Un articolo apparso oggi 11 maggio su The Catholic Thing propone una riflessione sul saggio del Papa emerito Benedetto XVI sugli abusi pubblicato esattamente un mese fa. Secondo l’autrice, Elizabeth A. Mitchell, che riprende molte riflessioni apparse sui social a commento del testo, tra le righe ci sono le risposte ai Dubia posti da alcuni Cardinali a Papa Francesco su Amoris Laetitia  ai quali, in modo organico ed ufficiale, non è mai stata data risposta.

Ecco l’articolo nella quasi interezza, nella mia traduzione.

Benedetto XVI aiutato da Gaeinswein

Benedetto XVI aiutato da Gaeinswein

 

Forse perché Notre-Dame de Paris stava bruciando. Forse perché il posto migliore per nascondere qualcosa perché non lo si veda è metterlo proprio in bella vista. O forse è perché cerchiamo la potenza nel vento, nel terremoto e nel fuoco, ma ci sfugge il “mormorio” di Dio quando passa. (1 Re 19: 11-13)

Qualunque sia la ragione, il mondo ha guardato, letto e ignorato le risposte ai Dubia proposte dal Papa Emerito Benedetto XVI nel suo saggio di aprile “La Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali“.

Offrendo una risposta in tre parti alla crisi della Chiesa, risponde indirettamente ai cinque dubbi  che i Cardinali Brandmüller, Caffarra, Meisner e Burke avevano presentato anni fa a Papa Francesco. […].

Che cosa ha detto il Papa emerito? Egli offre alla Chiesa e al mondo degli inequivocabili  no, sì, sì, sì e sì. Cinque domande, cinque risposte:

 

Dubium Uno: Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”

La risposta di Benedetto: No.

“Corriamo il rischio di diventare maestri di fede invece di essere rinnovati e dominati dalla Fede. Consideriamo questo per quanto riguarda una questione centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro modo di trattare l’Eucaristia non può che destare preoccupazione. . . Ciò che predomina non è una nuova venerazione per la presenza della morte e della risurrezione di Cristo, ma un modo di trattarLo che distrugge la grandezza del Mistero. . . L’Eucaristia è declassata ad un semplice gesto cerimoniale quando è scontato che la cortesia esiga che venga  distribuita a tutti gli invitati per la ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerali. . . E’ piuttosto ovvio che non abbiamo bisogno di un’altra Chiesa secondo un nostro progetto. Piuttosto, ciò che è richiesto prima di tutto è il rinnovamento della Fede nella realtà di Gesù Cristo che ci è stata donata nel Santissimo Sacramento. . . E dobbiamo fare tutto il possibile per proteggere il dono della Santa Eucaristia dagli abusi”.

 

Dubium Due: Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

La risposta di Benedetto: 

“Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva da vicino, commissionò il lavoro su un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose. . . Fu pubblicata con il titolo Veritatis splendor . .e in effetti conteneva l’affermazione secondo cui ci sono azioni che non possono mai diventare buone.. . . . Sapeva che non ci poteva e non ci doveva essere alcun dubbio che la morale fondata sul principio del bilanciamento di beni deve rispettare un ultimo limite. “

 

Dubium Three:  Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

La risposta di Benedetto: 

“Una società senza Dio – una società che non Lo conosce e lo tratta come inesistente – è una società che perde la sua misura. . . La società occidentale è una società in cui Dio è assente nella sfera pubblica e non ha più nulla da offrire. Ed è per questo che è una società in cui la misura dell’umanità è sempre più persa. A singoli punti diventa improvvisamente evidente che ciò che è malvagio e distrugge l’uomo è diventato una questione naturale “.

 

Dubium Quattro:     Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?

La risposta di Benedetto: Sì.   “Ci sono beni che non sono mai soggetti a compromessi. Ci sono valori che non è mai lecito sacrificare in nome di un valore ancora più alto e che stanno al di sopra anche della conservazione della vita fisica. . . .Dio è (circa) più della mera sopravvivenza fisica. Una vita che fosse acquistata a prezzo del rinnegamento di Dio, una vita basata su un’ultima menzogna, è una non-vita..”

 

Dubium Cinque:  Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive in virtù del loro oggetto?

La risposta di Benedetto:  .

“La crisi della morale. . era principalmente l’ipotesi che la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano.. . . Di conseguenza, non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio; (possono esserci) solo giudizi di valore relativo. Non c’era più il (bene assoluto), ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente il meglio..  E tuttavia c’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ciò emerge come sia messa radicalmente in discussione l’autorità della Chiesa in campo morale. Coloro che negano alla Chiesa un’ultima competenza didattica in questo campo la costringono a rimanere in silenzio proprio dove è in gioco il confine tra verità e menzogna”.

La risposta di Benedetto pone termine al silenzio assordante riguardo alle questioni fondamentali della fede indirizzate dai dubia . Lui risponde ad essi, in modo chiaro e inequivocabile. Sa che l’ora è tarda.

Benedetto ci avverte che “la stessa fede della Chiesa” viene messa in discussione. “È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c’è pure la Santa Chiesa che è indistruttibile. …. Anche oggi Dio ha i suoi testimoni (“martiri”) nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli. “

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