intercessione” (ottiene il ritorno del popolo alla fede grazie all’intervento di Dio, da lui supplicato), come una sorta di partecipazione attraverso la quale Dio “delega” alla libertà dell’uomo “qualcosa” della Sua stessa libertà. E questo “qualcosa” il profeta lo “spende” attraverso la preghiera, atto con il quale egli “restituisce”, come nel “culto”, la libera decisione a Dio stesso.
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- Qual è l’importanza dei Salmi nella preghiera? (2579 2585- 2589 2596-2597)
I Salmi sono il vertice della preghiera nell’Antico Testamento: la Parola di Dio diventa preghiera dell’uomo. Inseparabilmente personale e comunitaria, questa preghiera, ispirata dallo Spirito Santo, canta le meraviglie di Dio nella creazione e nella storia della salvezza. Cristo ha pregato i Salmi e li ha portati a compimento. Per questo essi rimangono un elemento essenziale e permanente della preghiera della Chiesa, adatti agli uomini di ogni condizione e di ogni tempo.
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Infine l’Antico Testamento contiene una raccolta di preghiere come i Salmi, il valore dei quali è confermato dalla storia, oltre che dal loro stile anche poetico, non del tutto alterato neppure dalla difficoltà delle traduzioni nelle lingue moderne. Si può dire veramente che i Salmi sono il vertice della preghiera nell’Antico Testamento e non solo. Tanto è vero che vengono tuttora letti durante la “liturgia eucaristica”, dopo la “prima lettura”, e recitati quotidianamente nella “liturgia delle ore”, suddivisa attualmente in cicli di quattro settimane, così da poter recitare l’intero salterio (i centocinquanta salmi) nell’arco di ogni mese.
Sono espressione della preghiera personale e comunitaria, comprendendo:
– il canto di “lode” a Dio che canta le meraviglie di Dio nella creazione e nella storia della salvezza;
– la preghiera di “invocazione” e di “domanda” di aiuto nella quale la Parola di Dio diventa preghiera dell’uomo;
– la preghiera corale, di ringraziamento, del popolo che sale i “gradini” del tempo ripetendo un’antifona, con i salmi “graduali”;
– la preghiera di imprecazione di fronte al male commesso dall’uomo che si pone contro Dio e la richiesta a Dio di intervenire per ripristinare il riconoscimento della Verità, del Bene e della Giustizia;
– la preghiera di pentimento per i propri peccati e la richiesta di perdono rivolta a Dio.
Tutte queste modalità di preghiera dell’Antico Testamento vengono ereditiate nel Nuovo Testamento, divenendo preghiera della Chiesa essendo adatti agli uomini di ogni condizione e di ogni tempo.
«Infatti Cristo ha pregato i Salmi e li ha portati a compimento» («Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento», Mt 5,17).
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LA PREGHIERA È PIENAMENTE RIVELATA E ATTUATA IN GESÙ
- Da chi Gesù ha imparato a pregare? (2599 2620)
Gesù, secondo il suo cuore di uomo, ha imparato a pregare da sua Madre e dalla tradizione ebraica. Ma la sua preghiera sgorga da una sorgente più segreta, poiché è il Figlio eterno di Dio che, nella Sua santa umanità, rivolge a suo Padre la preghiera filiale perfetta.
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Questo numero parla della preghiera fatta dal Signore, tenendo conto della sua “duplice natura”, “umana” e “divina”, nell’unità della Sua “Persona divina”.
– Come “uomo”, nato da Maria, Egli ha appreso a pregare da sua Madre e dalla tradizione ebraica; e insieme a Maria anche da Giuseppe che è stato il “padre legale” (putativo) di Gesù;
– Come “Dio”, Verbo del Padre, personalità divina di Cristo e come “Uomo glorificato” fruitore della “visione beatifica”, Egli prega il Padre attraverso la Sua relazione intratrinitaria (poiché è il Figlio eterno di Dio), nella quale la Sua Volontà divina è eternamente conforme a quella del Padre e con essa anche la Sua volontà umana (nella Sua santa umanità, rivolge a suo Padre la preghiera filiale perfetta).
Per quanto il nostro modo umano di esprimerci non sia in grado di definire e di descrivere, oltre i limiti dalla sua “capienza”, ciò che accade nella “Persona divina” e nell’“umanità di Cristo”, questo numero ne dà una descrizione adeguata per la nostra ragione e sufficiente per la nostra fede.
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- Quando pregava Gesù? (2600-2604 2620)
Il Vangelo mostra spesso Gesù in preghiera. Lo vediamo ritirarsi in solitudine, anche la notte. Prega prima dei momenti decisivi della sua missione o di quella degli Apostoli. Di fatto, tutta la sua vita è preghiera, poiché è in costante comunione d’amore con il Padre.
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Sul fatto che Gesù pregasse abbiamo una documentazione esplicita nei Vangeli («Il Vangelo mostra spesso Gesù in preghiera»). Gesù prega “individualmente” con il Padre («lo vediamo ritirarsi in solitudine, anche la notte»), in quanto la relazione tra Dio Padre e il Verbo è solo “per analogia” paragonabile con la nostra relazione con Dio Padre, essendo essenzialmente diversa, infinitamente superiore. Per questo non c’è una modalità comunitaria, documentata, della preghiera di Cristo fatta insieme agli Apostoli e ai discepoli.
Egli parlerà, infatti del Padre secondo due modalità diverse per indicare la Sua relazione con il Padre e la nostra relazione con Dio Padre: «Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20,17). Non accomuna le due modalità dicendo “nostro”, ma «Mio» e «vostro».
Al Tempio Gesù salirà piuttosto per “insegnare”. È significativo rilevare in quanti passi dei Vangeli questo “insegnare” nel Tempio è documentato.
«Entrato nel Tempio, mentre insegnava» (Mt 21,23). «Gesù continuava a parlare, insegnando nel Tempio» (Mc 12,35). «Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel Tempio» (Mc 14,49). «Ogni giorno insegnava nel Tempio» (Lc 19,47). «Mentre istruiva il popolo nel Tempio (Lc 20,1). «Durante il giorno insegnava nel Tempio, la notte usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo veniva a Lui di buon mattino nel Tempio per ascoltarlo» (Lc 21,37-38). «Gesù salì al tempio e vi insegnava» (Gv 7,14). «Gesù allora, mentre insegnava nel Tempio» (Gv 7,28).
Sono, piuttosto gli uomini, i fedeli, a salire al Tempio per la preghiera sia personale che comunitaria. Lascio al lettore interessato la ricerca dei passi. Qui mi limito solamente a citare gli Atti degli Apostoli che, anche dopo la Risurrezione di Gesù, mantennero la pratica della preghiera fatta insieme al Tempio (qui all’“ora nona”): «Un giorno Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera verso le tre del pomeriggio» (At 3,1).





















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