Duccio di Buoninsegna, Maestà del Duomo di Siena, Madonna

Duccio di Buoninsegna, Maestà del Duomo di Siena

 

di Giuliano Di Renzo

 

“Kaire, Maria, Kekaritomène, o Kyrios meta sou.

Ave, Maria, Gratia plena, Dominus tecum.

Ave, Maria, Piena di grazia, il Signore è con te!”

(Vangelo di San Luca 1,28).

Grazia nel senso latino, kàris in greco, indicano la bellezza, ciò che reca compiacimento.

La Madonna è colma della compiacenza di Dio e siccome Dio è la bellezza, non ha la bellezza ma è la bellezza, la Madonna, che è immagine di Dio come siamo noi, lo è nella somma perfezione possibile in creatura.

Anche i nostri primi genitori erano splendenti di sovrana bellezza, riflettevamo con perfezione il sommo splendore di Dio, come le gemme che essendo di 24 carati sfavillano meravigliosamente quando li investe abbondantemente la luce.

Al modo anche delle splendide vetrate delle cattedrali medievali o delle opere d’arte che spandono silenziosamente bellezza nelle chiese e nei musei. La bellezza è la luce ed esse ottengono bellezza dalla luce che gioca in esse. Così noi otteniamo esistenza ed essere da Dio, che è l’Essere esistente nella sua purezza assoluta e santità.

La natura umana dai nostri progenitori posseduta nel grado sommo della sua perfezione sarebbe stata trasmessa anche a noi per naturale generazione, come fiaccola della vita che prosegue il suo cammino passando da un tedoforo all’altro.

Quella prima creazione era come un fidanzamento tra l’umanità e Dio, Dio Verbo, i cui riflessi come da artista che crea splendevano come bellezza del creato e più ancora quale luce della divina Sofia nell’intelligenza della mente.

Ma il fidanzamento è propedeutico all’unione nuziale che si compie con la dichiarazione e scambio solenne e definitiva di scambievole amore. L’amore rimane una proposta e non è unitivo prima della prova e l’accettazione della libertà.

L’umanità nei progenitori ha messo in dubbio la sincerità di Dio e lo ha rifiutato.

In tale modo ha perso il dono di bellezza delle nozze regali e si è firmando un patto di alleanza con la Morte.

Adamo ed Eva si sono così trovati nudi e vergognosi di sé davanti alla Luce di amore rifiutata di Dio. Erano nulla.

Da allora l’uomo per naturale legge dell’inerzia del Male viene trascinato lontano da Dio dalla sua difformità dal Bene ed è portato ad avversare Dio e tutto ciò richiama Dio.

E’ quello sperimentiamo nella nostra coscienza e ci spinge a rivoltarci contro la Luce. La luce fa male ai nostri occhi malati e la visione di noi stessi sotto il fulgore di essa umilia il nostro orgoglio e mostra noi impotenti falliti prometei.

La torre di Babele costruita dentro di noi per assaltare il cielo e detronizzare dopo averLo sfidato Dio e mettere al suo posto noi è ricaduta su di noi, come ricadde sugli angeli ribelli prima di noi e con l’innocenza persero il paradiso.

La vanità di Narciso e orgoglio del Satana ci hanno perduti.

Con il suo DNA ora scombinato e distorto la nostra natura è uno specchio deformante del riflesso in noi di Dio ha ora in sé i putridi germi della Morte e i segni nella vota quotidiana di tutti e di ciascuno sono la cattiveria che ogni giorno anche involontariamente esprimiamo, il dolore e la morte.

Da allora siamo soggetti ad essi dolore in tutte le loro forme, essendo la nostra natura ormai incline al male sin dalla giovinezza (cfr Genesi 8,20-21).

Ferito ma non rassegnato a perdere la sua sposa umanità il Verbo di Dio decise di rivestire la natura umana e col suo sacrificio riparare al male fatto dalla stessa umanità e restituirle la pienezza della regalità della grazia e dell’amore.

“Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel tuo sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue e cresci come l’erba del campo….Passai poi ancora vicino a te e ti vidi. Ecco, la tua età era l’età dell’amore. Io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità.

Giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e fosti mia…ti ripulii e ti unsi di olio, ti cinsi il capo di bisso e ti ricoprii di seta…

Tu però infatuata della tua bellezza ti sei prostituita. Prendesti i figli e le figlie che mi avevi generati e li sacrificasti loro ai demoni in cibo, li offristi a loro facendoli passare per il fuoco, hai moltiplicate le tue infedeltà.

Perciò, o prostituta, ascolta la parola del Signore: ti infliggerò la condanna delle adultere e delle sanguinarie e riverserò su di te furore e gelosia” (Ezechiele 16,6-43).

Ed ecco la Chiesa nel suo mistero. Per riavere l’umanità e riavere noi Cristo offre se stesso al fine di farci comparire davanti a Lui come Chiesa, Sposa senza macchia e senza rughe.(cfr San Paolo Apostolo. Lettera agli Efesini 5,25-27).

Noi siamo abituati a infrangere i nostri patti e tradimenti e adulteri sono sciaguratamente considerati ormai normali e non pensiamo che perdiamo la nostra anima.

Ma Dio che è Santo, assolutamente Santo, eternamente Santo è fedele sino a morire e senza tentennamenti tiene fede alla promessa, al patto nuziale, al matrimonio, che creandola ha liberamente contratto con l’umanità.

Il mondo è la creazione di una mirabile sinfonia, ma la mala libertà del peccato ha messo disordine in questa sinfonia del mondo e degli spiriti rovinando l’opera artistica di Dio.

Che cosa diremmo noi se una mano sacrilega lacerasse il tessuto sinfonico di linee e colori che formano un affresco di Giotto o una mirabile Maestà di Duccio del museo del duomo di Siena?

Come riprenderà il Verbo l’umanità e farla risorgere al suo amore? “Ti ho amato di amore eterno per questo ti tiro a me pieno di compassione. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine Israele” (Geremia 31,3). E: “Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” (Vangelo di San Giovanni 12,32).

La creazione è chiamata alla vita e la vita è chiamata e cammino verso la pienezza della vita nella pienezza dell’amore.

Ecco: Ave, Maria, piena di grazia.

Anche alla Madonna, umanità nuova nel nuovo Eden, viene chiesta una prova di amore ed Ella la diede credendo all’amore di Dio.

Umiliandosi sino a terra davanti alla sublime condiscendenza di Lui, sorpresa di essere stata guardata e donandosi a Lui e nel tripudio di tanto immenso amore fece scaturire dal suo cuore come da roccia percossa dallo Spirito la lode di fulgido Magnifcat che risuonò su tutto l’universo creato e della sua esultanza fece esultanza di tutti i redenti.

“Sono la schiava del Signore, avvenga di me ciò che tu hai detto” (Vangelo di San Luca 1,38) e lo Spirito di Amore di Dio l’avvolse del suo splendore intanto che quell’Amore avvolgeva il Verbo dell’umanità nuova presa da Maria, la Quale diventava il nuovo Eden e nuova Eva.

“Fino a quando andrai vagando, figlia ribelle? Poiché il Signore crea una cosa nuova sulla terra: la Donna cingerà l’Uomo!” (Isaia 31,22)

Eva era stata santificata da Dio prima del peccato, ma lacerò gettando nella melma del tradimento la sua veste, lei che fu donna per essere la fonte della vita e il calore dell’amore e Adamo la seguì. La Madonna invece diede sempre prova a Dio di inscalfibile indefettibile amore.

“Chi è mia madre? Chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Vangelo di San Marco 3,33-35).

Nel momento in cui la Santissima Trinità decideva di coinvolgersi nella difficile redenzione dell’umanità decideva anche l’Incarnazione del Verbo e l’Immacolata sua Madre.

“Termine fisso d’etterno consiglio” la contempla Dante (Paradiso XXXIII,3), “uno eodemque consilio” Dio decise Cristo e sua madre, scriverà il Beato Pio IX nella confessione di fede della Chiesa nell’Immacolata concezione di Maria.

Preordinata dall’eternità come noi, la Madonna mostrò purissima la sua fede nuziale con Dio al momento dell’annunciazione.

Madre del Signore. La pienezza di Grazia di Lei fu il Signore in Lei e da Lei. Noi siamo figli di Dio solo per adozione di grazia non per natura essendo unico figlio naturale di Dio solo il Verbo, la Madonna invece è in Dio unita a Lui per il vincolo naturale che unisce la Madre al Figlio. Proprio come disse a Bruno Cornacchiola alle Tre Fontane a Roma sabato dell’ottava di Pasqua 12 aprile 1947 e riconducendolo alla fede cattolica: “Io sono Colei che sono nella Trinità Divina”.

Creatura ma non creatura tra tante, Ella è purissimo riflesso di Dio, sede del Verbo per sempre, Sede della Divina Sapienza, scala di Giacobbe e porta del cielo. Madre si è sempre e per sempre.

Ave, Maria, piena di Grazia, o Tutta Santa, o Panaghìa Theotòkos, Madre di Dio, Madre di… Dio !, benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno…. Prega per noi peccatori…. Adesso….Oh, sì, adesso…. e nell’ora….della nostra morte….sì, nell’ora della nostra morte.

Quasi al modo dei Fioretti di San Francesco val bene chiudere: “A gloria et laude di Giesu Cristo, Salvatore nostro et di Maria madre sua. Amen”

 

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