Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
(Alberto Strumia)
Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS
Puntata n. 119 (nn. 521-524)
L’OTTAVO COMANDAMENTO: NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA
- Quale dovere ha l’uomo verso la verità? (2464-2470 2504)
Ogni persona è chiamata alla sincerità e alla veracità nell’agire e nel parlare. Ognuno ha il dovere di cercare la verità e di aderirvi, ordinando tutta la propria vita secondo le esigenze della verità. In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente: Egli è la Verità. Chi segue lui vive nello Spirito di verità, e rifugge la doppiezza, la simulazione e l’ipocrisia.
***
Questo numero ha una portata “metafisica” – cioè in rapporto alla “realtà” delle cose e della vita – molto superiore a quanto siamo normalmente abituati a pensare. Qui viene detto:
– prima di tutto che ogni persona è chiamata alla sincerità e alla veracità nell’agire e nel parlare. E con questa formula viene data un “prescrizione” per il comportamento personale, una direttiva “morale”. Bisogna dire la verità e non ingannare il prossimo con la “menzogna”, che proviene sempre dal demonio, definito da Gesù, nel Vangelo, proprio come «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44). E questo è l’Ottavo Comandamento vero e proprio;
– Poi vengono date le ragioni per le quali si deve dire e cercare la Verità e aderirvi. E la ragione prima è che la Verità, nella sua pienezza è Dio stesso. E noi la conosciamo in pienezza in Cristo che è la Verità (il Verbo) fatta carne.
A fondamento di queste ragioni: la Verità è Dio, la Verità è Cristo («Io sono la Via, la Verità e la Vita», Gv 14,6), sta:
– una “legge propria dell’Essere” come tale (legge “metafisica”), una legge iscritta “oggettivamente” nella realtà, come fosse una legge “fisica”, e più fondamentale ancora;
– una “legge propria del nostro modo di conoscere”, propria del nostro essere creature, finite e limitate, che come tali conoscono la realtà, e Dio stesso, parzialmente sotto un diverso aspetto alla volta, con tanti atti di conoscenza e non in un unico atto, come in un unico fotogramma.
Dio è l’“Ente”, «è l’Essere perfettissimo» (Catechismo di san Pio X, n. 2):
– in quanto è perfettamente semplice e indiviso Dio ci si presenta come “Uno”;
– in quanto si offre alla nostra “conoscenza” (al nostro intelletto):
= attraverso la Creazione
= e attraverso la Rivelazione.
Dio ci si svela come “Vero”, “Verità”:
– in quanto si offre alla nostra “affettività” (alla volontà), ci attrae come ciò che è “desiderabile”, per essere sempre con Lui nella felicità (“beatitudine”) che non viene mai meno, Dio si presenta a noi come la pienezza del “Bene”, il sommo Bene in se stesso e per noi;
– in quanto attrae il nostro sguardo di Fede, Dio è il “Bello”, la “Bellezza”: è il fascino della Sua “Gloria”.
Nella filosofia e teologia medievale: “Ente”, “Uno”, “Vero”, “Buono” (e con esso, sotto un certo aspetto, “Bello”) sono chiamati i “trascendentali” (non nel senso di Kant che ha usata in un senso completamente diverso questa parola). Descrizioni intercambiabili dei diversi aspetti sotto i quali noi possiamo cogliere una stessa realtà, e al massimo grado Dio stesso.
L’uomo può ingannarsi nell’identificare Dio, ma non può non desiderarlo come la somma Verità e il sommo Bene.
***
- Come si rende testimonianza alla verità? (2471-2474 2505- 2506)
Il cristiano deve testimoniare la verità evangelica in tutti i campi della sua attività pubblica e privata, anche, se necessario, col sacrificio della propria vita. Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede.
***
Ogni forma di compromesso, ipocrisia, apostasia, alterazione della dottrina di Cristo si oppone al Comandamento di cercare e testimoniare la Verità, fino al martirio. La storia della Chiesa ha conosciuto testimoni eroici di questo atteggiamento cristiano; essi si sono comportati conformemente a Cristo perché il non farlo sarebbe stato rinnegare se stessi insieme alla verità della Fede.
***
- Che cosa proibisce l’ottavo Comandamento? (2475-24872507- 2509)
L’ottavo Comandamento proibisce:
– la falsa testimonianza, lo spergiuro, la menzogna, la cui gravità si commisura alla verità che essa deforma, alle circostanze, alle intenzioni del mentitore e ai danni subiti dalle vittime;
– il giudizio temerario, la maldicenza, la diffamazione, la calunnia che diminuiscono o distruggono la buona reputazione e l’onore, a cui ha diritto ogni persona;
– la lusinga, l’adulazione o compiacenza, soprattutto se finalizzate a peccati gravi o al conseguimento di vantaggi illeciti.
Una colpa commessa contro la verità comporta la riparazione, se ha procurato un danno ad altri.
***
L’elenco dei comportamenti che violano l’Ottavo Comandamento è sufficientemente esplicito e non necessita ulteriori commenti. Deve essere tenuto sempre in mente il fatto che le “proibizioni morali” non sono mai “arbitrarie” e “convenzionali”, così da poter essere cambiate con l’evolversi delle situazioni nel tempo, ma sono “regole” iscritte nella “realtà delle cose”. Il solo pensiero di contravvenire a tali regole rappresenta un danno umano per l’esistenza di chi ritiene di poterle sovvertire a proprio piacimento. Come a dire che se non si seguono le “istruzioni”, la vita della quale intendiamo servirci, inevitabilmente si “guasta” e smette di funzionare.
Ne è una evidente riprova il mondo nel quale viviamo, ormai, in gran parte costruito sull’illusione di un tale sovvertimento. L’insincerità, il non potersi fidare quasi più di nessuno, la corruzione generale, il clima di insicurezza sociale nel quale siamo immersi è la riprova più evidente del fatto che, non rispettando i Comandamenti, si produce una società sempre meno vivibile.
***
- Che cosa chiede l’ottavo Comandamento? (2488-2492 2510- 2511)
L’ottavo Comandamento chiede il rispetto della verità, accompagnato dalla discrezione della carità: nella comunicazione e nell’informazione, che devono valutare il bene personale e comune, la difesa della vita privata, il pericolo di scandalo; nel riserbo dei segreti professionali, che vanno sempre mantenuti tranne in casi eccezionali per gravi e proporzionati motivi. Cosi pure è richiesto il rispetto delle confidenze fatte sotto il sigillo del segreto.
***
Se il numero precedente ha esposto, in “negativo”, ciò che consegue all’Ottavo Comandamento, questo numero evidenzia in “positivo”, quanto esso richiede, in vista di un “bene” che ne consegue per chi lo rispetta.
Si sottolinea, come “metodo” da seguire nel “pensare”, “parlare”, “scrivere”, “comunicare”, quello del rispetto della verità, accompagnato dalla discrezione della carità. Questa formula richiama l’antico “motto” che si trovava nelle iscrizioni presenti in genere nei conventi dei figli di san Domenico: Caritas Veritatis.
La “verità” come prima forma della “carità”. Bisogna avere ben chiaro che la “carità” non è una forma sdolcinata e un po’ romantica di compassione per gli altri, ma è il “modo di amare” di Cristo, di Dio, il quale fa esistere e conserva nell’essere ciò che crea, amandolo. Come per dirgli: come è bene che tu ci sia!
La “verità” detta perché tu ne riceva un “bene” per la tua esistenza; una correzione, se necessaria, per il tuo bene, fatta in modo tale che tu capisca che è per il tuo bene, e possa imparare ad esserne grato.





















Brevi, e splendidi, interventi charificatori di don Alberto!
Una pensiero provocatorio:
Qualsiasi verità, senza il necessario supporto della coerenza di chi la proclama, è delusione e illusione insieme.
E questo, nonostante la verità sia realtà, e dunque sussista indipendentemente dal mediatore…
Naturalmente, si può dire molto meglio di così. È solo uno spunto.
Chiunque sia portatore di verità – come il Sacerdote, tanto più un Papa – non dovrebbe dimenticare che è il volto del messaggio che sta portando.
Se il volto è sporco e trasmette i vizi che si vivono o diventasse indicativo di una menzogna travestita di luce, la “buona novella” non potrà giammai essere capita nè creduta né vissuta.
Poi, riflettendo su questa puntatona del CCC, pensavo a Natanaele. Forse più conosciuto come San Bartolomeo. Gesù disse di lui (vado a memoria): “ecco un Israelita in cui non c’è falsità”…
Tanto su cui meditare, mi pare. Soprattutto considerando che San Bartolomeo morì martire, scuoiato. Il che mi ricorda la Verità della Dottrina di Cristo fatta a brandelli, ai nostri giorni in modo addirittura “istituzionale”. Verità di cui faremmo bene a rivestirci tutti, per essere un giorno riconosciuti dal Padre…Ecco la veste nuziale!
Così, mi piace dare un senso alle sofferenze di San Bartolomeo, in cui non dimorava alcuna falsità – che incredibile considerazione evinciamo nelle parole che gli rivolse nostro Signore! -, sofferenze che io immagino patite a vantaggio dell’unità e della dottrina della Chiesa. La carne di Cristo!