Fra Angelico Sanmarco, Firenze 1442 1443, Annunciazione, Madonna
Fra Angelico Sanmarco, Firenze 1442 1443, Annunciazione

 

IV Domenica di Avvento (Anno B)

(2Sam 7,1-5.8-12.14.16; Sal 88; Rm 16,25-27; Lc 1,26-38)

 

di Alberto Strumia

 

Domenica scorsa, III del Tempo di Avvento, l’incalzare delle “domande” poste dagli inviati dei farisei a Giovanni Battista, per sapere se fosse lui il Messia, ci ha fatto riflettere sulla “Domanda Fondamentale” che ogni essere umano porta dentro di sé. È la “Domanda” verso la quale spingono tutte le altre “domande” della vita quotidiana, da quelle più “materiali, che tutti abbiamo per poter sopravvivere, a quelle psicologiche e razionali che coinvolgono la nostra intelligenza e affettività.

Abbiamo visto come sia facile, almeno per un po’ del tempo della vita, “accontentarsi” di risposte molto superficiali e parziali: da quelle “materialiste” a quelle “sociologiche” e “psicologiche”.

Ma appena si affaccia all’orizzonte la “Domanda” sul senso di tutto ciò che esiste e sul senso della vita (è quella che viene detta normalmente la “Domanda religiosa” o “senso religioso”), della propria vita, se non si è incontrata l’unica “Risposta” solida che è Cristo e lo si è riconosciuto come “Fondamento antropologico” dell’esistenza, si rischia di finire nella disperazione individuale e nella disgregazione sociale. Ed è quanto sta accadendo da anni proprio oggi.

Chi porta in sé questa “Domanda Fondamentale” e ha avuto la Grazia di incontrare chi lo ha saputo condurre alla “Risposta Finale” ad essa – a Cristo dunque – e ha avuto il coraggio di impegnare la sua intelligenza e libera volontà a percorrere tutti i gradini delle “domande intermedie” fino a raggiungerla, non accontentandosi di fermarsi all’inizio o a metà della loro sequenza, ha il compito di pregare perché anche gli altri facciano lo stesso percorso esistenziale.

La liturgia di questa IV domenica di Avvento, nel Vangelo, ci mette davanti il “modello esemplare” di comportamento che un essere umano può avere quando è la “Risposta Fondamentale” stessa, Dio stesso a presentarsi invitando un essere umano a riconoscerla per accoglierla e lasciarsi coinvolgere a collaborare direttamente all’opera di Dio per la “ricostruzione” della “giustizia originale” tra la creatura e il Creatore.

“Risposta Fondamentale” che è stata perduta proprio quando l’essere umano si è voluto fermare a costruire l’esistenza sulle “risposte parziali”, sostituendole all’unica “Risposta Finale” alla “Domanda di senso” di tutte le cose e della propria vita.

Il “modello esemplare” è quello che troviamo nel comportamento della Vergine Maria, che esprimendo liberamente la sua adesione divenne la Madre di Dio, del Salvatore degli uomini, del “Riparatore” della giustizia infranta, del “Redentore”.

Difficilmente potremmo trovare parole più coinvolgenti per descrivere questo incontro tra la Grazia e la libertà che avvenne quando la Vergine Maria decise di dare il suo libero consenso a Dio, al momento dell’Annunciazione, di quelle di san Bernardo Abate.

«Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un Figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo.

L’angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra Salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita.

Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal Paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch’essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la Redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano.

O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all’Angelo, anzi, attraverso l’Angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all’opera del Signore, da’ il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola.

Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso.

“Eccomi”, dice, “sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38)».

E il frutto di questo “modello esemplare” di comportamento lo festeggiamo solennemente domani, giorno di Natale: è la nascita di Gesù Cristo, il Salvatore che ha riaperto a chi come Maria dà il proprio assenso di fede, l’accesso alla “giustizia originale”, al giusto modo di rapportarsi dell’uomo a Dio Creatore, per avere fino da ora l’anticipo dei quella beatitudine eterna per la quale Dio vuole che esista.

 

Bologna, 24 dicembre 2023

 

 

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