Monsignor Luigi Negri è morto. Lo hanno annunciato con un comunicato ieri sera l’arcivescovo Gian Carlo Perego e il clero dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio.

Lo ricordiamo con alcuni stralci da una introduzione. 

 

Mons. Luigi Negri
Mons. Luigi Negri

 

«Et in nullo perterriti ab adversariis». Così San Paolo esortava i Filippesi ad avere coraggio contro gli avversari, a non avere paura di proclamare la Verità anche quando è scomodo alle orecchie del potere. Anzi proprio quando è scomodo occorre gridare più forte e con maggiore convinzione. (…)

Se si arriva a ritenere, come storicamente è stato fatto, che la scienza, la tecnica e la politica siano le espressioni autentiche della razionalità umana, la conseguenza non potrà essere che la riduzione della fede a puro sentimento, a qualcosa che si sente, si prova, assolutamente estranea alla ragione e alla vita.

Dobbiamo renderci conto che noi siamo costantemente dentro questa sfida; come Chiesa nel suo complesso, ma anche all’interno di ogni esperienza cristiana che viviamo.

«È la fede che giudica il mondo o il mondo che giudica la fede?», mi disse il grande intellettuale cattolico Jean Guitton, il quale – basandosi su questa “formula” – ha scritto il bellissimo libro Il Cristo dilacerato. Storia delle eresie e dei Concili.

Gli uomini di Chiesa, anche se non sono intellettuali, devono avvertire sulle loro spalle la responsabilità di rispondere a questa domanda che viene loro gridata dalla gente che incontrano tutti i giorni.

Gli uomini di Chiesa non possono permettersi il lusso di giudicare indifferentemente in un modo o nell’altro. Se poi decideranno di usare i criteri del mondo per giudicare la fede, diventerà per loro apparentemente più facile e tranquillo vivere, ma a quale prezzo? Essi devono avvertire sulle loro spalle il peso della domanda: «ha ragione l’ideologia o ha ragione la fede?».

Don Giussani, seguendo la grande tradizione cristiana – proprio mentre veniva fatta passare l’idea che ormai aveva vinto l’ideologia e che si doveva salvare il salvabile – ha sempre ribadito che era la fede a dover giudicare il mondo.

Ciò che dà dignità alla vita e al lavoro umano è partecipare alla missione della Chiesa, rispondere alle domande vere che l’umanità ha su di essa, dimostrare a questa umanità la forza di un amore che sa farsi carico degli uomini e, senza giudicarli, li rimette di fronte ogni volta all’annunzio della fede perché, se lo vogliono, possano aderirvi.

Non possiamo però esimerci dalla responsabilità di giudicare le culture che non nascono dalla fede, perché sono sempre – poco o tanto – riduttive dell’uomo e della sua umanità, e spesso addirittura negatrici sia dell’uno che dell’altra.

Mons. Eugenio Corecco, Vescovo di Lugano, poco prima di morire, disse a don Giussani: «Il tempo si è fatto breve». Lo diceva rispetto alla fine della sua esistenza terrena, ma don Giussani decise di dedicare gli esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione proprio a questo tema. Terminata la visita a Mons. Corecco, infatti, don Giussani mi disse: «il tempo si è fatto breve veramente. Utilizziamo il tempo per vivere quello che il Signore ci ha fatto incontrare, per comprenderlo sempre di più e per comunicarlo. Per questo vale la pena dare la vita».

Se non viviamo la vita con la consapevolezza che il tempo si è fatto breve, non la viviamo secondo la profondità della fede.

Non bisogna perdere il tempo, non bisogna inventarsi cose che non abbiano il rigore e la chiarezza dell’Annuncio cristiano, non bisogna farsi «sballottare dalle onde e portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina» (Ef. 4,14), non bisogna arretrare pavidi di fronte al potere, non bisogna rassegnarsi alla “inevitabile sconfitta”, non bisogna essere complici della congiura del silenzio, non bisogna assecondare con l’omissione il tentativo di introdurre un’antropologia contraria alla natura umana, non bisogna tacere di fronte all’apparente trionfo della Menzogna.

E’ questo, invece, il tempo in cui con coraggio occorre sfidare a viso aperto il volto totalitario della nuova «dittatura del pensiero unico», nella certezza che ci è stata dimostrata dalla storia, anche recente, dell’umanità: la fede ha sempre vinto nella sfida contro l’ideologia.

Mons. Luigi Negri

(prefazione al libro di Gianfranco Amato “Gender (d)istruzione”, edito da Fede&Cultura)

 

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