Esposizione e riflessioni sul Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica

(Alberto Strumia)

 

Il materiale qui presentato è disponibile nel suo insieme nel volume: A. Strumia, Libere riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo, vol. 3 – La vita in Cristo e la Preghiera, Amazon 2023. E in formato testo e audio sul sito albertostrumia.it/Fides-et-Ratio e sul canale YouTube https://www.youtube.com/c/AlbertoStrumiaAS

 

Parlamento italiano

 

Puntata n. 118 (nn. 515-520)

  1. Qual è la responsabilità dello Stato circa il lavoro? (2431)

Allo Stato spetta di procurare la sicurezza circa le garanzie delle libertà individuali e della proprietà, oltre che una moneta stabile e servizi pubblici efficienti; di sorvegliare e guidare l’esercizio dei diritti umani nel settore economico. In rapporto alle circostanze, la società deve aiutare i cittadini a trovare lavoro.

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Anche questo numero è autoesplicativo in ordine alla definizione dei compiti essenziali di uno Stato che sia rispettoso della dignità della persona, della famiglia, della proprietà privata, della sicurezza, della necessità del lavoro per ogni membro della società in grado di svolgerne uno, corrispondente alle sue capacità; e per l’aiuto umanamente dignitoso a chi non ne è in grado.

È evidente che una società cristiana è nelle condizioni ideali per poter garantire tutto questo, diversamente da una società costruita su un’“ideologia” che esclude, o anche solo ignora, Dio e la Legge Naturale dal suo orizzonte culturale.

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  1. Quale compito hanno i dirigenti di imprese? (2432)

I dirigenti di imprese hanno la responsabilità economica ed ecologica delle loro operazioni. Devono considerare il bene delle persone e non soltanto l’aumento dei profitti, anche se questi sono necessari per assicurare gli investimenti, l’avvenire delle imprese, l’occupazione e il buon andamento della vita economica.

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Qui si parla delle responsabilità civili dei gestori delle imprese che offrono lavoro alle persone, la cui logica gestionale non può tenere conto solo dei profitti senza rispettare la dignità delle persone. Al contrario essi devono offrire al lavoratore onesto e motivato, oltre ad un’adeguata remunerazione, anche un ambiente di lavoro fisicamente sano e dal clima umano vivibile, ove si lavora con soddisfazione e riconoscimento del proprio impegno.

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  1. Quali doveri hanno i lavoratori? (2435)

Essi devono compiere il loro lavoro con coscienza, competenza e dedizione, cercando di risolvere le eventuali controversie con il dialogo. Il ricorso allo sciopero non violento è moralmente legittimo quando appare come lo strumento necessario, in vista di un vantaggio proporzionato e tenendo conto del bene comune.

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In modo complementare rispetto al numero precedente, qui si parla dei doveri dei lavoratori dipendenti delle imprese. Se il clima umano dell’azienda rispetta quanto detto nel numero precedente, il lavoratore è tenuto a riconoscerlo e a contribuirvi con la serietà e la serenità del proprio impegno. Solo in caso di conflitto non diversamente sanabile si può legittimamente ricorrere allo sciopero, per sollecitare il datore di lavoro ad ottemperare ai propri doveri nei confronti dei lavoratori dipendenti. Ogni uso ideologico, pretestuoso e strumentale deve essere evitato da ambo le parti.

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  1. Come si attua la giustizia e la solidarietà tra le nazioni? (2437- 2441)

A livello internazionale, tutte le nazioni e le istituzioni devono operare nella solidarietà e sussidiarietà, al fine di eliminare o almeno ridurre la miseria, la disuguaglianza delle risorse e dei mezzi economici, le ingiustizie economiche e sociali, lo sfruttamento delle persone, l’accumulo dei debiti dei paesi poveri, i meccanismi perversi che ostacolano lo sviluppo dei paesi meno progrediti.

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Questo numero riguarda i rapporti di giustizia a livello internazionale introducendo i concetti di solidarietà e di sussidiarietà. Questi vengono trattati e approfonditi, con l’intera “dottrina sociale” nel Compendio di Dottrina Sociale della Chiesa, LEV 2004 a cura del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Particolarmente rilevante è il Principio di sussidiarietà, spesso eluso o manipolato da regimi di governo eccessivamente centralisti che delegano allo Stato il controllo di qualsiasi attività di carattere sociale, anziché favorire e sostenere economicamente le libere iniziative di privati cittadini che si associano per sopperire a concreti bisogni nel campo dell’educazione, dell’assistenza, secondo principi conformi alle loro legittime convinzioni religiose, culturali, sociali, politiche, nel pieno rispetto della legislazione e senza oneri per lo Stato.

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  1. In che modo i cristiani partecipano alla vita politica e sociale? (2442)

I fedeli laici intervengono direttamente nella vita politica e socia- le, animando, con spirito cristiano, le realtà temporali e colla- borando con tutti, da autentici testimoni del Vangelo e operatori di pace e di giustizia.

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L’impegno politico dei cristiani, oltre ad apportare i contributi socialmente benefici derivanti dall’esercizio della carità verso il prossimo, contribuiscono al bene comune anche in ordine all’attuazione della Legge Morale Naturale, che non può essere disconosciuta e qualificata come “confessionale” da uno Stato per il solo fatto di definirsi “laico”, in quanto il suo riconoscimento è un dato puramente “razionale” che non richiede, di per sé, la scelta della fede cristiana. Anzi, alla prova dei fatti, la negazione della Legge Naturale, nella legislazione positiva dello Stato, porta conseguenze distruttive per la convivenza civile di tutti i cittadini.

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  1. A che cosa si ispira l’amore per i poveri? (2443-2449 2462- 2463)

L’amore per i poveri si ispira al Vangelo delle beatitudini e all’esempio di Gesù nella sua costante attenzione per i poveri. Gesù ha detto: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). L’amore per i poveri si attua attraverso l’impegno contro la povertà materiale e anche contro le numerose forme di povertà culturale, morale e religiosa. Le opere di misericordia, spirituali e corporali, e le numerose istituzioni benefiche sorte lungo i secoli, sono una concreta testimonianza dell’amore preferenziale per i poveri che caratterizza i discepoli di Gesù.

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La solidarietà verso i più bisognosi, per i credenti, non si rivolge solo alle necessità materiali («Anche i pagani lo fanno», Mt 5,47) alle quali occorre certamente sopperire, ma è finalizzato alla loro elevazione culturale e all’Annuncio cristiano che faccia conoscere loro l’importanza e la bellezza della Fede, come risposta piena alle vere domande dell’uomo.

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