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Roberto Speranza e Mario Draghi

 

 

di Pietro Marinelli

 

L’ultimo decreto-legge, approvato la notte di giovedì 24 marzo 2022 (emblematico che questi atti normativi liberticidi vengano emanati non alla luce del sole: sarà un caso?) ha attribuito al Ministro della Salute Roberto Speranza, e solo ad esso, la possibilità di emettere ordinanze che limitino le libertà di movimento degli italiani, sia in vista di future pandemie (come fanno a sapere che ci saranno sicuramente?) sia per gli spostamenti degli italiani all’estero.

Inutile ribadire che tale procedimento, come tutti quelli precedenti, è in totale contrasto con la nostra Costituzione. Infatti le limitazioni della libertà andrebbero stabilite con un provvedimento legislativo, non con un atto amministrativo come l’ordinanza, fosse pure quella di un ministro. Inoltre, dovrebbero essere decise con una legge ordinaria, piuttosto che con un decreto-legge, che andrebbe emanato in “casi straordinari di necessità ed urgenza”. A meno che non si consideri “emergenza” il ritorno alla normalità oppure si voglia rendere l’emergenza perenne.

I Governi di Giuseppe Conte avevano emanato soprattutto D.P.C.M., atti amministrativi tramite i quali non si possono limitare le libertà individuali. Il Governo Draghi allora ha adottato principalmente decreti-legge, che ha fatto puntualmente convertire in legge ordinaria dal Parlamento con un ossessivo e sistematico ricorso al voto di fiducia.

Adesso, anche Draghi ritorna, con questa attribuzione di potere di emanare ordinanze a Speranza, allo strumento amministrativo per limitare le libertà fondamentali, di movimento, di riunione, di associazione: perché? Forse perché non ha più l’unanimità nel suo Governo, in quanto i componenti del Movimento 5 Stelle e della Lega cominciano a porsi qualche domanda sul comportamento poco rispettoso delle libertà dell’attuale esecutivo? Forse perché vuole “scaricare” la responsabilità delle misure restrittive sul più fidato collaboratore che, a quanto riportano le fonti giornalistiche, sembra essere vicino alla Fabian society? Il presidente del Consiglio Draghi non si rende conto che una tale misura potrebbe ulteriormente danneggiare il turismo italiano? Perché porre ostacoli anche agli spostamenti degli italiani all’estero?

Tante le domande, poche le risposte. Ma gli italiani continuano a soffrire.

 

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