Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da John L Allen Jr/ Crux, pubblicato su Catholic Herald. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Parlamento europeo
Parlamento europeo

 

Meno di una settimana dopo l’appello di Papa Francesco a riconoscere i migranti come “un’immagine vivente del popolo di Dio in cammino verso la patria eterna”, gli elettori di tutta Europa hanno inferto un colpo potenzialmente grave a questa visione, premiando i partiti di destra e anti-immigrazione nelle elezioni per il Parlamento europeo.

Sebbene si preveda che le forze tradizionali e favorevoli all’UE possano mettere insieme una maggioranza di governo, con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha proclamato che i risultati dimostrano che “il centro sta tenendo”, un tema importante delle elezioni del 6-9 giugno è stata la forte affermazione dei partiti della destra dello spettro politico in diverse nazioni.

I risultati sono stati più drammatici in Francia, dove la fazione del Presidente Emanuel Macron è stata sommersa dal partito National Rally di Marine Le Pen, costringendo Macron a sciogliere il Parlamento e a indire elezioni lampo per il 30 giugno.

Anche in Austria, Germania e Paesi Bassi i partiti di destra hanno ottenuto importanti guadagni. Al contrario, i partiti verdi e liberali hanno perso ciascuno circa 20 seggi, con i Verdi che sono passati da 72 seggi nell’attuale parlamento a soli 53 nel nuovo.

In Italia, il partito di centro-destra Fratelli d’Italia, guidato dal Primo Ministro Giorgia Meloni, è stato il grande vincitore, ottenendo quasi il 30% dei voti, sebbene anche il principale partito di opposizione di sinistra, i Democratici, abbia fatto meglio del previsto, arrivando a circa il 24%.

Molti analisti ritengono che il fatto che sia la Francia che la Germania, considerate i due membri più influenti dei 27 Stati che compongono l’Unione Europea, si trovino ora a fronteggiare movimenti populisti di destra in ascesa, possa rivelarsi particolarmente determinante.

Nel complesso, la maggior parte degli osservatori si aspetta che il nuovo Parlamento europeo sia un po’ più euro-scettico, meno aggressivo nel rispondere al cambiamento climatico e alle politiche ambientali e più duro sulla migrazione.

Tutto ciò potrebbe rappresentare una seria sfida per l’agenda diplomatica e politica del Vaticano sotto Papa Francesco, che ha ripetutamente messo in guardia contro l’ascesa di quel tipo di forze nazionaliste e populiste che hanno ottenuto importanti guadagni.

Nel novembre 2022, ad esempio, Francesco ha ospitato un pranzo in Vaticano per centinaia di rifugiati e senzatetto, affermando in quell’occasione: “Non lasciamoci incantare dalle sirene del populismo, che sfruttano i bisogni reali delle persone con soluzioni facili e affrettate”. Lo scorso agosto, ha utilizzato la piattaforma creata dalla Giornata Mondiale della Gioventù per condannare “il populismo e le teorie della cospirazione”.

Prima delle elezioni europee, il cardinale Matteo Zuppi di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), e il vescovo Mariano Crociata di Latina, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (COMECE), hanno pubblicato una lettera pubblica sul voto, che è stata ampiamente percepita come ispirata da Papa Francesco.

In essa, i due prelati hanno esortato a impegnarsi per l’unità europea, scrivendo: “Alcuni spingono a credere che staremmo meglio isolati, mentre uno qualsiasi dei vostri Paesi, anche grande, sarebbe fatalmente ridotto alla posizione più debole”.

Hanno anche incalzato gli elettori europei sul tema della migrazione, affermando che: “Non si può guardare solo all’interno. Non si può vivere solo per sentirsi bene; bisogna sentirsi abbastanza bene per aiutare il mondo, per combattere l’ingiustizia, per lottare contro la povertà”.

“Prima o poi impareremo che le responsabilità, comprese quelle verso i migranti, possono essere solo condivise, per affrontare e risolvere problemi che sono davvero problemi comuni”, hanno detto i due vescovi.

I risultati delle elezioni, tuttavia, indicano che questi messaggi non sono condivisi o almeno considerati prioritari da un numero crescente di elettori europei.

I risultati potrebbero essere particolarmente impegnativi per i leader cattolici in Germania, dove a febbraio i vescovi del Paese avevano definito “incompatibile” con l’insegnamento della Chiesa il partito Alternative für Deutschland (AfD), i cui critici sostengono che si tratti di un partito di estrema destra mascherato sotto l’apparenza del conservatorismo, e dove è stato licenziato un operatore parrocchiale che era anche un importante membro del partito.

Nonostante questi sforzi, alle elezioni europee l’AfD ha ottenuto il 16% dei voti, superando i socialdemocratici del cancelliere Olaf Scholz e diventando la seconda forza politica del Paese.

D’altra parte, la crescente influenza politica delle forze di destra in Europa potrebbe aiutare Francesco su un paio di altri fronti, tra cui l’Ucraina, dove Francesco e alcuni gruppi populisti condividono lo scetticismo nei confronti del sostegno occidentale al prolungamento della guerra con la Russia, nonché la nota opposizione del Papa alla “teoria del gender”, all’eutanasia e all’aborto.

Ad aprile, il Parlamento europeo ha votato per includere l’accesso all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE, un risultato che il Vaticano ha criticato, ma che è stato considerato per lo più simbolico, dato che tutti i 27 Stati membri avrebbero dovuto approvare tale emendamento, e sia la Polonia che Malta hanno giurato di bloccarlo.

Data la nuova composizione del Parlamento, è probabile che tali misure cosiddette progressiste incontrino una maggiore resistenza.

John L Allen Jr/ Crux

 


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