Papa San Giovanni Paolo II

Papa San Giovanni Paolo II

 

di Brunella Rosano

 

A volte capita di trovarsi tra le mani un testo, non recente, ricco, ma così ricco, che non si finisce di leggerlo e rileggerlo. In realtà la “casualità” non c’entra molto: come dice un vecchio adagio “non muove foglia che Dio non voglia”. Ecco, per un cristiano il “caso” non c’entra. C’entra il Destino buono che è su ognuno di noi.

Il testo cui mi riferisco è la Lettera alle famiglie scritta da San Giovanni Paolo II nel 1994 in occasione dell’Anno della Famiglia, iniziativa promossa dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Dopo ventisei anni sembra di leggere un testo “preistorico”. Proprio oggi che in Francia, per legge, viene cancellata la figura del padre, che si pretende di chiamare “famiglia” qualsiasi unione di persone, che si pretende di registrare nei registri dell’anagrafe un bimbo/a nato/a da due donne o da due uomini, con assoluto disprezzo della realtà, questo testo che esalta la bellezza della famiglia composta da padre, madre e figli, la bellezza e la responsabilità della paternità e della maternità, da un lato è una boccata di aria fresca, dall’altro sembra, aimè, anacronistico!

Potessi raccomanderei la lettura e lo studio di questa lettera a tutti i fidanzati che seguono corsi parrocchiali in preparazione al matrimonio cattolico. Poi ne regalerei una copia agli sposi il giorno del matrimonio.  Non è un “manuale di istruzioni”, ma ricorda a chi legge il perché della scelta matrimoniale, della propria “vocazione”. «Il mistero divino dell’Incarnazione del Verbo è dunque in stretto rapporto con la famiglia». Ecco , la nostra salvezza, la salvezza del mondo è iniziata in una famiglia, una famiglia che ha avuto origine da un “matrimonio”, dalla promessa di dono reciproco tra un uomo e una donna, scambiata al cospetto di Dio e della comunità.  Nel rito del matrimonio il celebrante così invoca il Signore: <Effondi su di loro (i novelli sposi) la grazia dello Spirito Santo, affinchè in virtù del tuo amore riversato nei loro cuori, perseverino fedeli nell’all’alleanza coniugale».

L’importanza della famiglia, la sua grandezza ha origine proprio nel fatto che il Verbo si è fatto carne in una famiglia. Poteva scegliere altre modalità. Invece ha scelto una famiglia composta da un uomo, Giuseppe, ed una donna, Maria, che non erano due persone qualunque, anche se apparentemente lo erano,  erano un uomo ed una donna che si sono fidati ed affidati, e che con il loro “sì” hanno permesso al disegno di Dio di prendere forma.

I due coniugi non vanno semplicemente a convivere, come va tanto di moda ora, ma davanti a Dio e davanti agli uomini promettono l’un l’altro di amarsi e rispettarsi “per sempre”, finchè morte non li divida.

La divisione, la separazione, è una ferita non solo per marito , moglie e figli, ma è una ferita per tutta la comunità in quanto coinvolge più famiglie, i parenti del’uno e dell’altro, gli amici, tutti coloro che in qualche modo sono venuti in contanto con gli sposi separati. Prima di arrivare alla rottura sarebbe bene ricordarsi della Grazia che viene riversata sugli sposi al momento del fatidico “si”: l’effusione dello Spirito, che non ha scadenze, non si deteriora, è sempre disponibile: basta chiedere! Credo siano capitati a tutti i momenti di crisi, quando ti sembra di non farcela più, quando l’unica soluzione sia andarsene via lontano. Se in quei momenti ci ricordassimo di chiedere allo Spirito Santo di darci una mano, beh, non resteremmo delusi.

Benedicendo Adamo ed Eva, Dio dice: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela» (Gen 1,28). Soggiogatela: la terra è al servizio dell’uomo, non il contrario. Certo non bisogna sfruttarla selvaggiamente, cementificarla, rovinarla; occorre usarla in modo intelligente, ma non adorarla, come vorrebbe l’attuale “ambientalismo”. E l’uomo può fare ciò perché è l’unico essere vivente creato ad “immagine e somiglianza di Dio”! «La famiglia è stata sempre considerata come la prima e fondamentale espressione della natura sociale dell’uomo». «La famiglia è infatti una comunità di persone, per le quali il modo proprio di esistere e di vivere insieme è la comunione: communio personarum>. <Solo le persone sono capaci di esistere “in comunione”. La fa miglia prende inizio nella comunione coniugale, che il Concilio Vaticano II qualifica come “alleanza”nella quale l’uomo e la donna “mutuamente si danno e si ricevono».  (Gaudium et Spes, 48) “L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola” (Gen 2,24). Nel  Vangelo Cristo, in polemica con i farisei, riporta le stesse parole ed aggiunge: “Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”. Non è necessario interpretare, distinguere, vagliare caso per caso, fare discernimento….. Tranne i casi in cui il matrimonio è da considerarsi “non valido”, in tutti gli altri casi l’uomo non può separare ciò che i coniugi hanno promesso davanti a Dio e agli uomini. Anche gli apostoli a questo punto dissero: “Se questa è la condizione dell’uomo che si sposa, è meglio non sposarsi”. Si, senza la grazia divina è difficile!

«La maternità implica necessariamente la paternità e, reciprocamente, la paternità implica necessariamente la maternità: è il frutto della dualità elargita dal Creatore all’essere umano “dal principio”». Altrochè PMA, cioè: Procreazione Medicalmente Assistita, utero in affitto, madri surrogate, cioè l’orrendo commercio dei bambini. Si diventa padri e madri “contemporaneamente”, sia in senso biologico sia nell’adozione, per un atto di amore. San Giovanni Paolo II fa una bella distinzione tra i termini “comunione” e “comunità”. «La “comunione” riguarda la relazione personale tra l’”io” e il “tu”. La “comunità”, invece supera questo schema nella direzione di una “società”, di un “noi”. La famiglia, come comunità di persone, è pertanto la prima “società” umana».

E’ nella famiglia che si fa la prima esperienza di amore, di gratuità. «Amare significa dare e ricevere quanto non si puo’ ne’ comprare né vendere, ma solo  liberamente e reciprocamente elargire». Ecco perché le attuali ideologie vogliono “eliminare” la famiglia. In questo mondo dove tutto oramai ha il targhettino con il prezzo, la famiglia è l’unico ambito in cui si sperimenta il “gratuito”: ti voglio bene perché ci sei, perché sei tu e non voglio niente in cambio. Ti amo come Dio mi ama, ci ama. «Con la famiglia si collega la genealogia di ogni uomo: la genealogia della persona». Se i sostenitori della maternità surrogata o procreazione per altri (termini gentili per riferirsi all’utero in affitto) si rendessero conto di quanto è importante per ogni persona, sia a livello psicologico che a livello biologico, conoscere le proprie radici, i propri ascendenti, andrebbero più cauti. E’ un’esigenza insopprimibile quella di conoscere le proprie origini: il “chi sono io” dipende da chi sono i miei genitori, i nonni, i nonni dei nonni. Non solo per le caratteristiche somatiche: colore degli occhi, capelli ricci, statura, ma anche per conoscere il proprio carattere e perché no, anche evetuali malattie genetiche. Numerosi sono gli studi sul malessere dei figli “nati in provetta”! sarebbe opportuno prenderli in considerazione!

«Il quarto comandamento del Decalogo riguarda la famiglia, la sua compattezza interiore; potremmo dire la sua solidarietà» «Il divino Legislatore non ha trovato parola più adatta di questa: “Onora….” (Es 20,12). Siamo di fronte ad un altro modo per esprimere ciò che la famiglia è. Tale formulazione non eleva la famiglia in modo “artificiale”, ma pone in luce la sua soggettività ed i diritti che ne scaturiscono. La famiglia è una comunità di relazioni interpersonali particolarmente intense: tra coniugi, tra genitori e figli, tra generazioni. E’una comunità che va garantita in modo particolare. E Dio non trova garanzia migliore di questa: “Onora” ». «Onora tuo padre e tua madre perché essi sono per te, in un certo senso, i rappresentanti del Signore, coloro che ti hanno dato la vita, che ti hanno introdotto nell’esistenza umana: in una stirpe, in una nazione, in una cultura. (Bello questo accenno al legame che si instaura con la propria terra, il proprio Paese!) Dopo Dio, sono essi i tuoi primi benefattori. Se Dio solo è buono, anzi è il Bene stesso, i genitori partecipano in modo singolare di questa sua bontà suprema. E dunque: onora i tuoi genitori! Vi è qui una certa analogia con il culto dovuto a Dio».

«Indirettamente possiamo parlare anche dell’onore dovuto ai figli da parte dei genitori. “Onora” vuol dire riconosci! »  «L’onore è un atteggiamento essenzialmente disinteressato. Si potrebbe dire che è “un dono sincero della persona alla persona”, ed in tal senso l’onore si incontra con l’amore». «Genitori, agite in modo che il vostro comportamento meriti l’onore (l’amore) da parte dei vostri figli» « …si tratta dunque di un onore reciproco». «Onorate i vostri figli e  le vostre figlie. Essi lo meritano perché esistono, perché sono quello che sono: ciò vale fin dal primo momento del concepimento». Come stridono le espressioni di quei genitori che si ritengono “amici” dei propri figli! Gli amici li trovano nella cerchia dei coetanei o, come si dice, dei pari. Nel padre, nella madre, i figli devono trovare degli adulti che siano dei punti di riferimento, che li sappiano elogiare, ma anche correggere. Non degli amiconi con i quali farsi una birra assieme! Anche quello, ma non solo pacche sulle spalle! «  »

«L’amore dunque non è un’utopia: è dato all’uomo come compito da attuare con l’aiuto della grazia divina. E’ affidato all’uomo e alla donna, nel sacramento del matrimonio, come principio fontale del loro “dovere” e diventa per essi il fondamento del reciproco impegno: di quello coniugale prima, di quello paterno e materno poi. Nella celebrazione del sacramento, i coniugi si donano e si ricevono reciprocamente, dichiarando la loro disponibilità ad accogliere e ad educare i figli. Qui stanno i cardini della civiltà umana, la quale non può essere definita diversamente che come “civiltà dell’amore”! »

Dice il Santo Papa: «L’amore non è un’utopia» e con l’aiuto della grazia divina può reggere all’urto del tempo, all’urto delle difficoltà, delle tentazioni, alla monotonia del quotidiano, della routine. Dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia”, non era difficile sentire anche autorevoli prelati dire che, dato che era difficile per i coniugi vivere la fedeltà o convivere a lungo date le tentazioni cui “oggi” si è sottoposti, tanto valeva accettare separazioni e nuove convivenze! Le tentazioni, la possibilità di essere infedeli ci sono sempre stati. Non per questo si deve “abbassare l’asticella”. Sicuramente è difficile, ma con l’aiuto della grazia divina, non impossibile.

E a questo punto mi fermo: non ho assolutamente esaurito il ricco contenuto di questa “lettera”! lettera per modo di dire perché è uno scritto di quarantasette pagine. Mi auguro una cosa sola: di aver provocato in chi leggerà queste righe la curiosità di saperne di più, il desiderio di conoscerla tutta, perché, ripeto, puo’ servire a tutti: a chi si appresta a sposarsi e a chi festeggia anni e anni di matrimonio. Per grazia di Dio.

 

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