Sono emerse e-mail della Pontificia Accademia delle Scienze che mostrano come il cancelliere della Pontificia Accademia, il vescovo Marcelo Sanchez Sorondo, ed altri membri senior fossero allarmati per la presenza di uno scienziato francese ad un summit sul clima organizzato dalla stessa Accademia che non fu poi più invitato. 

L’articolo è scritto dal giornalista Edward Pentin per il National Catholic Register. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo e l'economista Jeffrey Sachs
Mons. Marcelo Sánchez Sorondo e l’economista Jeffrey Sachs

 

Sono comparse e-mail di cinque anni fa all’interno della Pontificia Accademia delle Scienze che mostrano quanto alcuni alti funzionari vaticani fossero ansiosi di reprimere le voci scettiche sulla scienza del cambiamento climatico.

Gli aspri scambi, tutti scritti quell’anno e trapelati al National Catholic Register, si riferiscono per lo più a un invito fatto dall’Accademia al professor Philippe de Larminat, scettico francese sui cambiamenti climatici, a parlare in un importante summit di alto livello della Pontificia Accademia delle Scienze su “Le dimensioni morali dei cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile”.

Con l’obiettivo di costruire un consenso tra scienziati e leader religiosi sulla scienza dei cambiamenti climatici, l’incontro dell’aprile 2015 coincise sia con l’enciclica sull’ambiente Laudato Si’ di Papa Francesco, pubblicata un mese dopo, sia con la creazione, in quell’anno, degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU

Tra gli oratori principali c’erano l’allora Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, l’architetto capo degli SDG, l’economista della Columbia University e sostenitore del controllo della popolazione Jeffrey Sachs, e cinque premi Nobel. 

De Larminat, che aveva scritto un libro sostenendo che l’attività solare, piuttosto che i gas serra, fosse la causa del riscaldamento globale, aveva anche dissentito dalle conclusioni del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU. Secondo quanto riferito, aveva cercato un posto al simposio del 2015 per cercare di far cambiare idea al Papa sulla scienza. 

L’allora presidente della Pontificia Accademia, Werner Arber, un microbiologo svizzero protestante e premio Nobel nominato da Benedetto XVI nel 2011, era solidale con le preoccupazioni di de Larminat e cauto nell’accettare il “consenso” sul cambiamento climatico. 

In una delle e-mail di Arber, datata 23 marzo e inviata al cancelliere dell’accademia, il vescovo Marcelo Sanchez Sorondo e il membro dell’accademia Veerabhadran Ramanathan, lo scienziato svizzero sottolineava che il clima ha un “alto grado di complessità” e che gli studi scientifici dipendono da modelli che possono portare a “conclusioni diverse”. In generale, questi producono condizioni di “insicurezza” sulla scienza di cui, scriveva, il Vaticano e il Papa dovrebbero essere informati.

Arber ha quindi sostenuto di seguire “il principio di precauzione” – di raccomandare l’abbassamento della quantità di CO2 emessa dall’attività umana, ma di non emettere una “chiara dichiarazione” di previsioni sui cambiamenti climatici che “potrebbe danneggiare seriamente la fiducia nella scienza”. Come post scriptum, aggiunse che de Larminat “potrebbe essere pronto a partecipare al nostro workshop del 28 aprile, se lo desidera”.

La decisione di invitare de Larminat sembra essere già stata presa perché in una e-mail del 30 marzo, il cardinale Peter Turkson, allora presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, aveva detto a de Larminat che “se vuole partecipare [al summit], l’accademia ne sarebbe molto felice. Non dovete far altro che farmelo sapere”. 

Lo scienziato francese rispose chiedendo se suo fratello, il professor Stanislas de Larminat, esperto di ecologia cristiana, potesse partecipare con lui. Stanislas aveva scritto una volta che “l’ecologismo” è una “forma di cultura della morte che ci spinge a sognare un ritorno al paradiso perduto”. Aveva anche scritto un libro che portava la prefazione del cardinale George Pell, noto per il suo scetticismo nei confronti del cambiamento climatico causato dall’uomo. 

Il vescovo Sanchez venne a conoscenza del loro invito solo il 16 aprile, pochi giorni prima del simposio, quando Arber gli inviò un’e-mail per dire che “avrebbe gradito” la partecipazione di de Larminat. Il contributo dello scienziato, scrisse Arber nell’e-mail, offrirebbe “uno sguardo più profondo sul complesso fenomeno delle variazioni climatiche e sulla modellistica predittiva utilizzando questo approccio, che si differenzia da quello utilizzato dall’IPCC”. 

In una mail del giorno seguente, che si apriva con le parole “Cari amici”, inviata ai membri dell’accademia Ramanathan (ora noto come “scienziato del clima” di Papa Francesco), Peter Raven, botanico americano, e Sir Partha Dasgupta, economista indiano, il vescovo Sanchez espresse il suo stupore, definendo il suggerimento di Arber fatto al Cardinale Turkson di invitare de Larminat “incredibile!”.

Raven rispose esprimendo il suo dolore per il fatto che il vescovo Sanchez dovesse essere “messo in mezzo a questa ridicola e sfortunatissima situazione”, aggiungendo che “se ci discostiamo da quanto il mondo scientifico ha concluso in questo campo, saremo ridicoli”. Una polemica durante l’incontro “farà notizia”, temeva. Raven incoraggiò il vescovo Sanchez a “continuare ad tener duro”, e affermò che Arber “non stava ascoltando”. 

Dasgupta esortò il cancelliere a non “agitarsi” per la situazione “perché non c’è niente da fare”, aggiungendo che anche se avessero avuto uno scienziato che respingesse la posizione di dissenso, “l’intero significato della riunione del 28 andrebbe perso”. Ramanathan credeva che l’unica opzione fosse quella di non invitare lo scienziato dissenziente e fare tutto il possibile per “evitare un risultato indesiderato”. 

Il vescovo Sanchez rispose loro: “Non preoccupatevi, perché anche se questo professor de Larminat dovesse venire, non ha l’autorizzazione a parlare o a fare alcun tipo di intervento”. 

Raven rimase preoccupato e rispose dicendo che poteva immaginare Arber e de Larminat “che combinassero guai”. Avrebbero “preso tutte le notizie della riunione”, scrisse Raven in una e-mail del 21 aprile. “Immagino che potremmo preoccuparci per sempre. È così triste doversi opporre al nostro stesso presidente, uno scienziato per il quale abbiamo pieno rispetto, su questo tema”. Ha aggiunto che “sarebbe stato fin troppo facile” per altri paragonare Arber a “Galileo e la persecuzione di qualcuno a cui è stata davvero soppressa la verità se volevano giocare così duro”. 

Tre giorni dopo, il 24 aprile, appena quattro giorni prima dell’incontro, il vescovo Sanchez inviò una mail a Marta Infantino, responsabile degli eventi dell’accademia, chiedendole di “rimuovere de Larminat, che non è più invitato dal card. Turkson”. Il Washington Post ha riferito nel giugno del 2015 che de Larminat aveva comprato il suo biglietto aereo da Parigi a Roma, ma gli era stato detto che non c’era più posto. 

“Non volevano sentire una nota negativa”, ha detto de Larminat al Post. 

La conferenza, tuttavia, fece una indesiderata notizia per gli organizzatori quando due scettici del cambiamento climatico, Lord Christopher Monckton, un ex consigliere politico del primo ministro britannico Margaret Thatcher, e Marc Morano, fondatore di Climate Depot, un’organizzazione no-profit che nega l’esistenza del cambiamento climatico causato dall’uomo, furono espulsi dalla conferenza dopo che gli organizzatori scoprirono chi erano. 

L’Heartland Institute, anch’esso scettico della scienza, ospitò una conferenza parallela ben pubblicizzata nelle vicinanze. In una e-mail del 19 giugno, rispondendo alle domande del Washington Post, il vescovo Sanchez riconobbe la loro presenza: “Credo che ci fosse un gruppo al Columbus [un albergo vicino al Vaticano], ma non hanno fatto niente di grave: sono dei dilettanti”, ha scritto. 

Rispondendo a un’altra domanda, riguardo al fatto se de Larminat fosse stato effettivamente invitato all’incontro di aprile, il vescovo Sanchez rispose: “So che [l’invito] non è stato inviato perché gli inviti sono stati inviati dall’Accademia e nessuno ha approcciato quell’autore”. 

Al vertice fu chiesto [al vescovo Sanchez] perché l’incontro fosse diverso da una simile conferenza vaticana sui cambiamenti climatici del 2007, aperta a tutte le parti, il vescovo Sanchez rispose: “C’è solo una parte”.

Dalla conferenza del 2015, il Vaticano si è allineato sempre più alla posizione dell’IPCC sul cambiamento climatico e all’agenda dell’ONU in generale, in particolare nel settore dell’istruzione e degli SDG, nonostante le preoccupazioni che l’agenda sia un “pretesto” per il controllo della popolazione. 

L’esempio più recente ha avuto luogo il mese scorso, quando l’accademia ha ospitato il suo quinto simposio annuale della gioventù vaticana in collaborazione con il Sustainable Development Solutions Network (SDSN) – un’organizzazione diretta da Jeffrey Sachs e parzialmente finanziata dalla Bill e  Melinda Gates Foundation favorevole alla teoria pro-gender e alla contraccezione. 

L’incontro è stato utilizzato per lanciare Mission 4.7, un’iniziativa sostenuta dalle Nazioni Unite per aiutare a promuovere l’obiettivo 4.7 di SDG che mira a educare i giovani allo sviluppo sostenibile e all’uguaglianza di genere. Il vescovo Sanchez è uno dei quattro copresidenti di Mission 4.7.

 

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