pista cifrata

 

 

di Roberto Allieri

 

Analizzavo nel mio precedente articolo alcune situazioni in cui l’interpretazione dei fatti veniva arbitrariamente avocata ad esperti, quali detentori qualificati ed esclusivi di tale compito. Equiparavo un percorso di ricerca ad una pista costellata di puntini, cioè di passaggi consequenziali che dovrebbero essere collegati in modo univoco per formare un particolare disegno.

Osservavo che troppo spesso collegando i puntini in modo arbitrario, il disegno finale fosse del tutto diverso da quello che doveva essere. Quando una teoria precede i fatti e ne esula, il disegno non è una scoperta o il risultato di un percorso di ricerca. Diventa invece qualcosa che si pone prima di qualsivoglia investigazione la quale, quindi, non deve neanche essere avviata. E che se proprio di deve intraprendere deve portare necessariamente lì, dove era stabilito sin dall’inizio.

Ho poi accennato, senza sviluppare il concetto, al tema delle correlazioni che, in senso stretto, sarebbero un oggetto di studio squisitamente statistico. Ultimamente, ci si imbatte spesso in dibattiti sulle correlazioni soprattutto quando si parla di effetti avversi da vaccino. Qualcuno si sarebbe forse aspettato, sempre nello scorso articolo, che il mio discorso andasse a parare anche lì. Lì dove il dente, ahinoi, duole di più. Lì dove da tre anni ci si scanna sull’interpretazione di cause ed effetti.

E invece no, ho glissato. Un po’ perché rischiavo di ‘partire per la tangente’ e volevo invece mantenere un certo equilibrio espositivo. E un po’ perché mi riservavo di proseguire il discorso in un contributo successivo.

Dunque, ne parlo ora. Ripartiamo da quella sentenza, scolpita su pietra, che abbiamo sentito tante volte dagli esperti di regime, quando sono chiamati a smorzare qualsiasi ipotesi di collegamenti vaccino/effetti avversi: ripartiamo dal ben noto refrain ‘non c’è correlazione’.

Scientificamente, questo tipo di affermazione è un po’ approssimativo. Spesso si usa erroneamente il termine correlazione come sinonimo di collegamento di causa ad effetto. In realtà, se si vuole attribuire quel significato, bisognerebbe parlare di ‘causazione’. Vediamo di chiarire.

La correlazione, in statistica, è semplicemente una relazione tra due variabili che non dice nulla sulle cause. Misura la tendenza a variare insieme di due fenomeni, senza spiegare il perché. Tuttalpiù può essere indiziaria, strumentale per ulteriori analisi e approfondimenti che appartengono alle indagini sulla causazione.

Se io osservo due fenomeni in una sequenza temporale, posso ricavare un grafico che evidenzia un andamento analogo tra gli stessi: ad esempio, nello spazio tra due elezioni politiche in una città potrei constatare che la popolazione dei gatti diminuisce in sintonia con quella degli elettori di un certo partito. Ciò non vuol dire necessariamente che ci sia una relazione ed un collegamento di causa/effetto tra due fenomeni così distinti. Né si può ipotizzare sulla base di quella tendenza che se un domani in quella città la popolazione felina scendesse a quattro gatti anche gli elettori di quel partito si ridurrebbero a quattro gatti ehm, volevo dire quattro voti.

Altro esempio: potremmo analizzare distaccatamente due altri fenomeni in un certo periodo e riscontrare che più aumenta la temperatura media del pianeta, secondo le rilevazioni fornite dagli esperti, e più aumentano le persone che si definiscono omosessuali. Anche qui non è detto che ci sia una corrispondenza biunivoca tra i due fenomeni. E occorrerà poi stare attenti a strumentalizzazioni ideologiche. Perché se la correlazione diventasse appannaggio di un’ideologia che la renda indiscutibile, un domani potremmo avere promotori LGTB che promuovono il riscaldamento climatico. E gli ecologisti che confidano nell’abbattimento delle temperature con la riduzione del CO2 sarebbero perseguitati come omofobi. Un cortocircuito di transizioni, sostenibilità e resilienze che porterebbe a feroci conflitti tra detentori di inclusività privilegiate!

Due esempi bislacchi, quelli sopra esposti, che portano a chiarire quanto nell’analisi di fenomeni non basta accostarli per trarre arbitrarie conclusioni sui fattori, statisticamente rilevanti, che determinano quei dati. Se le correlazioni, da un punto di vista statistico, sono solo raccolte di dati (che costituiscono meri indizi), la risposta sui motivi scatenanti e sul perché si chiama ‘causazione’. In medicina il concetto si esprime con il termine ‘eziologia’. Lo scienziato che cerca risposte non si ferma agli indizi ma deve arrivare alle cause.

 

Tutto questo pistolotto sin qui esposto, per quanto pesante, andrebbe considerato quando si parla di vaccinazioni ed eventi avversi. Se è innegabile che ci sono stati negli ultimi tre anni da una parte molte vaccinazioni e dall’altra molte più insorgenze rispetto al passato di gravi patologie e disturbi, non è abusivo parlare di correlazione. A meno che non si giochi (sporco) sul periodo di osservazione. Senza entrare in dettagli che più qualificati studiosi di statistica potrebbero spiegare meglio di me, è chiaro che la scelta ‘strategica’ di un periodo di osservazione anziché un altro determina esiti diversi. Non a caso i propagandisti del riscaldamento globale considerano sempre dati di temperature registrati a partire dal 1975 (ultimo e più freddo anno del periodo trentennale di raffreddamento globale) anziché da inizio XX secolo. Ignorando così scomode fluttuazioni e alternanze di alte e basse rilevazioni.

Se si assumessero infatti i dati degli ultimi dodici mesi, si potrebbe riscontrare che, a fronte di un drastico calo di vaccinazioni rispetto all’anno precedente, c’è stato un brusco aumento di eventi avversi. I due fenomeni sembrano avere corrispondenze: meno vaccinazioni, molti più eventi avversi e impennata di morti ‘per tutte le cause’. Anche questa è una correlazione, in senso statistico. È chiaro, dunque, che il mero dato statistico non basta a spiegare le cause dei fenomeni. A volte ci sono correlazioni ingannevoli, che vanno riconosciute come tali. Senza contare distorsioni determinate da fattori ideologici e BIAS (ma questa è materia di specialisti di statistica).

E allora eccoci al discorso sulle cause, che è un altro paio di maniche. O meglio sulle causazioni, che sono quelle cause che generano un effetto o un evento particolare. È qui che si gioca più intensamente la battaglia interpretativa.

 

Ci sono novità nell’approccio alla questione da parte dei sedicenti ‘professionisti dell’informazione’: ora non si nega più l’aumento galoppante, per molte patologie, di effetti avversi che prima venivano minimizzati. Questo blog riporta moltissimi e serissimi studi scientifici condotti da studiosi di tutto il mondo, ai quali rimando per approfondimenti.

Ultimamente, per trovare giustificazioni ai disturbi di chi, avendo alle spalle tre dosi di vaccini, si ritrova con le difese immunitarie a terra e tutta una serie di malanni invalidanti, spossatezza e crisi cardiache, si propala l’espressione ‘è long Covid’. Una risposta che vorrebbe distogliere l’attenzione dagli effetti nefasti delle vaccinazioni ma che in realtà conferma quel problema: che utilità hanno avuto i vaccini se, oltre a non evitare contagi nelle varie passate ondate, hanno protratto nel tempo la loro inefficacia, dimostrandosi non una barriera al Covid ma una porta aperta? Considerando poi che i non vaccinati sembrano attualmente essere molto più in salute, un confronto statistico-sanitario porterebbe ad altri imbarazzi per qualcuno. Un osservatore ligio alla scuola di pensiero di Draghi direbbe ‘Ti vaccini, ti ammali e non ti passa più’. Sia detto questo con rispetto per chi ha creduto nel siero salvifico perché è stato vittima di lavaggio del cervello o ha ceduto alla vaccinazione per ricatti e persecuzioni. Queste pecorelle smarrite, soprattutto chi ha capito e pagato gli errori sulla sua pelle, sarebbe bene accoglierle non con astio ma con un abbraccio misericordioso, con l’invito ‘va e non vaccinarti più’.

 

Coerenza vorrebbe per i tenaci fiduciosi dei vaccini che ancora non si arrendono ed escludono correlazioni o causazioni tra long Covid e vaccinazioni pregresse, che chi è affetto da queste sindromi dovrebbe essere invitato ad una nuova vaccinazione. Così sarebbe meglio protetto. Ma sembra che questa opzione non goda di molto entusiasmo tra i colpiti da ‘long Covid’, neanche tra i vaccinisti più sfrenati. Eppure, dire che il vaccino potrebbe dare effetti avversi no, non si può dire nel pubblico dibattito.

E invece, pian piano e sottovoce, forse sì: questa è la recente importante notizia. C’è qualche crepa che sta minando la diga di omertà: vi invito a seguire la breve intervista (estratto di circa tre minuti) ad una eminente cardiologa, ospite recentemente nella trasmissione Elisir, trasmessa dalla RAI.

Qualcuno, anche nei circuiti del mainstream, comincia a ‘correlare’ e a ‘causazionare’ diversamente. Una cardiologa che viene invitata in TV e impunemente riconosce senza imbarazzi che i vaccini (‘soprattutto a MRNA come Pfizer e Moderna’) possono provocare miocarditi e gravi reazioni avverse, particolarmente a pazienti molto giovani e di sesso maschile, è una minaccia al diritto dei cittadini di essere ingannati e plagiati. Che, a quanto pare, sembra essere uno dei nuovi diritti civili che stanno prendendo piede.

In magistratura pendono varie cause di persone colpite da lutti famigliari o devastate per le conseguenze di vaccinazioni. A differenza del recente passato, lo scudo penale ai medici non è più una garanzia di immunità, in presenza di gravi colpe accertate. Questa notizia  segnala il tentativo (e non è l’unico) di ottenere giustizia per i famigliari di una donna morta per complicazioni insorte dopo una vaccinazione, non correttamente riconosciute e valutate. Sappiamo che ai più alti gradi di giudizio le Corti soffocano ancora ogni istanza di giustizia che metta in discussione la campagna di vaccinazione coatta. Ma la sensazione è che il tappo premuto da politici, esperti e magistratura stia per saltare. In altri Stati è già saltato.

La verità è come l’olio e viene sempre a galla. Non serve continuare a gettare acqua sopra l’olio per coprirlo. Io credo che chi ha gestito (così male!) la pandemia abbia bisogno di una via d’uscita. O la offrirà o soffrirà.

Ma non voglio buttare benzina sul fuoco. Penso che la cosa migliore sia puntare più che sulle ragioni della forza (tentazione che esiste sempre sia nel Potere che nelle opposizioni) sulla forza delle ragioni. Dopo aver tanto osservato i fatti bisognerà affrontarli sporcandosi le mani e mettendoci il naso dentro.

All’epoca dell’infuriare del Covid gli ‘esperti’, per esempio, hanno escluso autopsie e indagini sui cadaveri obbligandone la cremazione, così come hanno escluso ogni valutazione di possibili cure alternative alla tachipirina. Oggi, facendo altri esempi, non si indaga seriamente sulle coagulazioni nel sangue di chi ha assunto vaccini né sul confronto sanitario di coorti non vaccinate e coorti vaccinate (per valutare dove incidono di più patologie qualificate come long Covid) né sulle contaminazioni di DNA nei vaccini.

E riguardo all’esplosione dei tumori o alla loro recidiva, spesso su popolazioni giovani, all’aumento esponenziale di sterilità, aborti naturali, anomalie congenite nei nati vivi, ictus, trombosi… anche tutto questo può essere ricompreso sotto l’ombrello di ‘Long Covid’?

Il punto è questo, o meglio, i puntini sono questi: ci sono fatti che esigono spiegazioni. Basta con le teorie che lasciano fuori i fatti! E le spiegazioni si ottengono solo con investigazioni, cioè con ricerche accurate, minuziose e non prevenute della verità. Non con slogan, ritornelli, delegittimazioni e invettive per sviare il discorso.

 


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