Michele Emiliano, Governatore della Puglia
Michele Emiliano, Governatore della Puglia

 

 

di Sabino Paciolla

 

Michele Emiliano, Governatore della Puglia, con una ordinanza ha deciso che da oggi 22 febbraio al 5 marzo tutti gli studenti pugliesi di ogni ordine e grado seguiranno le lezioni in didattica digitale integrata (DAD), ad eccezione delle attività laboratoriali ecc. ecc.

La motivazione? La variante inglese del virus.

Riportano i giornali

“La variante inglese del coronavirus così come le altre varianti che man mano si stanno registrando in Italia, rappresentano un nuovo elemento di pericolosità per la salute pubblica, come ci dicono gli esperti, perché si trasmettono molto più velocemente. Con la nuova ordinanza sulla scuola cerchiamo di trovare un punto di equilibrio tra i due diritti costituzionali alla salute e all’istruzione”. Lo ha detto il governatore della Puglia, Michele Emiliano.

“Dobbiamo da un lato assolutamente limitare la circolazione del virus in queste settimane per evitare scenari imprevedibili e critici.” continua.

Questo provvedimento, a modo suo, mette fine in Puglia al “far west” della frequenza negli istituti scolastici generato proprio da Emiliano, come, per altro, è stato denunciato da Antonio Romito, presidente dell’associazione nazionale presidi della Puglia, quando, nel commentare l’ordinanza, ha osservato: 

«Viene a cadere la cosiddetta libertà di scelta sulla frequenza scolastica concessa impropriamente alle famiglie dalle precedenti ordinanze, che costituiva il principale motivo del nostro dissenso in quanto rappresentava una vistosa anomalia della nostra scuola rispetto a quella del resto del Paese, oltre che ad essere in clamoroso contrasto con i principi costituzionali e gli assetti ordinamentali della scuola italiana».

Ma a proposito di variante inglese del coronavirus, è bene precisare che un articolo della Fondazione Veronesi, riporta:

“Quasi 1 contagio su 5 (il 17.8 per cento) di quelli registrati in Italia all’inizio di febbraio è da ricondurre alla variante «inglese» del coronavirus (VOC 202012/01, lineage B.1.1.7). (…) Anche in Italia – così come nel resto d’Europa: in Francia la prevalenza è del 20-25 per cento, in Germania sopra il 20 per cento – la  variante «inglese» del virus sta prendendo piede.

In realtà, come documentato da alcuni studi retrospettivi, la variante B.1.1.7 [del Cov-SARS2] era già presente in Europa a partire dallo scorso mese di settembre. La sua diffusione è piuttosto rapida (…) Con ogni probabilità, dunque, questa nuova versione del coronavirus è più contagiosa. Non è certo, invece, che sia più aggressiva”.

Ciò dimostra chiaramente che la variante inglese non è giunta ora in Italia ma che è presente da mesi, è già ampiamente diffusa in termini percentuali, e costituisce una delle decine e decine di varianti che definiscono il naturale e normale comportamento della famiglia dei coronavirus. A tal proposito, Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, ha detto che “la mutazione nel virus è un fenomeno darwiniano naturale, convergente ad adattare meglio il virus all’ospite”. Ricordiamo che tra le altre principali varianti vi sono quella brasiliana e quella sudafricana. Questo significa che con le varianti occorre necessariamente conviverci. 

Spontanea allora sorge la domanda: che facciamo, ad ogni variante chiudiamo le scuole?

Se guardiano inoltre alla diffusione del virus che causa il COVID nel mondo, vediamo che essa è in costante riduzione da circa un mese e mezzo. Sarebbe da studiare il perché di tale riduzione globale, sulla quale, è ragionevole pensare, possano aver influito le varie misure restrittive intraprese dai governi, anche se, probabilmente, esse non spiegano totalmente tale riduzione. Ecco il grafico: 

COVID casi totali nel mondo al 20-02-2021 (Fonte: Worldometer)
COVID casi totali nel mondo al 20-02-2021 (Fonte: Worldometer)

In Italia, che non sperimentiamo misure di lockdown duro ma una situazione variabile di restrizioni a seconda della zona di contagio, abbiamo una situazione di costante decremento del totale dei casi attivi da ben tre mesi, precisamente dal mese di novembre, come è possibile verificare dal seguente grafico:

covid casi totali in Italia al 20-02-2021(fonte: Worldometer)
covid casi totali in Italia al 20-02-2021 (fonte: Worldometer)

Come detto, il Cov-SARS2, responsabile della malattia COVID 19, è legato alla famiglia dei coronavirus che, come i comuni virus da raffreddore, temono il caldo e le stagioni primaverili e estive, perdendo in tal caso la loro carica virale. Lo abbiamo sperimentato l’anno scorso. 

Occorre osservare che ci stiamo avviando nella parte finale dell’inverno con alle porte la privamera, per cui è ragionevole pensare che la diffusione del virus continuerà a manifestarsi anche se con una virulenza decrescente. Per questo non si comprende una misura così draconiana intrapresa dal Governatore della Puglia, cioè quella di chiudere totalmente le scuole in tutta la regione. Sarebbe stato più ragionevole operare in termini dinamici ed elastici, con interventi “chirurgici” dal punto di vista zonale, attivandosi prontamente sulla base dei dati raccolti in modo da fronteggiare eventuali “rigurgiti” epidemiologici di fine stagione invernale.

Una misura così dura come quella di chiudere totalmente le scuole non tiene conto, o tiene scarsamente conto dei danni che una tale azione sta producendo e continuerà a produrre sia sugli studenti sia sugli insegnanti sia sul rapporto docente-discente. Una tale politica sottovaluta gli effetti negativi che l’isolamento, connaturato alla DAD, provoca sulla psicologia dei ragazzi. La didattica a distanza, infatti, distrugge il fondamentale momento sociale della scuola e del contatto fisico con i compagni di classe che contribuiscono a definire l’identità sociale di un adolescente. Gli effetti di queste assenze possono determinare disorientamento, paura, tendenza ad evitare legami, solitudine e sfiducia nella vita. Non ci stiamo accorgendo che l’adolescente, dopo le tante ore passate davanti ad un pc, comincia a preferie di chiudersi nella propria individualità piuttosto che uscire nel mondo reale e accettare le sfide della vita quotidiana.

A tutti questi danni occorre aggiungere la povertà o la sarsa qualità didattica della DAD rispetto a quella in presenza. 

Il risultato di questi due aspetti è un adolescente psicologicamente più debole e un ragazzo più povero di conoscenze e competenze. In poche parole, con l’uso prolungato della DAD stiamo rischiando di minare la persona di domani, intesa come adulto responsabile, e di depauperare il nostro capitale umano.

Quello che più colpisce, poi, è la debolezza psicologica delle famiglie, in particolare dei genitori. Sono essi stessi che nella quasi assoluta totalità spingono i propri figli a non frequentare la scuola in presenza. E ciò sia a causa della paura a cui sono sottoposti da parte dei media, sia a causa della immediata comodità che la DAD garantisce. I genitori non si accorgono però  che i loro ragazzi preferiscono sempre più il chattaggio tra amici fatto in casa sullo smartphone piuttosto che il rapporto vero di persona tra quegli stessi amici fatto di parole, sguardi, gesti, abbracci….

Dico queste cose per esperienza personale. Uno dei miei figli, quello liceale, non sopportando più gli effetti negativi e deprimenti della DAD, in queste tre settimane scorse, potendo scegliere, ha deciso di frequentare le lezioni in presenza. Nella prima settimana in classe sono stati in due, e nelle settimane successive in tre. Mi ha raccontato che anche i suoi insegnanti preferivano la didattica in presenza. Ovviamente, visto il numero risicato di alunni, non è stata una bella esperienza, ma almeno ha rappresentato un fiducioso inizio. Aspettava con desiderio che il governatore disponesse il rientro per tutti, anche se in fase alternata. E invece è arrivata la doccia fredda del ritorno obbligatorio per tutti alla DAD.

Certamente nessuno vuole sottovalutare la situazione, però, piuttosto che scegliere la via più sbrigativa e semplice del lockdown scolastico, sarebbe stato il caso che un governatore come Emiliano si fosse adoperato perché i ragazzi rientrassero a scuola il più presto possibile e nella maggiore sicurezza raggiungibile. Che, per far ciò, si fosse adoperato nella predisposizione di un trasporto pubblico che facilitasse il transito evitando gli assembramenti nei mezzi. Che avesse predisposto aule che consentissero una presenza più tranquilla, anche attraverso l’utilizzo di stabili offerti, ad esempio, dalle scuole non statali, cattoliche e non. Che avesse garantito una medicina del territorio a domicilio realmente funzionante in modo da sgonfiare l’afflusso negli ospedali e rassicurare psicologicamente i cittadini. Che avesse portato a livello di altre regioni più virtuose il numero di tamponi effettuati. Che avesse portato a termine il tanto annunciato ospedale covid da 160 posti letto di terapia intensiva presso il sito della Fiera del Levante, piuttosto che farci trovare uno di soli 14 posti letti, al costo di quasi 18 mln di euro, tutt’ora non funzionante

In conclusione, abbiamo bisogno di amministratori del buon governo, non di coloro che, pur di seguire la strada più semplice e meno impegnativa, attingono a scelte ideologiche come l’utilizzo spinto del lockdwon che, come si è visto, possono rendere vulnerabile il capitale umano, indebolire il tessuto economico, mettere a rischio la futura coesione sociale.

 

 


 

AGGIORNAMENTO:

Il TAR boccia l’ordinanza di Emiliano:

Riporto uno stralcio di un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 23 febbraio 2021:

E’ durata solo poche ore l’ipotesi di un rientro in aula nelle scuole elementari e medie pugliesi, mentre alle superiori restava la didattica a distanza al 50%, dopo il decreto urgente del Tar di Bari che ha sospeso l’ordinanza del presidente Michele Emiliano che per due settimane aveva imposto la scuola “fai da te”, lasciando agli istituti la possibilità di organizzarsi per garantire fino al 50% di lezioni in presenza. Il Governatore, in serata, ha annunciato un nuovo provvedimento che dovrebbe superare il giudice amministrativo. Per farla breve, non cambia nulla. Ma questo tira e molla sta gettando nel caos decine di migliaia di famiglie.

L’approccio della Regione – secondo il presidente della Terza sezione, Orazio Ciliberti – appare contraddittorio nelle sue motivazioni e non coerente con la classificazione della Puglia in zona gialla: Emiliano è intervenuti sugli standard minimi fissati per la didattica dal Dpcm del 14 gennaio con l’obiettivo di consentire la vaccinazione degli operatori scolastici che, però, non può essere effettuata in soli 15 giorni: “Il limite del 50 per cento – è detto nel provvedimento – è una soglia al di sotto della quale deve ritenersi non sufficientemente assolto, né garantito lo standard minimo dei servizi scolastici”.

La Puglia “non motiva a sufficienza il sensibile scostamento dal livello nazionale di garanzia dell’assolvimento dei servizi scolastici”, e non convince il riferimento alla necessità di vaccinare tutti gli operatori scolastici. “I tempi prevedibili e previsti di tale attuazione – non indicati dall’ordinanza, ma ricavabili da comunicati delle strutture sanitarie pubbliche e da univoche notizie di stampa – non sono affatto compatibili con la durata di pochi giorni dell’efficacia dell’ordinanza”.

L’approccio “chiudo le scuole in attesa del vaccino”, dunque, non va bene. “Se l’esigenza fondamentale fosse davvero quella dichiarata di consentire la “attuazione del piano vaccinale degli operatori scolastici”, il provvedimento regionale impugnato dovrebbe essere prorogato o rinnovato per un periodo più lungo, la qual cosa non potrebbe che vanificare l’apporto didattico e formativo dell’anno scolastico 2020-2021 per alunni e studenti in Puglia, in violazione dei livelli essenziali di prestazione fissati dallo Stato”.

L’udienza per la sospensiva è fissata al 17 marzo, oltre la scadenza dell’ordinanza che, a questo punto, potrebbe essere superata da un nuovo provvedimento.

Intanto i sindacati della scuola, con nota congiunta Cgil Scuola, Cisl, Uil, Gilda e Snals alle dichiarazioni di Lopalco che paventavano una proroga della Dad per tutta la primavera, hanno dichiarato la loro ferma contrarietà ribadendo la proclamazione dello stato di agitazione in caso di provvedimenti della Regione. Il Tar, ora, ha rimesso tutto in discussione.

Come già detto, però, Emiliano ha deciso di confermare la sua linea. «Per evitare contrasti col provvedimento del giudice – ha anticipato in una nota inviata dalla Regione –  sto per emettere un’ordinanza che lega la temporanea sospensione della didattica in presenza ad un termine per la esecuzione della campagna vaccinale nelle scuole. Con questo si soddisfa un’esplicita richiesta di motivazione».

E aggiunge: «Sono costretto ad intervenire per evitare che domani le scuole siano improvvisamente invase, in mancanza di provvedimenti di regolazione sanitaria, da tutti gli studenti in presenza con danno gravissimo per la salute del personale scolastico in piena pandemia da “variante inglese” che ormai sta sostituendo le altre meno pericolose e meno contagiose».

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