Epifania del Signore - Particolare dell'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, Galleria degli Uffizi.
Epifania del Signore – Particolare dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, Galleria degli Uffizi.

 

Epifania del Signore

(Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12)

 

 

di Alberto Strumia

 

Se vogliamo, come è saggio fare, farci aiutare dalle letture della liturgia a vivere bene il tempo che il Signore ci affida, per la nostra vita, dobbiamo partire dalla frase che in esse troviamo maggiormente descrittiva dei nostri anni e dei nostri giorni. A partire da quest’ultima, risaliamo all’intero insegnamento che la festa cristiana che celebriamo vuole trasmetterci.

In questi nostri ultimi anni, certamente, la frase che descrive nella maniera più evidente quanto sta accadendo, ormai da troppo tempo, la troviamo già nella prima lettura, nelle parole del profeta Isaia, che così giudicano i nostri tempi: «la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli». Più tenebra di così; più nebbia fitta di così! Si va sistematicamente incontro a ciò che danneggia la vita degli esseri umani, fino a distruggerla, e si pensa di avere conquistato nuovi orizzonti, nuovi diritti e vantaggi per la libertà. Quando, invece, ci si sta rendendo sempre più schiavi di un potere che sta dietro questa nebbia fitta. Non che non si percepisca il “malessere” di questa condizione che da “temporanea” sta diventando, ormai, una “normalità” inevitabile… Tutto il “sistema” mondiale sembra prossimo a “bloccarsi” (economia, politica, comunicazione, relazioni umane, ecc.), proprio nel momento in cui gli strumenti tecnologici dei quali disponiamo sono straordinari.

Il guaio è che le soluzioni che si cerca di mettere in atto, per riparare al danno della “macchina” sociale finiscono per essere sempre meno efficaci, insufficienti e inadeguate. Non mi riferisco appena alla pandemia, ma a tutta la condizione umana odierna. Anche nella Chiesa, i capi si comportano, quasi sempre, come gente senza fede e senza ragione! Questo quadro è descritto efficacemente dalla “frase-giudizio” del profeta: «la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli».

Come sempre il Signore – per farci ricordare che non tocca a noi, creature umane, erigerci a “padroni del mondo” e ideatori di “nuovi comandamenti”, e tantomeno di una “nuova chiesa” ad immagine e somiglianza del mondo – agisce attraverso “pochi” per risvegliarne tanti e farsi conoscere e riconoscere come “Dio Creatore” e “Unico Salvatore” da tutti. Questi pochi, nel Vangelo dell’Epifania, sono rappresentati dai famosi tre Re Magi. A differenza di tutti gli Erode del momento, attaccati solo al loro immediato potere, che vivono nella paura di perderlo, e cercano nel narcisismo la propria sicurezza, i Magi non si sono limitati a fare come tutti gli altri. Non si sono fermati a cercare nelle ideologie la spiegazione e la risposta ai problemi dell’uomo. Hanno capito che la spiegazione e la salvezza della terra, delle domande umane – individuali e sociali – non si trova solo cercando in “orizzontale”, alla superficie delle cose. Non basta cambiare leggi e strutture per migliorare l’uomo. E tantomeno gli è utile il manipolarlo psichicamente e spiritualmente per renderlo docilmente schiavo.

I Magi, avendo capito che la Salvezza non si poteva cercare solo in terra, hanno scrutato il Cielo, per individuare il Fondamento di tutta la realtà, che non poteva essere che “trascendente”, oltre il “sistema del mondo”, ma che doveva comunicarsi con un alfabeto e un linguaggio umano. Così diceva loro quella “ragione”, e quella “logica” che vale, identica, ora come allora. La Stella del racconto evangelico rappresenta l’indizio da seguire, l’anomalia del “sistema del mondo” che guida per arrivare a capire ciò che manca al sistema, e andare a cercarlo nella direzione giusta. La Stella è insieme un indizio di “ragione” e che si incontra con un “principio di Grazia” che fa da luce nelle tenebre. I Magi hanno visto, oltre l’ideologia, la “realtà delle cose”, alla luce di quell’“indizio” che ha illuminato la loro concezione della vita, sono stati capaci di cogliere nella realtà l’invito che dirige lo sguardo al Fondamento: «Alza gli occhi intorno e guarda» (prima lettura). La ragione, usata bene, apre la strada alla decisione più ragionevole che è la fede. Quando sono arrivati a Betlemme, essi, ancora prima di avere visto il Signore, nato come uomo, nella grotta, sono già arrivati ad avere la fede, tanto da dichiarare, nei Suoi confronti: «siamo venuti ad adorarlo».

I doni che avevano preparato per Lui, già prima di partire – quando la fede si prospettava loro almeno come un’ipotesi ragionevole per la quale volevano essere pronti – e che gli offrono, sono il segno dell’onore al ruolo di Signore di tutto che gli riconoscono.

– L’oro per riconoscere la Sua regalità, il suo potere ultimo di governare, non solo la vita sociale e politica, ma tutto l’universo dell’“essere”, compresa la risposta vera alla domanda dell’uomo.

– L’incenso, per riconoscere la Sua divinità, unita all’umanità che vedeno nel Bambino; e il Suo compito di Sacerdote, mediatore tra gli uomini e Dio.

– La mirra, per riconoscere il Suo essere profeta e giudice della storia; ed essere capace di trasfigurare ogni umana sofferenza, causata dell’allontanamento da Dio Creatore.

Ai Magi, poi fu data anche l’esperienza della Provvidenza di Dio che seppe guidarli a seguire «un’altra strada», ben diversa da quella di Erode e del mondo che non vede l’indizio della Stella.

Per noi la Stella, oggi, è in particolare modo Maria, la Madre di Dio, la quale anticipandoci nel percorso ci accompagna provvidenzialmente ad adorare e seguire il Cristo Signore e Unico Salvatore. A lei chiediamo di intercedere per farci ottenere la Grazia della sapienza che ebbero questi tre personaggi, la loro determinazione nel seguire la strada che porta a Cristo, la prudenza e la scaltrezza necessarie per non farsi risucchiare, dopo averlo adorato, nelle maglie di un potere che vorrebbe eliminarlo.

Maria, Stella del Mare, orienta e «rendi sicuro il nostro cammino, affinché vedendo Gesù possiamo sempre insieme rallegrarci (iter para tutum, ut videntes Iesum semper collaetemur)» (Inno Ave Maris Stella).

 

Bologna, 6 gennaio 2022

 

 

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