Gentile da Fabriano Adorazione dei Magi
Gentile da Fabriano, Adorazione dei Magi

 

 

di Alberto Strumia

 

Epifania del Signore

 

(Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12)

La solennità dell’Epifania è nota nella Tradizione come festa della “Manifestazione” del Signore all’umanità, secondo il significato della parola stessa. Eppure siamo ancora ben lontani dalla vita pubblica di Gesù, che avverrà trent’anni dopo con il Battesimo nel Giordano e la teofania ad esso associata. Solo da quel momento “il Maestro” sarà conosciuto da tutti, così da essere seguito o combattuto. E allora che genere di “Manifestazione” è quella dell’Epifania, che quasi si confonde con il Natale?

Un’indicazione interessante la troviamo proprio nel Vangelo di oggi che non ci parla di una folla di persone, né di pastori, né di Angeli, ma solo di tre personaggi venuti da lontano, i Magi. Neppure Erode che era il re e viveva sul posto ne sapeva nulla. Non si tratta dunque di una manifestazione così clamorosa, ma piuttosto quasi “criptata”, come un’informazione che richiede di essere decodificata, per essere conosciuta e compresa. E i Magi, da uomini di studio e di scienza, sono quei pochi che l’hanno decodificata e compresa in tutta la sua importanza, fino al punto di decidere di seguire un lungo cammino che li avrebbe portati dinanzi al “Centro del cosmo e della storia”, racchiuso in un Bambino appena nato.

A Lui  essi offrono i doni dell’oro, dell’incenso e della mirra che, non solo sono simboli

– della “Regalità” riconosciuta a Cristo Re dell’universo (l’oro),

– del Sacerdozio di Cristo che offrirà se stesso in riparazione della “giustizia originale” perduta dagli uomini (l’incenso),

– Della Passione redentrice che Egli sarà chiamato ad affrontare, fino alla morte e alla sepoltura (la mirra),

Ma sono anche l’espressione della consegna della totalità di se stessi al Signore, da parte dei Magi, del loro essere re, sacerdoti e portatori delle proprie sofferenze umane, perché da Lui ricevano fondamento, significato e riscatto.

Questi Magi, ai quali Cristo si manifesta, quasi segretamente e interiormente, oggi rappresentano quelle persone – poche o tante che siano – che portano in sé, nella loro vita, la “domanda” del senso di tutto, e non si possono liberare da essa con nessun tipo di distrazione, di evasione, di “impegno orizzontale” semplicemente umano. Sono coloro agli occhi dei quali, niente di ciò che esiste, all’infuori di Dio fattosi uomo in Gesù Cristo, può bastare come “risposta” alla loro “domanda” esistenziale, intellettuale e affettiva. Sono coloro il cui cuore è inquieto, secondo la nota formula di sant’Agostino, fino a che non riposa in Lui (cfr., Confessioni, I,3).

La “domanda” così ineludibile e seria sulla vita e per la vita, è la loro “stella”: quell’unica stella che guida, magari anche attraverso un lungo e accidentato percorso, fino a Cristo; una stella che non si ferma fino a quando non lo ha trovato.

Persone come queste hanno il duplice compito di portare l’Annuncio della Salvezza, spiegando le ragioni che hanno convinto loro, a tanti altri che appartengono alla loro condizione sociale e a quanti guardano a loro come a delle “autorità”. E hanno anche il compito di non farsi intrappolare dai poteri ingannevoli del mondo, proteggendo anche tutte le persone che sono loro, in qualche modo, sottoposte, perché non cadano nella trappola degli inganni di tali poteri («Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese»).

Anche san Paolo, nella seconda lettura, sembra rispettare la stessa percezione di una “Manifestazione” colta solo da coloro che hanno una “domanda” di verità della vita e hanno registrato qualche cosa in relazione a Cristo come la vera e unica risposta. Tanto da dire con discrezione ai suoi interlocutori: «Penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio». Quasi a dire: se ve ne siete accorti siete in grado di capire la portata di quanto vi devo dire.

Perché, ci dice la prima lettura: «La tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli». E in questi nostri anni è proprio così. Ma su coloro che hanno la “domanda” e hanno colto in Cristo l’unica vera ragionevole, possibile, adeguata e addirittura sovrabbondante “risposta”, la chiarezza è prevalente, pur nella fatica di portare il peso della sofferenza del male di un mondo che sta andando per la strada della propria rovina, penetrando anche nella stessa Chiesa di Cristo («ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te»).

Con i santi Magi, che si uniscono a Maria e Giuseppe in adorazione del Figlio di Dio, che ha assunto la natura umana in Gesù, oggi, siamo anche noi qui in adorazione, anticipando come loro i tempi di quella aperta e definitiva “Manifestazione” del Signore in tutta la Sua Gloria. A Lui, oggi, diciamo, quasi sollecitandolo ad abbreviare i tempi: «Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,20).

Bologna, 6 gennaio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 

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