Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 1 – Il Credo, Amazon 2021. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS.

 

L'ospitalità di Abramo (SS. Trinità) - Opera di Enrico Benedetti
L’ospitalità di Abramo (SS. Trinità) – Opera di Enrico Benedetti

 

Puntata n. 12 (nn. 44-46)

  1. Qual è il mistero centrale della fede e della vita cristiana? (232-237)

Il mistero centrale della fede e della vita cristiana è il mistero della Santissima Trinità. I cristiani vengono battezzati nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

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Questo numero si limita ad un’enunciazione del “dato rivelato” sulla “natura trinitaria” di Dio, senza alcun dettaglio ulteriore e senza nessuna spiegazione. I numeri successivi espliciteranno che cosa si debba intendere nell’ambito della dottrina cattolica, così come la Chiesa lo ha compreso alla luce

– dell’insegnamento di Cristo riportato nei Vangeli

– Dei “dogmi trinitari” definiti nei Concili già citati di Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia.

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  1. Il mistero della Santissima Trinità può essere conosciuto dalla sola ragione umana? (237)

Dio ha lasciato qualche traccia del Suo Essere trinitario nella creazione e nell’Antico Testamento, ma l’intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione umana, e anche alla fede d’Israele, prima dell’Incarnazione del Figlio di Dio e dell’invio dello Spirito Santo. Tale mistero è stato rivelato da Gesù Cristo, ed è la sorgente di tutti gli altri misteri.

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Nessuno aveva mai potuto immaginare, con la sola ragione, un “Dio in Tre Persone”, così come lo intende la dottrina cristiana cattolica: un’unica “natura/sostanza” divina attuata in “tre persone/relazioni”. Le religioni politeiste avevano cercato di attribuire una sorta di natura divina (nel senso di semplicemente umana ma immortale) a più entità, gli dèi. Le religioni monoteiste avevano compreso la necessità di una divinità assolutamente unica, pena la contraddizione logica della molteplicità del “principio primo”, causa di tutto ciò che esiste. Ma nessuna concezione precristiana aveva ipotizzato la possibilità di una pluralità di “relazioni sussistenti” nell’unica sostanza divina.

Nell’Antico Testamento si trovano solo tracce (“figure”) implicite di anticipo della Rivelazione della Trinità (Dio ha lasciato qualche traccia del Suo Essere trinitario nella creazione e nell’Antico Testamento). Queste saranno riconoscibili come anticipazioni della Rivelazione della Trinità contenuta nelle parole di Gesù Cristo, ma solo dopo aver compreso il Suo insegnamento. I Padri della Chiesa hanno riflettuto particolarmente su questa lettura “prospettica” dell’Antico Testamento.

Basti pensare all’incontro di Dio con Abramo alle Querce di Mamre, nel quale la divinità si manifesta mediante tre personaggi («il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo”», Gen 18,1-3).

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  1. Che cosa Gesù Cristo ci rivela del mistero del Padre? (240-242)

Gesù Cristo ci rivela che Dio è «Padre», non solo in quanto è Creatore dell’universo e dell’uomo, ma soprattutto perché genera eternamente nel Suo seno il Figlio, che è il Suo Verbo, «irradiazione della Sua gloria, impronta della Sua sostanza» (Eb 1,3).

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A parlare esplicitamente della Trinità è Gesù Cristo, che in questo modo completa la Rivelazione su come si debba conoscere e intendere Dio per non cadere in errore. Il modo in cui Egli compie questa Rivelazione è del tutto “ovvio”, e avviene quasi dando per scontato che Dio non può che essere così. Per Cristo, infatti è ovvio che esistono il Padre e lo Spirito Santo e con questa “spontaneità” ne parla. Da questo Suo modo immediato di parlarne, gli ascoltatori apprendono che Dio è Padre, Figlio (Gesù stesso, Verbo che ha assunto una natura umana) e Spirito Santo. Gesù parla:

– del Padre come del Creatore che, “in principio”, ha stabilito le “leggi” sulle quali si regge il creato, l’uomo con la sua famiglia («Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina», Mt 19,4);

– di Se stesso come Figlio, inviato dal Padre. Riporto, di seguito, tra i numerosi passi, i più significativi.

«Tutto mi è stato dato dal Padre Mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11,27).

«Ed eco una voce dal cielo che disse: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”» (Mt 3,17).

«Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di Lui» (Gv 3,17).

«Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa» (Gv 3,35).

«In verità, in verità vi dico, il Figlio da Sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa» (Gv 5,19,20).

«Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,40).

«Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te» (Gv 17,1).

«Molti altri segni fece Gesù in presenza dei Suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel Suo Nome» (Gv 20,30-31).

Gesù riceve poi da altri la testimonianza della loro fede nella Sua identità personale di Figlio di Dio. Come ad esempio si documenta in questi passi.

«Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”» (Mt 14,33).

«Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”» (Mt 16,16).

«Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”» (Mt 17,5 e passi paralleli).

«Gli replicò Natanaele: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”» (Gv 1,49).

«Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”» (Gv 11,27).

E parla dello Spirito Santo come di Colui che rende pienamente comprensibile e compreso quanto Lui, il Figlio, ha insegnato. E lo rende desiderabile e amabile come Dio e il Suo insegnamento come ciò che è più “conveniente” per l’uomo.

«Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui» (Mt 3,16).

«Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo» (Mt 4,1).

Gesù parla poi della Trinità nel Suo insieme, affidando agli Apostoli il mandato di annunciare la Salvezza e di battezzare.

«Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19 e passi paralleli).

«Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio”» (Gv 3,5).

«Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel Mio Nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26).

«Questo Egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in Lui: infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 7,39).

«Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, Egli Mi renderà testimonianza» (Gv 15,26).

«Quando però verrà lo Spirito di verità, Egli vi guiderà alla Verità tutta intera» (Gv 16,13).

«Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”» (Gv 20,22-23).

 

 

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