Paolo Becchi
Paolo Becchi, Filosofo e professore

 

Paolo Becchi non ha bisogno di presentazioni. Filosofo e professore, ha dato negli ultimi anni un notevole impulso alla riflessione politica sul sovranismo con i suoi libri, tra cui “Italia sovrana”. Per un paio d’anni ha collaborato con l’M5S ai tempi di Gianroberto Casaleggio, prendendone in seguito le distanze. Lo raggiungo al telefono di buon mattino e chiedo come sta:

“Molto amareggiato. Non avevo grosse aspettative su questo governo, ma certo non potevo immaginare uno scollamento così grave dalle premesse e da alcune promesse.

Mattia Spanò: Professore, la domanda è molto semplice: perché in Italia non si riesce ad organizzare una vera opposizione, non di sistema?

Paolo Becchi: “Per mancanza di realismo e di leadership. Partiamo da un fatto recente: l’organizzazione del referendum contro la guerra. Stimo Mattei, Pennetta e gli altri promotori, ma come si fa ad organizzare un referendum che avrebbe come pre-requisito l’approvazione di una legge costituzionale, che nessuno in Parlamento voterebbe? Mi sembrano iniziative velleitarie, atti puramente simbolici.

“Alle ultime elezioni nazionali, non c’è stata neanche la forza di unire insieme tutte le forze ispirate al no green pass. Ognuno ha pensato alla tutela del proprio ‘particulare’, il proprio orticello. Ognuno pensava di superare lo sbarramento in magnifica solitudine. Com’è andata, lo abbiamo visto.

“Hanno messo in piedi, non so quanto consapevolmente, una sorta di ‘opposizione all’opposizione’: hanno fatto opposizione a loro stessi. Questo, per le misteriose ma chiare leggi che governano il consenso, è stato percepito dagli elettori come una contraddizione. Che infatti nell’urna hanno bocciato le iniziative.

“La storia delle forze extraparlamentari è nota a tutti. Tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, gli extra-parlamentari erano sostanzialmente gruppi dell’estrema sinistra che esprimevano una linea comune: Lotta Continua, Potere Operaio e Avanguardia Operaia. Bisogna notare che nessuno di questi ambiva ad entrare in Parlamento, piuttosto il contrario. È una differenza non di poco conto rispetto alla temperie politica attuale.

“Occorre fare un salto al Movimento 5 Stelle, ispirato dall’incontro fra un informatico visionario e un comico, per ritrovare un movimento di analoga forza, per quanto in chiave del tutto trasversale e pacifica com’era nello spirito di Gianroberto. Nelle numerosissime iniziative di piazza, non è mai successo alcun incidente.

“Quell’esperienza è malamente naufragata con la malattia di Gianroberto. Alla sua morte Di Maio si è impossessato del movimento.

“Bisogna notare – con buona pace dei contro-complottisti che vedono nell’iniziativa di Gianroberto una raffinata operazione di intercettazione del dissenso e gate-keeping, cosa falsissima – che l’M5S nasce per una congiuntura quasi “magica” di circostanze favorevoli, non so quanto riproducibili. Ma bisognerebbe che riaccadesse qualcosa di simile.

“L’M5S è imploso a causa della direzione impressa da Di Maio, ormai sempre più compromesso con l’establishment. Oggi penso che il leader giusto per calamitare di nuovo un’esperienza di popolo possa essere Alessandro Di Battista. Ha il profilo giusto, non capisco perché nicchia.

“L’evento fondante potrebbe essere una grande manifestazione contro la guerra a Roma. Un Vaffanguerra Day che, sondaggi alla mano, potrebbe garantire a lui e al movimento nascente le simpatie della maggioranza degli italiani. Poi certo, ci sarebbe tutto da costruire, tutto da fare, ma serve uno slancio iniziale.

“Uno, due, tre milioni di italiani in piazza. Bisognerebbe ripartire concretamente dalle realtà locali: i comuni, le elezioni amministrative locali. Provare a replicare ciò che accadde a Parma con Pizzarotti, concentrando le forze su realtà piccole ma vicine alle persone. L’M5S prese lo slancio da lì, è una strategia efficace, e penso lo sarebbe anche oggi. Senza dimenticare l’opportunità, tutta da esplorare, di un nuovo partito-movimento che cominci innanzitutto a presentarsi alle elezioni europee”.

Come giudica la posizione del papa? E i cattolici che ruolo potrebbero avere in questo?

“Rispetto alla guerra non credo che la distinzione cattolico-non cattolico sia rilevante. La posizione presa da papa Francesco invece è interessante. Inizialmente ha commesso alcuni errori attaccando la Russia, ad esempio con la polemica a distanza col Patriarca Kirill, o indicando alcune etnie russe come torturatori, sostanzialmente prendendo per buona la narrazione atlantista.

“Strada facendo deve aver capito in base ad un supplemento di informazioni che certamente riceve – la Chiesa e il Vaticano sono realtà mondiali – che la Russia e il mondo che le gira intorno (Cina, India, Sud America, Iran, Arabia Saudita, non pochi Stati africani) vinceranno questa guerra”.

Tornando alla recente storia politica del paese: c’è stata una sliding-door, un momento in cui le cose potevano andare diversamente?

“Il governo giallo-verde. Come racconto nel libro mio e di Giuseppe Palma, “Ladri di democrazia”, quasi una telecronaca minuto per minuto dalla formazione del governo giallo-verde allo strappo di Salvini – l’errore a mio giudizio non è stato lo strappo in sé, ma si è consumato prima, forse addirittura nel momento della formazione del governo Conte I – lì si è persa un’occasione storica di lavorare ad un nuovo bilanciamento nella politica italiana: bastava attuare la proposta di una staffetta fra Di Maio e Salvini, e non mettere lì una persona che prima o poi avrebbe prevedibilmente creato dei problemi, come di fatto è accaduto”.

Cosa succederà domani?

“Non ho la palla di vetro. Di una cosa sono però sicuro: il cambiamento, se avverrà, non sarà rappresentato da nessuno dei soggetti politici legati al mondo no green pass”.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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