Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog stralci di un articolo scritto da Specola e pubblicato su Infovaticana. Visitate il sito per leggere l’articolo nella sua interezza e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

 

Papa Francesco
Papa Francesco

 

L’argomento di oggi sono i “dubia”, indubbiamente un attacco da parte di un gruppo di noti e stimati cardinali, che ha provocato una risposta da parte di Papa Francesco, indubbiamente quello che cercavano. Poiché tutto ciò che circonda Papa Francesco si muove nel mondo del caos e della confusione, chiedere chiarezza è missione impossibile, perché è una confusione ricercata.

Non dimentichiamo che il contenuto della fede non conta, i nuovi ordini hanno capito che non vinceranno mai uno scontro frontale e siamo nel mondo delle strategie. Dobbiamo promuovere il denominatore comune, ciò che unisce tutti gli esseri umani e diminuire, mai combattere, ciò che è peculiare e distintivo. In ambito politico, si promuovono obiettivi “planetari” e si scavalcano quelli nazionali o personali. In ambito religioso, si esaltano i punti in comune di tutte le religioni e si oscurano le differenze. L’obiettivo è far crescere il cosiddetto denominatore comune e far scomparire le differenze. La ricerca della verità, la rivelazione, il deposito della fede, il sacerdozio, l’Eucaristia e così via, con ostacoli da gestire, mai obiettivi da difendere.

In Vaticano si è messo in moto un tipico processo per ingannare l’opinione pubblica cattolica e chiudere una questione che è più che mai aperta. Papa Francesco vuole assolutamente evitare di dare una risposta chiara ai Dubia. La pubblicazione delle risposte del Papa su questioni che dovrebbero far parte della discussione del Sinodo diventa inevitabilmente protagonista. Lo dimostrano le parole usate da Fernandez nella sua richiesta di citare paragrafi della risposta papale alle domande presentate al suo dicastero. Una motivazione che sembra suggerire la possibilità che domande simili a quelle che i cinque cardinali hanno inviato al Papa abbiano raggiunto la dottrina della fede. Nessuno dei cinque cardinali firmatari è presente nella lista dei partecipanti al sinodo, ma Papa Francesco ha dato ordine che si tratti di una questione chiusa all’inizio del sinodo, la persistenza dei cardinali non può essere data per scontata e deve essere fatta sparire.

Il “responsum” è stato autorizzato da Papa Francesco a uscire il 25 settembre, anche se in realtà è stato inviato l’11 luglio dopo che il “Dubia” era stato inviato solo 24 ore prima, il 10 luglio, la fretta di chiudere il caso è evidente. Dopo i primi cinque “Dubia”, la risposta del Papa è stata ritenuta “insoddisfacente sul piano giuridico, con una lettera ai fedeli laici che spiegava le ragioni dell’iniziativa, che ha provocato una reazione della Santa Sede poche ore dopo”. Nel 2016 erano 4 i cardinali, due ripetono, autori di altri “dubia”, oggi sono cinque e ne danno le motivazioni: “Considerando varie affermazioni di alcuni alti prelati circa la celebrazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, chiaramente contrarie alla costante dottrina e disciplina della Chiesa, e che hanno generato e continuano a generare grande confusione e a far cadere in errore i fedeli e le altre persone di buona volontà, abbiamo espresso al Romano Pontefice la nostra più viva preoccupazione”. E lo fanno ricorrendo “alla prassi collaudata di sottoporre i dubia [domande] a un superiore per dargli la possibilità di chiarire, attraverso i suoi responsa [risposte], la dottrina e la disciplina della Chiesa; con la nostra lettera del 10 luglio 2023 abbiamo inviato a Papa Francesco cinque dubia, di cui si allega una copia. Papa Francesco ci ha risposto con una lettera dell’11 luglio 2023. “Papa Francesco inizia la sua risposta: “Cari fratelli, anche se non sempre mi sembra prudente rispondere direttamente alle domande che mi vengono rivolte, e sarebbe impossibile rispondere a tutte, in questo caso ho ritenuto opportuno farlo data la vicinanza del Sinodo”.

Le domande sono state formulate a luglio dai cardinali Burke, Zen, Brandmueller, Sandoval e Sarah come firmatari. L’autore della risposta di Papa Francesco, per ora solo in spagnolo, è l’amico Tucho, la cui posizione è praticamente opposta a quella dei cinque cardinali. Il punto più interessante è quello che riguarda le coppie omosessuali, la domanda è molto chiara: “Ci sono dubbi sull’affermazione che la pratica diffusa di benedire le unioni omosessuali sia conforme alla Rivelazione e al Magistero”. La risposta riempie i titoli dei giornali di oggi: “La carità pastorale esige che non ci si limiti a trattare gli altri come peccatori la cui colpa o responsabilità può essere perennemente condizionata culturalmente”. senza pregiudicare il fatto che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. “La prudenza pastorale deve discernere se esistono forme di benedizione che non trasmettano una concezione errata del matrimonio”.
Riguardo alla pratica delle benedizioni, diffusa oggi in Germania, il Papa aggiunge: “Le decisioni che, in determinate circostanze, possono rientrare nell’ambito della prudenza pastorale non devono necessariamente diventare norme. Cioè, non è opportuno che una diocesi o una conferenza episcopale autorizzi costantemente e ufficialmente procedure o riti per ogni tipo di questione, poiché tutto ciò che fa parte di un discernimento pratico di una situazione particolare non può essere elevato al rango di norma (…). Il diritto canonico non deve e non può coprire tutto e nemmeno le conferenze episcopali pretendono di farlo con i loro vari documenti e protocolli, perché la vita della Chiesa scorre sotto molte luci oltre a quelle normative”. Sulla questione delle donne sacerdote, il Papa ha detto che “non è una definizione dogmatica, ma deve essere rispettata da tutti. Nessuno può contraddirla pubblicamente, ma può essere oggetto di studio, come nel caso della validità delle ordinazioni nella comunione anglicana”.

Se qualcuno avesse dei dubbi sugli obiettivi, padre Spadaro SJ ce li chiarisce: “non ci sarà un cambiamento radicale” nell’insegnamento della Chiesa, avremo “un’evoluzione nella comprensione delle questioni di fede e di morale”, nella consapevolezza che “la dottrina progredisce”. Quindi ‘sinodo’ significa ‘camminare insieme’ e questo è molto significativo oggi che è sempre più difficile camminare insieme”. “Se entriamo nel Sinodo, non è per lasciare tutto come prima. Ed è certo che il processo sinodale avrà un impatto sulla pastorale. Direi che l’intero processo di consultazione e discussione dal basso è un’esperienza pastorale. Ma questo non significa affatto un cambiamento radicale della dottrina”. Sul rischio di scisma: “Francamente non credo. Non c’è dubbio che ci siano tensioni e opposizioni. Ma non vedo materiale ‘serio’ per uno scisma. Si discute e si litiga. In ogni caso, c’è motivo di lamentarsi della polarizzazione che divide “conservatori” e “liberali”. Le sensibilità sono chiamate ad armonizzarsi nella comunione, altrimenti si cade nell’ideologia – che non ha nulla a che fare con la fede – e nella lotta per il potere”.

 



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