Gesù il seminatore parabola

 

Domenica XV del Tempo Ordinario (Anno A)

(Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23)

 

 

di Alberto Strumia

 

  1. La prima lettura di questa domenica è “rassicurante”. Ci dice che Dio è Onnipotente e il suo piano di bene per tutte le creature non fallisce.

Dio è Creatore provvidente. La «mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

E poi ci dice che questo grande piano cosmico sulla creazione si realizza attraverso delle “leggi”, delle “leggi di natura” che sono state volute come “intrinseche” alla realtà delle cose: la pioggia, la neve, la semina, i frutti della terra che ne conseguono per dare il pane a chi mangia. Questa è la “Parola Creatrice”. È un invito ad assecondare queste “leggi”, non tanto per rispetto di un anonimo “ambiente” senza soggetto, quasi fosse un idolo al posto del Creatore; ma un “ambiente” che avendo Dio come “soggetto” è da trattare e rispettare come “il creato”.

  1. La seconda lettura aggiunge, in questo “quadro”, la questione della libertà.

Dio è libero e vuole creature libere. Non c’è solo un mondo governato da leggi totalmente prescrittive, che le creature eseguono esattamente, o con larga probabilità. Le creature che più somigliano al Creatore sono volute “intelligenti” e “libere” di decidere la conformità delle proprie azioni alla Volontà di Dio, scegliendo così il proprio destino. Già quattro domeniche fa le letture introducevano ripetutamente l’invito ad esercitare bene la facoltà della libera scelta:

– da parte del popolo, con la formula «se vorrete…»;

– come da parte della singola persona con la formula «se vuoi».

Un invito rivolto a creature “intelligenti” e “libere”, capaci:

– di “intendere”, cioè di “conoscere” rendendosi conto di ciò che conoscono e consapevoli del suo valore;

– di “volere”, cioè di decidere liberamente per agire seguendo il “bene” che Dio ha fatto loro conoscere; o al contrario, preferendo allontanarsene presumendo di conoscere meglio di Lui «il bene e il male» (Gen 3,5).

Quest’ultimo errore di valutazione nel quale caddero

– per prime alcune delle creature più intelligenti (gli angeli divenendo demoni)

– e poi, su loro istigazione (“tentazione”), l’uomo/umanità al suo primo comparire, è ciò che chiamiamo il “peccato originale”. Questo consiste proprio nel porre in atto un modo “non giusto” (erroneo) di comportarsi della creatura nel rapportarsi con il Creatore, presumendo di potersi sostituire a Lui, seguendo il suggerimento del tentatore («si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio», Gen 3,5). Questo errore di valutazione non può non avere delle conseguenze. Gli angeli ribelli (Satana e i suoi angeli, cfr. Mt 25,41) e l’uomo/umanità (i “progenitori”) hanno valutato di essere autosufficienti e deciso di conseguenza, ma la loro “teoria del tutto” si è dimostrata falsa alla prova dell’esperienza, alla verifica scientifica di come stanno le cose (i “dati”). La “realtà dei fatti” ci dice che, in conseguenza di questa libera erronea decisione, l’intera «creazione […] è stata sottoposta alla caducità». Per cui «tutta insieme la creazione geme e soffre», con noi che pure «gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo».

La Provvidenza di Dio ha provveduto a “riparare” questo danno, offrendo ai soli esseri umani – non agli angeli che essendo di una natura superiore alla nostra erano perfettamente in grado di decidere con un solo atto di libera scelta il loro destino definitivo, eterno – una possibilità di riscatto, accessibile fino all’ultimo istante di vita di ciascuno sulla terra. «Se vuoi» l’accesso alla “giustizia originale” con Dio Creatore è nuovamente aperto, attraverso la conversione, la Fede, i Sacramenti, la preghiera e l’attenzione a sé stessi e agli altri in quanto voluti e amati da Dio, redenti da Cristo. Questa è la carità. La Speranza apre la strada all’attesa del recupero pieno, nell’Eternità, del possesso di tutte le facoltà di governo del corpo e dell’anima, perdute con il peccato originale e i peccati attuali, del riscatto da ogni forma di male fisico e morale. E «l’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte» (1Cor 15,26).

  1. Il Vangelo. Nel Vangelo la ben nota parabola del seminatore raccontata da Gesù, e successivamente spiegata da Lui ai discepoli, si inserisce in questo quadro della situazione, così come la Scrittura lo ha rivelato all’umanità. Il Signore sa che gli uditori hanno bisogno di seguirlo con calma nella Sua esposizione – semplice ma non banale – che richiede attenzione ad ogni passaggio. Questo sembra essere sottolineato dalla descrizione del Vangelo che evidenzia, per ben due volte, il fatto che Gesù «si mise a sedere», quasi a far capire che la cosa avrebbe richiesto un certo tempo (ed «Egli parlò loro di molte cose»).

Al di là del messaggio, ovvio, per cui ciascuno raccoglierà i frutti della Redenzione, nella propria vita, in proporzione a come si prepara a riceverla e a coltivarla, come la terra fa con il seme, è la spiegazione che ne dà Gesù stesso, su richiesta dei discepoli, ad essere importante.

I discepoli «gli dissero: “Perché a loro parli con parabole?”». E la risposta immediata fu che «questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano». Attenzione! Non è Dio a non volere che vedano, che ascoltino, che si convertano. Ma è il popolo ed è il singolo il soggetto che ha chiuso gli occhi per non vedere, le orecchie per non ascoltare e il cuore per non convertirsi. Al contrario il parlare in parabole, cioè per analogie, è fatto per essere di aiuto e suggerire, attraverso il paragone con aspetti della vita quotidiana, a cogliere la concretezza del valore dell’insegnamento che vi sta dietro, piuttosto che essere di ostacolo. Perché, come suggeriva san Tommaso d’Aquino, noi siamo “condotti per mano” dal paragone con le cose materiali della vita quotidiana ad una migliore comprensione di quelle spirituali.

Nella data di oggi ricorre anche la memoria della Beata Vergine del Carmelo e a lei chiediamo di essere “condotti per mano” ad alzare lo sguardo verso suo Figlio Gesù Cristo, vetta di Verità, dalla quale si ha la visione di tutta la realtà creata e dello stesso Creatore.

 

Bologna, 16 luglio 2023

 

 

 

 

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