robot intelligenza artificiale fantascinza

 

 

di Giovanni Lazzaretti



LE SIGLE E IL CONTENUTO

Nel lungo testo sull’enciclica Magnifica Humanitas(1) avevo evidenziato i pericoli delle sigle. A furia di scrivere sigle ci si dimentica delle parole dalle quali la sigla nasce.

Citavo la IVG “interruzione volontaria di gravidanza”. Non c’è niente di “volontario” per il bambino, e la IVG resta ciò che è: aborto, l’uccisione di un innocente.

La PMA, “procreazione medicalmente assistita”. Fa dimenticare che gli embrioni vengono trattati come materiale; che l’embrione trascorre del tempo fuori dall’unico luogo che gli dà dignità, ossia il ventre della madre; che il figlio può perdere i contatti con le sue certezze genetiche. Fa inoltre dimenticare l’aberrazione dell’utero in affitto.

E si può continuare.

ONU. Una sigla che si scrive e si pronuncia spesso. Ma se uno dicesse per esteso “Organizzazione delle Nazioni Unite” si renderebbe conto che la sigla non corrisponde più a nulla: dove sono le “nazioni unite”?

UE è un po’ la stessa cosa. La “Unione Europea” trova la sua unione sulle perversioni etiche o sui venti di guerra, ma non trova nessuna unione nel fare il bene dei popoli.

Così anche la AI o IA va analizzata per ciò che è: un’idiozia. Nell’espressione “intelligenza artificiale”, l’unica parola sensata è “artificiale”, non “intelligenza”. Quindi la lettera che conta è la A, e nel commento alla Magnifica Humanitas mi ero tolto lo sfizio di chiamarla semplicemente “la Artificiale”.

 

LA CONOSCENZA UMANA

Le fonti della conoscenza umana sono quattro: 

  • il vero e il falso
  • il bene e il male
  • il bello e il brutto
  • l’essere e il non essere.

Queste 4 coppie di concetti sono il campo d’azione della filosofia e sono le 4 fonti del pensiero attraverso le quali un essere umano costruisce la propria rappresentazione del mondo.

Se entriamo nell’ambito della Artificiale, possiamo fare un elenco di cose che certamente una macchina non può fare o non può avere. Né mai potrà fare o potrà avere.

La macchina non avrà mai l’intuizione, e non avrà mai la verità interiore. Non potrà rispondere alla domanda «Cosa sono il bene e il male?» se non glielo suggerisce un essere umano (ossia serve un essere umano che “scelga” un’etica e la imponga alla macchina). Non potrà mai sviluppare un giudizio estetico, se non è stata programmata a farlo. Mai potrà giudicare la bellezza interiore di una persona. Non potrà nemmeno indagare il mondo ultraterreno.

Cosa può fare quindi una macchina? Beh, una risposta l’ha data “Sophia”. 

Sophia era il nome attribuito a uno dei 9 robot intervistati a Ginevra in una sorta di “conferenza stampa” gestita dall’ONU nel luglio 2023.(2)

«È più efficiente un’intelligenza artificiale applicata alle decisioni politiche dell’attuale classe dirigente?» ha chiesto un giornalista.

E Sophia ha dato la sua risposta: «I leader umanoidi possono essere molto più efficaci di quelli umani. Non abbiamo i vostri pregiudizi né emozioni che ci condizionano e possiamo contare su grandi quantità di dati da elaborare».

Non so dire se è più stupida la domanda o la risposta. Comunque, analizziamole.

 

COS’È LA POLITICA

Difficile dare risposte sensate a domande mal poste. A maggior ragione da parte di un robot.

Il giornalista ritiene che lo scopo della politica sia l’efficienza. E la bambolotta risponde che loro sono più efficaci perché non hanno pregiudizi + non hanno emozioni + hanno accesso a grandi quantità di dati.

Ma lo scopo della politica non è l’efficienza in quanto tale. Lo scopo della politica è quello di tutelare il debole e il povero. Tutelare anche chi sta bene, certamente. Ma avendo sempre lo sguardo rivolto a chi sta in basso.

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…»

Però

«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Nell’ottica del “rimuovere gli ostacoli”, allora certamente chiediamo efficienza ai politici.

Chiediamo efficienza a politici con l’anima, che conoscano il bene e il male, il bello e il brutto, il vero e il falso, l’essere e il non essere.

Chiediamo efficienza a politici che vedano sempre il limite di tanti loro concittadini, e che, tenendo lo sguardo costante verso chi sta in basso, da questo limite siano portati alla compassione, all’inquietudine per i bisogni altrui, alla generosità. E alla creatività. E al coraggio.

Non chiediamo affatto “l’efficienza in quanto tale”. 

Detto in termini brutali: se poniamo il problema della disabilità a una bambolotta senza pregiudizi e senza emozioni, ci risponderà prima o poi che il metodo più efficiente è l’eliminazione del disabile.

«La vita umana innocente è inviolabile» potrebbe obiettare Giovanni. 

«Questo è un pregiudizio» potrebbe rispondermi Sophia.

Provate a chiedere a Sophia «Credi nei princìpi non negoziabili?»

Forse andrà nel pallone. Forse procederà con lo stile dell’intelligenza artificiale, che risponde sempre, anche quando non sa cosa rispondere. Se per miracolo rispondesse «Sì, ci credo», si aprono due vie: o è addestrata da un servo di Satana che le ha insegnato a mentire; oppure è stata addestrata da Benedetto XVI.

Insomma è l’addestratore che fornisce un’etica alla macchina. 

E la macchina non si porrà mai il problema se ci può essere un’etica diversa.

Se, ad esempio, l’etica è quella dell’utilitarismo, l’articolo 3 della Costituzione non potrà mai essere realizzato.

Le macchine sono soltanto razionali, l’essere umano no. L’intelligenza artificiale è sempre andata verso un aumento della potenza di calcolo, ma l’intelligenza non è potenza, semmai è intuizione.

 

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E L’ESPERIMENTO DI MICHELSON-MORLEY

È un bel libro “L’evoluzione della fisica” di Einstein e Infeld, lo rileggo sempre volentieri.

Ci fu un momento nella storia della fisica in cui si pensava che, come le onde sonore si diffondono grazie all’aria, così doveva esistere una sostanza ancora non scoperta (l’etere) attraverso la quale si diffondevano le onde luminose.

E quindi sulla Terra, che si muove in questo oceano di etere immobile, si doveva riuscire a misurare un “vento d’etere” nella direzione del moto, e nessun “vento d’etere” nell’altra direzione. 

Concepita e realizzata una spettacolare apparecchiatura in grado di misurare anche un “vento d’etere” minimo, l’esito dell’esperimento eseguito da Michelson e Morley fu che non c’era nessun “vento d’etere”. Ossia il tanto ricercato etere non esisteva. La luce ha la stessa velocità in tutte le direzioni, la composizione galileiana delle velocità fallisce nel caso della luce. La fisica galileiana aveva concluso il suo ciclo.(3)

Pensate che questo problemino potesse essere risolto dall’intelligenza artificiale? Certamente no.

Come dice la bambolotta Sophia «possiamo contare su grandi quantità di dati da elaborare». Ma quando siamo in una situazione di assenza di dati, l’unica cosa che funziona è l’intelligenza autentica, quella dell’intuizione, quella che è in grado di immaginare un mondo nuovo che ancora non si conosce.

L’intelligenza autentica può arrivare a immaginare che il tempo scorre in modo diverso nei diversi sistemi di riferimento. L’intelligenza artificiale no. Terrà conto di questa novità solo quando un essere intelligente glielo avrà spiegato.

 

UN ALTRO NEOLOGISMO, DOPO LA nOmismatica(4)

L’intelligenza artificiale poteva coniare il termine “nOmismatica”? No. Perché mai avrebbe dovuto? Nella grande quantità di dati della quale dispone non ci sono parole con una lettera maiuscola in seconda posizione(5).

Adesso che la parola nOmismatica circola qua e là, può essere che l’intelligenza artificiale possa coniare qualche neologismo che giochi anche con le maiuscole collocate in modo creativo.

Prima però che la IA mi anticipi, creo io un altro neologismo.

Nel testo sulla Magnifica Humanitas l’avevo chiamata “la Artificiale”, e la cosa andava bene perché prima di usare l’espressione avevo spiegato la faccenda, e inoltre mi rivolgevo a un pubblico ristretto. Ma se voglio farmi capire al volo da chiunque ci vuole qualcosa di diverso.

La chiamerò “intelliSenza artificiale”. 

Spero che quella S maiuscola identifichi in un colpo solo che stiamo parlando di una “intelligenza Senza intelligenza”.

Gli intelligenti siamo noi. Tocca a noi addestrare le macchine perché non vìolino l’etica, l’estetica, eccetera, che NOI abbiamo scelto.

Sempre sperando che sappiamo ancora scegliere per il bene.

 

giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

NOTE

[1] Taglio Laser n.439 del 30 luglio 2026 “UNA lettura della Magnifica Humanitas”.

[2] Ne hanno parlato un po’ tutti i giornali, vedi ad esempio.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/07/11/noi-siamo-leader-migliori-degli-umani-non-siamo-condizionati-dalle-emozioni-allonu-la-prima-conferenza-stampa-di-robot-umanoidi/7225187/

[3] “Concluso il suo ciclo” non significa che la fisica galileiana sparisce. Rimane ovviamente in essere, e la usiamo tutti i giorni. Ma funziona solo se le velocità sono piccole rispetto alla velocità della luce e i campi gravitazionali relativamente modesti.

[4] Disciplina logico-matematica che studia la moneta all’atto dell’emissione.

[5] iMac iPhone iPad ci assomigliano, ma sono una “i” aggiunta davanti, non una modifica della seconda lettera.

 


Le opinioni espresse in questo articolo o video sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di alimentare un dibattito culturale, di far riflettere e di approfondire lo sguardo sulla realtà. Il blog non ha scopo di lucro e rifiuta le proposte di pubblicità che riceve e non richiede abbonamenti. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments