Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da Côme de Prévigny*, pubblicato su Rorate Caeli. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

 

FSSPX Consacrazioni episcopali senza mandato pontificio - Econe 01.07.2026
FSSPX Consacrazioni episcopali senza mandato pontificio – Econe 01.07.2026

 

Negli ultimi giorni è stato ripetuto con evidente soddisfazione: «La questione è chiusa. Lo scisma è consumato. Non c’è più nulla da aspettarsi dalla Fraternità San Pio X». Molto bene. Ammettiamolo. A questo punto avremmo già dovuto voltare pagina. Eppure la vicenda si rifiuta ostinatamente di chiudersi e continua a occupare un posto di primo piano nell’attualità.

L’incredibile onda d’urto che ha scosso i social media e gli ambienti cattolici rivela, al contrario, una vicenda tutt’altro che risolta. Le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio avvengono decine di volte all’anno — in Cina, in Messico, negli Stati Uniti — senza che la Santa Sede reagisca con un vigore neanche lontanamente paragonabile a questo. Perché questa eccezione?

1. Un’accoglienza applicata in modo selettivo

Se la rottura è totale e la Fraternità è definitivamente fuori dai giochi, perché non le viene riservato lo stesso trattamento riservato ad altre comunità separate? Vescovi anglicani come Sarah Mullaly e decine di pastori protestanti vengono accolti con cortesia, dialogo cordiale e sorrisi da media. La FSSPX, al contrario, rimane l’unico organismo trattato come un paria intoccabile. Se è davvero «fuori» dalla Chiesa, allora le venga accordata la diplomazia riservata a coloro che se ne sono realmente andati: tappeti rossi, scambi di doni e comunicati altisonanti. Nulla di tutto ciò viene offerto. Questa severità mirata invita a un’analisi approfondita.

2. Una sanzione senza precedenti

Negli ultimi giorni, i vescovi hanno rilasciato comunicati in rapida successione e la Santa Sede ha formulato una condanna di insolita intensità — una condanna che riguarda tutti i fedeli, uno sviluppo senza veri precedenti da molto tempo a questa parte. Si sta brandendo la minaccia di un pericolo imminente. Eppure, secondo gli stessi critici della Fraternità, la FSSPX non è altro che un piccolo gruppo di dissidenti arroganti, una realtà marginale e arretrata: presumibilmente più pericolosa delle aperte deviazioni dottrinali, più pericolosa del diffuso abbandono della pratica religiosa, più pericolosa delle eresie pubbliche, più pericolosa persino di certi gravi scandali morali i cui autori non vengono più sanzionati con misure che si avvicinino a questo grado di intensità. Se la Fraternità è così insignificante e così dannosa, perché tanta paura del fascino che potrebbe esercitare sui fedeli? Il santo Popolo di Dio ha perso ogni capacità di discernimento? La contraddizione è lampante: questa organizzazione viene dipinta come un mostro, mentre i suoi oppositori si comportano come se quel mostro esercitasse un’attrazione irresistibile.

3. Un clamore mediatico sproporzionato

I commentatori ostili hanno annullato le loro vacanze. Video, editoriali, analisi e dichiarazioni pubbliche si susseguono a ritmo serrato. Su X, i sacerdoti non parlano praticamente d’altro, sostituendo talvolta la loro omelia domenicale con ammonimenti appassionati. Eppure, se si deve credere a questi stessi critici, la FSSPX è solo un gruppo marginale insignificante — praticamente una setta sull’orlo dell’estinzione. Allora perché questa implacabilità sproporzionata? Perché questa mobilitazione febbrile per una manciata di sacerdoti e fedeli che, ci viene detto, non contano nulla? Occorre davvero questo dispendio di energie per occuparsi di poche pecore fuori di testa?

Non potrebbe trattarsi, in fondo, di un diversivo? Un modo per anestetizzarsi in una controversia ecclesiastica interna piuttosto che affrontare la realtà: l’avanzata dell’Islam radicale in Europa, la diffusione del «wokismo», il degrado morale e culturale generalizzato, o l’imminente voto sull’eutanasia in Francia?

La Fraternità San Pio X diventa così, suo malgrado, un segno di contraddizione. Non per alcun desiderio di provocare, ma perché tutto ciò che viene detto contro di essa finisce per contraddirsi. Essa mette a nudo le incoerenze, le paure e i punti ciechi dei suoi avversari. Con la loro straordinaria mobilitazione e il loro appassionato interesse, questi avversari stanno rendendo alla Fraternità, del tutto contro la loro volontà, un tributo clamoroso. Questi giorni turbolenti stanno imponendo domande che molti preferirebbero evitare. Gli appelli disperati dei cardinali Müller e Koch, e di mons. Bux, ne sono una prova sufficiente. E questo, forse più di ogni altra cosa, è ciò che turba maggiormente le persone.

Côme de Prévigny*

 

* Pseudonimo di uno scrittore di lingua francese che in passato ha scritto ampiamente per Rorate

 


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