Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS
Puntata n. 121 (nn. 530-533)
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- Quali altre esigenze ha la purezza? (2521-2527 2533)
La purezza esige il pudore, che, custodendo l’intimità della persona, esprime la delicatezza della castità, e regola sguardi e gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro comunione. Essa libera dal diffuso erotismo e tiene lontano da tutto ciò che favorisce la curiosità morbosa. Richiede anche una purificazione dell’ambiente sociale, mediante una lotta costante contro la permissività dei costumi, basata su un’erronea concezione della libertà umana.
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Questo numero indica i principali comportamenti che sono sotto il controllo diretto della singola persona nei confronti degli altri. Allo stesso tempo indica anche la necessità di una “cultura sociale” del corpo e dello spirito che favorisca la capacità di autocontrollo delle singole persone. A questo proposito le nostre attuali società sono gravemente danneggiate da una cultura del tutto negativa e sfavorevole alla vita dignitosa della persona umana.
IL DECIMO COMANDAMENTO: NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI
- Che cosa richiede e che cosa proibisce il decimo Comandamento? (2534-2540 2551-2554)
Questo Comandamento, che completa il precedente, richiede un atteggiamento interiore di rispetto nei confronti della proprietà altrui e proibisce l’avidità, la cupidigia sregolata dei beni degli altri e l’invidia, che consiste nella tristezza provata davanti ai beni altrui e nel desiderio smodato di appropriarsene.
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Il Decimo Comandamento, riguarda la relazione con le “cose”, completando il Nono che riguarda la relazione con le “persone” della “famiglia” altrui.
– Come il Sesto Comandamento si concentra sulle “azioni” (“atti”) da compiere e su quelle da evitare, e il Nono Comandamento si concentra sui “desideri” che le precedono, nell’intento di educare gli animi (le menti e i cuori);
– così il Settimo Comandamento si concentra sulle “azioni” («Non rubare»), e il Decimo Comandamento si concentra sui “desideri” che le precedono («Non desiderare»).
Così il Nono Comandamento e il Decimo completano rispettivamente anche il Sesto e il Settimo nell’intento di formare delle persone, non solo esteriormente, legalmente rispettose del prossimo, ma anche interiormente, intimamente convinte del bene che deriva per se stesse e per gli altri, da un comportamento buono (“virtuoso”).
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- Che cosa chiede Gesù con la povertà del cuore? (2544-2547 2556)
Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferire Lui a tutto e a tutti. Il distacco dalle ricchezze – secondo lo spirito della povertà evangelica – e l’abbandono alla provvidenza di Dio, che ci libera dall’apprensione per il domani, preparano alla beatitudine dei «poveri in spirito, perché a loro appartiene già il regno dei cieli» (Mt 5,3).
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Questo numero spiega che la povertà evangelica non ha niente a che fare con il “pauperismo” che idolatra coloro che non hanno beni materiali, essendo piuttosto l’atteggiamento interiore, con il conseguente comportamento esteriore, di colui che confida interamente in Cristo, riconoscendo in Lui il “criterio di priorità” delle proprie scelte, lo scopo al quale dedicare la propria vita, il centro sul quale edificare una famiglia, una comunità, il lavoro e tutto il resto. Compreso l’aiuto a coloro che sono materialmente poveri, finalizzato a portarli a Cristo e non appena a soccorrerli materialmente.
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- Qual è il più grande desiderio dell’uomo? (2548-2550 2557)
Il più grande desiderio dell’uomo è vedere Dio. Questo è il grido di tutto il suo essere: «Voglio vedere Dio!». L’uomo realizza la sua vera e piena felicità nella visione e nella beatitudine di Colui che lo ha creato per amore e lo attira a sé con il suo infinito amore.
«Chi vede Dio, ha conseguito tutti i beni che si possono concepire» (san Gregorio di Nissa).
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Qui si parla del “desiderio naturale di vedere Dio (naturale desiderium videndi Deum)”.
Il “desiderio” di vedere Dio è connaturato con ogni creatura razionale. Anzi è un “bisogno” fisico, ontologico di tutto il suo essere.
La parola latina desiderium è più forte dell’italiano “desiderio”, in quanto significa letteralmente “bisogno”, necessità irrinunciabile. È una legge di natura scritta dal Creatore nella sua creatura.
San’Agostino lo ha espresso in maniera formidabile con la sua potente, e per questo notissima frase: «Il nostro cuore è inquieto fino a che non riposa in Te!» (Confessioni, 1.3).





















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