Ricevo e volentieri pubblico.

 

Papa Benedetto XVI
Papa Benedetto XVI

 

 

di frate Giovanni Maria

 

Questo approccio al testo più controverso della rivelazione fatta ai tre pastorelli di Fatima più di cento anni fa, si appoggia sull’ipotesi che l’autrice, la Beata Vergine Maria, nel suo linguaggio, come una vera maestra di teologia e di spiritualità, si sia espressa con concetti provenienti dalla sacra scrittura. Per capire il mistero espresso nel messaggio, si devono individuare bene tre principi, i tre colori che dominano questo dipinto spirituale: il nero apparentemente bianco del Vescovo, il bianco immacolato del Santo Padre e il rosso pasquale del sangue dei martiri, di cui sono intrisi le loro vesti (cfr. Ap19,13).

Ecco il testo del terzo segreto di Fatima nella traduzione ufficiale vaticana[1]:

“… E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida (in portoghese: “escabrosa”, che si traduce con “aspra”, N.d.A.), in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia;

il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce,

e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.”

Quali sono gli elementi di questa visione – dipinto? – Essa è circondata da una cornice dorata della gloria di Dio: Dio come autore onnipotente e onnisciente della storia, e gli angeli al servizio del progetto della Divina provvidenza. Il loro intervento è quello di aiutare gli eletti ad imitare il Signore Gesù, portando la Croce della corredenzione in favore dei fratelli.

Abbiamo nella visione due figure-chiave: dapprima appare il “vescovo vestito di bianco”, a cui si devono associare la “grande città”, la “grande croce”, la “montagna aspra” e infine l’azione dell’ “uccidere” da parte di “un gruppo di soldati”. Successivamente appare il “Santo Padre, mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e pena”, accompagnato da vari rappresentanti della Chiesa, che con lui salgono la “montagna aspra” per essere uccisi come martiri. Questa parte centrale del dipinto mariano descrive l’ultima “passione della Chiesa”: inizia con i vari gruppi rappresentanti la Chiesa Cattolica, va al Santo Padre come al suo baricentro e ritorna agli eletti, ai fedeli della Vera Chiesa. Si tratta dell’ultima battaglia escatologica, dove “si solleva nazione contro nazione e regno contro regno” (Mt 24,7).

 

I due regni

Quali sono le caratteristiche delle due figure principali? – Abbiamo da un lato un re, il Santo Padre (il papa è un monarca) con il suo regno (i fedeli), che segue il Vangelo di Gesù, il quale rispose a Pilato: “Il Mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,36).

E abbiamo un altro re, il vescovo vestito di bianco con il suo regno (“un gruppo di soldati”), che porta i fedeli alla morte del martirio. Seguendo il “Non serviam” (non servirò) di Lucifero all’inizio dei tempi, lanciano un nuovo progetto per la Chiesa e l’umanità, il quale progetto prevede una nuova religione per tutti, il New World Order, cioè la “grande città” e la “grande croce”, servendosi dei principî di inganno e di inversione della verità per raggiungere questo obiettivo.

Il concetto “grande città” la Madre di Dio l’ha preso da Gen 10,12, dove si descrive il progetto prometeico di Nimrod, il famoso architetto della Torre di Babele, ma anche dall’Apocalisse capitoli 11, 16 e 18 (“..Babilonia, la grande città sarà distrutta, e nessuno più la troverà” Ap 18,21), sempre inteso come l’anti-progetto alla città di Dio. Quelli che vi abitano sono le anime dei cadaveri, cadaveri animati, come se fossero degli zombi, uomini con anime morte. La grande croce è un concetto che la Madonna ha creato in corrispondenza alla “grande città”, che è l’opposto alla Croce di Cristo, cioè è grande nella perversità e nell’allontanamento dal vero magistero della Chiesa Cattolica. La grande croce e la grande città insieme impongono una “cultura di morte” (Giovanni Paolo II) senza alternativa, costringendo tutti a piegarsi. Nel testo questa cultura si manifesta sia nelle anime dei cadaveri, sia nei martiri, sacrificati sulle alture di Ba-al (Ger 32,35).

La comprensione corretta dell’espressione “prostrato in ginocchio ai piedi della grande croce” (in portoghese “prostrado de joelhos”) è la chiave che fa capire il vero dramma. Secondo l’originale in portoghese il passivo di “venne ucciso” si deve anche applicare al precedente “prostrato” e il significato corretto sarebbe quindi “costretto in ginocchio”. Qui si vede che il Papa fu prostrato, umiliato in ginocchio con violenza. Il participio passivo del verbo portoghese “prostrado” non permette nessun equivoco.

Non abbiamo così una perfetta descrizione di un’esecuzione fanatica, bisognosa di umiliare la vittima ancor prima di ucciderla?

Come la “grande città” e la “grande croce” sono l’opposto alla città di Dio e alla Croce di Cristo, cosi il “vescovo vestito di bianco” è l’opposto al vero Santo Padre. Sarà solo un caso l’analogia con Mt 7, 15, dove Gesù dice: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore (bianca! N.d.A.), ma dentro sono lupi rapaci”?! Inoltre egli è descritto in modo disumano e orrendo come uno che si vede “in uno specchio”, come se non esistesse in se stesso, ma come proiezione di un’altra realtà. A proposito si legge in Ap 13,14s: “E alla bestia fu anche concesso di animare l’immagine della bestia, in modo che quell’immagine perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non avessero adorato l’immagine della bestia” (versione Vulgata).

La montagna aspra è il luogo dove si rende culto alla grande croce. Il Signore lo chiama “l’abominio della devastazione nel luogo santo” (Mt 24,15). Geremia sull’argomento dice: “Essi hanno riempito questo luogo di sangue innocente; hanno costruito le alture di Ba-al...” (Ger 19, 4s). Isaia invece dice a riguardo: “Ogni monte e colle sarà umiliato… e ciò che è aspro si trasformerà in vie piane.” (Is 40,4 Vulg.)

 

Testimoni fino al martirio

Il Santo Padre e i rappresentanti della Chiesa possiedono tutti gli attributi di santità. Imitano Cristo sulla Via Crucis e con Gesù pregano per le anime. Come Gesù soffrono il martirio, offerti come sacrifici umani sull’altare della Nuova Religione Mondiale. Viene in mente il capitolo 11 dell’Apocalisse, dove i due testimoni muoiono per la loro fedeltà a Cristo: “E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso” (Ap 11,7s).

 

La visione si conclude con i “due angeli” che raccolgono il sangue dei martiri. Così come raccolsero il Sangue di Cristo versato sulla Croce per la nostra redenzione, che sfocerà nel Trionfo Pasquale, così il sangue di questi martiri sembra preannunciare il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, come predetto in Genesi 3,15: “Io porrò inimicizia fra te e la Donna, fra la tua stirpe (regno) e la Sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa…”

Nell’anno 2000, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger aveva detto[2]: “Innanzitutto dobbiamo affermare con il Cardinale Sodano: … le vicende a cui fa riferimento la terza parte del « segreto » di Fatima sembrano ormai appartenere al passato”. Il 13 maggio 2010 invece, sulla spianata del Santuario di Fatima, lo stesso Joseph Ratzinger come Papa affermò[3]: “Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa.” Forse questo sguardo biblico sul terzo segreto ci aiuterà a giudicare se di fatto la missione profetica di Fatima si sia già conclusa o se non si stia realizzando attualmente davanti ai nostri occhi.

Per non allungare troppo concludiamo qui la nostra osservazione del grandioso dipinto mariano, anche se meriterebbe una riflessione ancor più profonda, data l’importanza e la drammaticità del messaggio.

 

[1] Traduzione ufficiale dal portoghese: https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_it.html

[2] ibid.

[3] https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20100513_fatima.html

 

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