Papa Benedetto XVI
Papa Benedetto XVI

 

 

di Lucia Comelli

 

Ecologia ambientale ed umana sono, per papa Benedetto XVI, temi fondamentali e tra loro indissolubilmente legati. Rispettare l’ordine della natura significa infatti anche custodire l’uomo, che ne rappresenta il vertice:

L’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo […] è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli [la] rispetta e accetta se stesso per quello che è, […] soltanto così si realizza la vera libertà umana[1].

L’uomo non si è fatto da solo, ma è stato creato – come ogni altro essere – da Dio: In principio Dio creò il cielo e la terra (Gn.1,1). L’insegnamento della Genesi è indispensabile per capire il legame tra Dio, l’uomo e il mondo – quindi per comprendere realmente noi stessi – e lo stesso significato della redenzione.

Eppure, la Chiesa ha abbandonato la dottrina della creazione, come il pontefice lamentava il 6 agosto 2008 dialogando con i sacerdoti di Bressanone[2]. Rispondendo ad una domanda sulla questione ambientale, rilevata appunto la scomparsa del tema della creazione nel dibattito teologico contemporaneo, aggiungeva:

[in questo modo] togliamo valore anche alla Redenzione. Infatti, se Dio non ha nulla da dire nella Creazione, se viene relegato semplicemente in un ambito della storia … Come potrà portare veramente la salvezza per l’uomo nella sua interezza e per il mondo nella sua totalità?  

Per capire il mistero della redenzione è difatti necessario ricordare che Dio è il creatore di ogni cosa e riconoscere nuovamente il legame inscindibile tra creazione e redenzione. Dio è il creator Spiritus, la Ragione che è in principio e dalla quale tutto nasce e di cui la nostra ragione non è che una scintilla. Se Dio può entrare nella storia ed operare in essa, è proprio perché Egli è il Signore di ogni cosa: riconoscendo questo, diverremo pure consapevoli che la redenzione e l’essere cristiani, significano sempre e comunque anche responsabilità nei riguardi della Creazione[3].

L’espressione della Genesi che affida all’uomo il compito di soggiogare la terra è stata considerata in passato come il fondamento teorico dell’arroganza umana nei riguardi della natura e quindi dei danni che essa ha causato all’ambiente: ma il pontefice respinge come falsa questa accusa!

Se è vero che il mondo è stato creato da Dio per iniziare una storia d’amore con l’uomo, per poter anzi diventare Egli stesso un uomo e redimerlo[4], la fede cristiana non esime quest’ultimo da una responsabilità verso la creazione, anzi: “fino a quando la terra è stata considerata creazione di Dio, il compito di ‘soggiogarla’ non è mai stato inteso come un ordine di renderla schiava”, sfruttandone in modo selvaggio le risorse, ma come il compito di custodirne e svilupparne i doni, collaborando così con la propria attività all’azione creatrice di Dio[5].

La concezione cristiana della creazione si è concretizzata in modo emblematico nell’attività dei monaci, capaci di trasformare luoghi prima inospitali e selvaggi in piccoli paradisi:

Se osserviamo quello che è nato intorno ai monasteri, come in quei luoghi siano nati e continuino a nascere piccoli paradisi, oasi della creazione, si rende evidente che tutto ciò non sono soltanto parole, ma dove la Parola del Creatore è stata compresa nella maniera corretta, dove c’è stata vita con il Creatore redentore, lì ci si è impegnati a salvare la creazione e non a distruggerla.

Come ammonisce San Paolo nel capitolo 8 della Lettera ai Romani, la terra va trattata a partire dall’amore verso Dio, infatti:

la creazione soffre e geme per la sottomissione in cui si trova e attende la rivelazione dei figli di Dio: si sentirà liberata quando verranno delle creature, uomini che sono figli di Dio e che la tratteranno a partire da Dio. Io credo che sia proprio questo che noi oggi possiamo constatare come realtà: il creato geme – lo percepiamo, quasi lo sentiamo – e attende persone umane che lo guardino a partire da Dio.

Quando l’uomo perde il senso della sua creaturalità, cioè della sua dipendenza da Dio, e la speranza di una vita al di là della morte, inizia un consumo brutale e tendenzialmente illimitato delle risorse naturali: per possedere ogni cosa e godere la vita con la massima intensità possibile[6].

Il capitolo 48 dell’enciclica Caritas in veritate ci ricorda che, invece, la natura è espressione di un disegno divino di amore e di verità, del cui uso risponderemo al Signore:

Essa ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita. Ci parla del Creatore (cfr. Rm 1, 20) e del suo amore per l’umanità. È destinata ad essere « ricapitolata » in Cristo alla fine dei tempi (cfr. Ef 1, 9-10; Col 1, 19-20). Anch’essa, quindi, è una «vocazione». La natura è a nostra disposizione non come «un mucchio di rifiuti sparsi a caso», bensì come un dono del Creatore che ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo ne tragga gli orientamenti doverosi per “custodirla e coltivarla” (Gn 2,15).

Nella nostra società, per tanti aspetti schizofrenica, si assiste tanto allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali o all’incuria verso le stesse [come il dissesto idrogeologico che in maggio ha causato, assieme alle abbondanti piogge, la rovina di numerosi comuni emiliani e romagnoli], quanto ad una sacralizzazione della natura, che – nell’ideologia ecologista in cui siamo tutti immersi – diventa più importante dell’essere umano. Anche quest’ultimo atteggiamento, sottolinea il papa, non è cristiano: «è contrario al vero sviluppo considerare la natura più importante della stessa persona umana. Questa posizione induce ad atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo: dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, non può derivare la salvezza per l’uomo».

L’ecologismo contemporaneo – che ritiene l’uomo responsabile di tutti i mali – si accompagna ad un’antropologia profondamente contraria a quella cattolica: del resto, i movimenti ecologisti sono storicamente legati a doppio filo a quelli per il controllo delle nascite e all’eugenetica[7]. Purtroppo, anche nel mondo cattolico si assumono acriticamente termini e slogan del movimento ambientalista. Ma ambiente e creato non sono affatto parole intercambiabili, anzi esprimono due concezioni opposte della realtà e soprattutto dell’essere umano: infatti, l’ecologismo condanna l’uomo, come una sorta di corpo estraneo per l’ambiente[8]. Purtroppo, soprattutto dopo la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’[9], sono fioriti anche nella Chiesa cattolica orientamenti di pensiero e movimenti omologati all’ideologia green: ad essi il tema della creazione non interessa più.

Invece, per papa Benedetto XVI, creazione e redenzione, vita terrena e vita eterna, responsabilità nei riguardi del creato e responsabilità nei riguardi degli altri e del futuro sono, come abbiamo visto, inseparabili. Invero – come la Bibbia rivela fin dalla Genesi – nella creazione si manifesta un ordine gerarchico, espressione di un disegno, per il quale la natura tutta è per l’uomo, ma questi è destinato a Dio[10]. Come ha ricordato in una interessante videolezione il giornalista Riccardo Cascioli[11], oggi si chiede il rispetto dell’ambiente soprattutto facendo leva sulla paura, anzi sul terrore (nasce una nuova ‘patologia’, l’ecoansia): ad esempio, bisogna risparmiare l’acqua, altrimenti si esaurirà e finiremo tutti per soffrire la sete. Eppure, lo sviluppo tecnologico smentisce spesso le cupe previsioni dell’ambientalismo: pensiamo a come Israele o gli Emirati Arabi abbiano ottimizzato – grazie all’irrigazione a goccia a goccia – l’utilizzo dell’acqua, trasformando anche il deserto in terra coltivata; o alla desalinizzazione dell’acqua marina, che permetterà di utilizzarne la quantità enorme presente negli oceani. In realtà, l’acqua non va sprecata perché è un dono prezioso di Dio e va quindi usata con saggezza, per il proprio e altrui bene.

Un esempio emblematico di tale concezione cristiana è appunto l’attività degli ordini monastici che, in particolare durante il medioevo, hanno reso splendidi con il loro lavoro luoghi prima inospitali.

 

Ma cosa c’entra l’ecologia umana con la difesa dell’ambiente?

 

Come Papa Benedetto XVI ha sostenuto nel capitolo 51 dell’enciclica Caritas in veritate, esiste uno stretto rapporto tra il modo con cui trattiamo la natura e noi stessi: per questo la Chiesa ha una responsabilità verso il creato da far valere anche in pubblico, non per custodire anzitutto l’acqua o la terra come doni di Dio appartenenti a tutti, ma per preservare l’uomo dalla distruzione di sé. Per salvaguardare la natura è in effetti decisiva la tenuta morale della società, perché tutto fa riferimento all’uomo: è illogico, infatti, chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente, senza educare l’essere umano, che rappresenta il vertice della natura (la sua parte autocosciente), a rispettare anzitutto se stesso:

Per salvaguardare la natura non è sufficiente intervenire con incentivi o disincentivi economici e nemmeno basta un’istruzione adeguata […] il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse[12].

Anche per questo sono rimasta attonita nell’apprendere che – secondo mons. Américo Aguiar, neocardinale e responsabile della Giornata Mondiale dei Giovani in corso a Lisbona – il senso dell’iniziativa non è assolutamente quello di convertire i giovani a Cristo[13]. Mi chiedo infatti che utilità abbia per la vita dei ragazzi ascoltare e discutere di riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai e condizionatori (il tema della Seconda giornata è stato l’Ecologia integrale: la cura per l’altro e per l’intero creato) piuttosto che essere sollecitati ad aprire, anzi spalancare il proprio cuore a Cristo, come esortò noi tutti a fare – fin dall’inizio del suo pontificato – San Giovanni Paolo II.  Fondatore nel 1985 delle GMG, l’allora pontefice scrisse per le migliaia di giovani che risposero al suo appello una Lettera apostolica, sulla scia del colloquio evangelico di Cristo con il giovane ricco, in cui li spronava ad essere sempre pronti a rispondere a chiunque domandasse loro ragione della speranza cristiana, ‘lanciandoli’ così nell’entusiasmante compito di evangelizzare il mondo.  

Mi chiedo se i prelati che, come mons. Aguiar, si conformano alla mentalità dominante, abbiano mai sperimentato la gioia e la gratitudine di essere stati chiamati da Cristo alla salvezza; se inoltre si rendano conto di quanta incertezza su di sé e sulla realtà che li circonda (e quindi di quanta paura) soffrano oggi i giovani: in questo contesto, esiste qualcosa di più importante per i cristiani che annunciare l’esistenza di un disegno buono sul mondo e su ogni uomo che nasce dallo Spirito creatore di Dio? No, se – come insegna ancora Papa Benedetto – credervi illumina ogni aspetto dell’esistenza e dà il coraggio di affrontare con fiducia e con speranza l’avventura della vita[14].

 

Lo splendido paesaggio attorno all’Abazia di Rosazzo (UD) è il frutto di un armonico rapporto dell’uomo con la natura _©DRONE_REPORTAGE

Lo splendido paesaggio attorno all’Abazia di Rosazzo (UD) è il frutto di un armonico rapporto dell’uomo con la natura _©DRONE_REPORTAGE

 

Note: 

[1] Discorso del Santo Padre Benedetto XVI al Reichstag di Berlino, 22 settembre 2011, www.vatican.va. Tutti i discorsi del pontefice sono facilmente reperibili online.

[2] Incontro del Santo Padre Benedetto XVI con il clero della Diocesi di Bressanone, 6 agosto 2008. Ringrazio il dott. Riccardo Cascioli, caporedattore della rivista online La nuova Bussola quotidiana, per avermi fatto conoscere, nel corso dell’omonima lezione sul magistero sociale di Papa Benedetto che ha ispirato il presente articolo, questo splendido testo del pontefice e gli altri successivamente citati.  

[3] Secondo il prof. Tommaso Scandroglio, il corretto rapporto tra credente e creato s’incardina su tre aspetti essenziali. Primo: ogni ente naturale è in sé buono perché trova in Dio la sua causa prima. In esso, quindi, riluce una qualche perfezione del Creatore, sebbene anche la natura abbia subìto il riverbero negativo del peccato originale («maledetto sia il suolo per causa tua!»: ecco in Genesi 3,17 la spiegazione ultima di inondazioni, tsunami, incendi, terremoti, tifoni e altro ancora). Secondo: la bontà della creazione che in noi si appalesa nella sua bellezza e nella sua intima razionalità provoca o deve provocare un inno di lode a Dio. Questo fece san Francesco. Terzo: il creato può e deve essere usato dall’uomo per l’uomo, ossia per la sua santificazione, e non deve essere abusato non perché la coccinella o il ghiacciaio abbiano dei diritti (non possono averli perché non sono persone), ma perché il valore intrinseco dei beni creati – tra loro armonicamente diseguali – e il rispetto della dignità umana implicano condotte conseguenti. T. Scandroglio, Gmg: il vitello d’oro dell’ambientalismo, al posto di Dio, 2 agosto 2023, www.la nuovabq.it

[4] il libro della Genesi ci indica che il primo pensiero di Dio era trovare un amore che risponda al suo amore. Il secondo pensiero è poi creare un mondo materiale dove collocare questo amore, queste creature che in libertà gli rispondono”. Benedetto XVI, Io credo in Dio: il Creatore del cielo e della terra, il Creatore dell’essere umano, Udienza generale del 6 febbraio 2013.

[5] Incontro del Santo Padre Benedetto XVI con il clero della Diocesi di Bressanone …, op.cit.

[6] Ivi.

[7] L’ecologismo è un’ideologia radicale che, fin dalle sue origini, ha preteso di risolvere i problemi del mondo eliminando l’uomo essa, infatti, nasce alla fine dell’Ottocento come frutto del darvinismo sociale, attraverso le società eugenetiche. Le persone che le frequentano sono le stesse dei movimenti ambientalisti e del femminismo radicale. Cfr. Comelli Lucia, Che cosa è l’uomo perché te ne curi? L’antropocentrismo cristiano e i miti antiumani dell’ecologismo, www. sabinopaciolla.com, 16 maggio 2023.

[8] Nell’Ipotesi Gaia la terra viene concepita come un organismo che si autoregolamenta, reagendo alla molesta presenza dell’uomo, con una sorta di febbre (il riscaldamento globale). Ivi.

[9] Purtroppo, il documento assume come verità assoluta l’ipotesi scientifica dell’origine antropica del riscaldamento globale, facendone discendere tutta una serie di indicazioni pastorali. Cfr. Andrea Stocchiero e le parrocchie verdi: ora c’è una guida per la cura del creato, 3/03/2017, www. famigliacristiana.it.

[10] Cfr. Benedetto XVI, Io credo in Dio: il Creatore del cielo e della terra, il Creatore dell’essere umano, Udienza generale del 6 febbraio 2013.

[11] L’incontro: Ecologia umana ed ecologia ambientale – organizzato dall’Osservatorio Card. Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa e dalla rivista La Nuova Bussola Quotidiana – faceva parte di un ciclo di dieci lezioni dedicate al magistero sociale di Benedetto XVI.

[12] Si consideri, in particolare, la dolorosa confusione provocata negli ultimi anni tra moltissimi bambini e adolescenti dal diffondersi – attraverso i mass media e persino attraverso molteplici progetti scolastici – della teoria sulla fluidità di genere, che prospetta l’esistenza di innumerevoli identità sessuali a cui potersi conformare, anche da minorenni, con l’ausilio di terapie ormonali e operazioni chirurgiche.

[13] Queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista alla Radio Televisione Portoghese (RTP) lo scorso 6 luglio hanno fatto giustamente molto scalpore.

[14] Benedetto XVI, Io credo in Dio …, op.cit.

 


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