Edward Peters è un rispettato esperto di diritto canonico. Interviene per dire la sua e controbattere l’affermazione del portavoce vaticano Paolo Ruffini che ha definito il gesto di lanciare le statuine della figura femminile nuda amazzonica nel Tevere trafugate da una chiesa da parte di alcune persone.

Ecco il suo articolo nella mia traduzione.

 

Pachamama e Papa Francesco

 

Qualche giorno fa alcune persone hanno rimosso alcune statuette femminili (centrotavola per alcune strane cerimonie a Roma nelle ultime settimane) da una chiesa e le hanno gettate nel Tevere. Il portavoce vaticano Paolo Ruffini ha respinto l’atto come “bravata”. Indipendentemente da come si valuta questo atto, tuttavia, penso che non sia corretto descriverlo come una semplice “bravata”.

Una “bravata” è un gesto che richiama l’attenzione su un problema ma non risolve il problema stesso. Per esempio, incatenarsi a un lampione potrebbe richiamare l’attenzione sulla situazione di chi è ingiustamente imprigionato, ma ciò non libera chi è imprigionato. Stare in piedi all’angolo con la bocca incollata a nastro adesivo potrebbe richiamare l’attenzione sulla sofferenza di chi non ha voce in capitolo, ma non gli dà voce. Tali atti sono delle trovate, trovate buone o cattive, ma alla fine, sono delle trovate. Quello che gli uomini del Tevere hanno fatto è stato diverso.

Rimuovere queste figure da una chiesa e gettarle nel Tevere non si limita a richiamare l’attenzione sul problema della collocazione di tali oggetti in una chiesa, ma rimuove anche le statue dalla chiesa e risolve così il problema di averle poste in un luogo sacro. Un tale atto, buono o cattivo, è più di una “bravata”, è una forma di azione diretta verso un problema.

Poiché il Vaticano ha escluso che le statue nude possano rappresentare la Vergine Maria o “Nostra Signora dell’Amazzonia”, è controverso se le figure ritraggono la dea pagana amazzonica Pachamama o (almeno per una manciata di vaticanisti) solo qualche vaga “forza vitale”. Non sta a me fare supposizioni su chi o cosa rappresentano effettivamente gli oggetti e se qualcuno vuole sostenere che salmodiare e inchinarsi davanti a figurine di donne nude non conta come adorare degli strani dei, ebbene, chi sono io per dirlo?

Ma una valutazione più completa dell’atto di questi due uomini non si basa unicamente sul fatto che le figure siano demoniache o semplicemente un capriccio. Il Canone 1210, parlando della dignità dei luoghi santi cattolici in generale, afferma: “Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo…..”. E il Canone 1220 § 1, rivolgendosi specificamente alle chiese, afferma: “Tutti coloro cui spetta, abbiano cura che nelle chiese siano mantenuti quella pulizia e quel decoro che si addicono alla casa di Dio, e che si rimuova da esse tutto ciò che è alieno dalla santità del luogo.”

Questi canoni, a mio avviso, non precludono semplicemente la collocazione nelle nostre chiese di artefatti ovviamente demoniaci o pagani, ma richiedono piuttosto ai responsabili dei luoghi sacri di allestire oggetti che favoriscano positivamente la preghiera e il culto cristiano. Se, come ha affermato la Congregazione per il culto divino nel 1987(*) , il solo fatto che una qualche musica sia certamente bella non ne giustifica l’esecuzione nelle chiese, allora, a maggior ragione, le autorità ecclesiastiche dovrebbero stare in guardia contro l’allestimento di oggetti ampiamente e ragionevolmente visti come rappresentanti delle divinità pagane negli spazi sacri cattolici. Suggerisco (e più precisamente, il Codice di Diritto Canonico che meglio si attaglia, ad esempio, il Canone 214), che i fedeli hanno il diritto di confidare che ciò che vedono nei luoghi sacri cattolici sia effettivamente al servizio del sacro e non sia semplicemente un gesto verso una qualche forma di correttezza politica o l’ultima cause du jour (causa del giorno, ndr), per non menzionare il fatto che possano essere semplicemente malvagi. Ignorare le preoccupazioni sull’uso corretto dello spazio sacro con un’alzata si spalle e con un “non sappiamo veramente che cos’è” significa ignorare i doveri positivi che i rappresentanti della Chiesa devono ai fedeli.

Come uomo di legge sono anche un uomo dell’ordine e, di norma, ritengo che rimuovere oggetti dalla proprietà privata non sia un atto di buon ordine. Ma allora, nemmeno la sistemazione di idoli (che si tratti di demoni o di cause secolari) nelle chiese cattoliche è un atto di buon ordine. Con il tempo l’inosservanza della legge da parte dei responsabili (dell’ordine nelle chiese, ndr) porta infine all’inosservanza della legge da parte di coloro che ne sono soggetti. E questo a sua volta può portare ad atti che sono molto più che semplici “bravate  tu”.

 

* Vedi Cong. per il Culto Divino (Mayer), estratto da let. “Qua in mentem quaedam normae quoad ‘Concerti nelle chiesa’ revocantur” (05 nov 1987), Communicationes 19 (1987) 179-181.

Facebook Comments
image_print
1