Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Gaetano Masciullo, pubblicato su The European Conservative. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

 

Padre James Martin sj in posa con Leone XIV (2025) e foto pellegrinaggio LGBT nella Basilica di San Pietro a Roma al Giubileo 2025
Padre James Martin sj in posa con Leone XIV (2025) e foto pellegrinaggio LGBT nella Basilica di San Pietro a Roma al Giubileo 2025

 

Sabato 6 settembre si è tenuta in Vaticano una giornata giubilare dedicata ai gruppi LGBT, con la partecipazione di La Tenda di Gionata, un’organizzazione italiana che coinvolge attivamente i cattolici sul tema dell’omosessualità. L’iniziativa, ereditata dalla programmazione giubilare di Papa Francesco, ha causato imbarazzo all’attuale amministrazione.

Sebbene declassata a “giornata non ufficiale”, l’evento si è svolto in modo non del tutto conforme alle regole stabilite dagli stessi organizzatori vaticani.

Breve riassunto per capire come si è arrivati a questo punto. Il Giubileo, incentrato sul tema della speranza, è stato proclamato da Papa Francesco il 9 maggio 2024. Quando è stato reso noto il calendario degli eventi giubilari, l’inclusione di un evento pro-LGBT è stata accolta con sorpresa, essendo stato approvato dallo stesso papa e sostenuto con entusiasmo dall’ordine dei gesuiti e dalla Conferenza Episcopale Italiana, in particolare dal suo presidente, il cardinale Matteo Zuppi. L’iniziativa, ispirata da un gesuita di Bologna, padre Pino Piva, è stata inizialmente rimossa dal calendario ufficiale a causa delle polemiche che ne sono seguite, ma è stata poi reinserita senza alcun annuncio formale.

Le basi per l’evento erano state gettate nelle settimane precedenti attraverso una serie di ricevimenti, appuntamenti e udienze. Il 28 agosto, Papa Leone XIV ha ricevuto María Lucía Caram. La suora è nota per il suo attivismo a favore dei gay e del diritto di scelta, nonché per il suo rifiuto dei dogmi della fede cattolica. L’incontro, confermato dalle fotografie di Vatican Media, non è stato riportato nel Bollettino ufficiale della Santa Sede. Non è facile capire se questa omissione sia segno del desiderio di evitare di dare all’incontro un’importanza indebita o di nascondere un processo sottostante.

Poi, il 1° settembre, è arrivata l’udienza con padre James Martin, il noto gesuita americano profondamente impegnato a rimodellare la dottrina cattolica sulla condotta omosessuale. Padre Martin ha descritto il papa come «sereno, gioioso e incoraggiante» e ha definito l’incontro «profondamente consolante», affermando che papa Prevost continua «lo stesso messaggio che ho sentito da papa Francesco sui cattolici LGBT: un messaggio di apertura e accoglienza».

Tuttavia, quando è arrivato il tanto atteso giorno del giubileo, tutto è stato ridimensionato a un «evento non ufficiale» e la Messa per i pellegrini LGBT è stata celebrata nella Chiesa del Gesù, la simbolica chiesa gesuita da cui ha avuto origine l’iniziativa. Il vescovo Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha presieduto con entusiasmo la celebrazione. Alla fine della sua omelia, ha detto: «È tempo di restituire dignità a tutti, specialmente a coloro ai quali è stata negata».

Nonostante l’entusiasmo mediatico dei suoi più ferventi sostenitori, il Giubileo LGBT ha prodotto risultati molto modesti. Papa Leone XIV non ha ricevuto ufficialmente i pellegrini arcobaleno e non li ha menzionati durante l’udienza giubilare.

Qualcuno ha giustificato il silenzio imbarazzante sostenendo che il papa ha saltato l’evento LGBT perché tiene udienze giubilari ogni due settimane e che sabato era la sua settimana di riposo. Senza contare che la domenica successiva si è tenuta la messa di canonizzazione di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, un evento al quale il papa ha chiaramente (e comprensibilmente) scelto di dare molta più importanza.

Ciononostante, la giornalista Diane Montagna ha accuratamente ricostruito come le regole interne, sebbene chiaramente enunciate, non siano state applicate, e la giornata La Tenda di Gionata si sia trasformata in un caos organizzativo e in uno spettacolo imbarazzante, nonostante sia stata minimizzata dalla Curia vaticana per non mettere ulteriormente in imbarazzo il pontefice.

Nei giorni precedenti il Giubileo LGBT, Montagna aveva chiesto chiarimenti al Vaticano sull’uso dei simboli arcobaleno, ricevendo risposte vaghe o nessuna risposta. Sebbene il Dicastero per l’Evangelizzazione avesse vietato bandiere e striscioni di parte, durante l’evento sono state viste croci arcobaleno, drappi e bandiere LGBT, anche all’interno della Basilica di San Pietro, senza alcun intervento da parte degli organizzatori o dei volontari. Un sacerdote belga indossava persino un “mantello” che recava il simbolo del movimento intersessuale. Le regole esistevano, ma non sono state applicate.

Montagna ha anche chiesto se il Vaticano intende riconoscere il proprio errore e scusarsi per lo scandalo causato ai fedeli, soprattutto alla luce delle fotografie che circolano online che mostrano la croce arcobaleno all’interno della Basilica Vaticana. “Questo era del tutto evitabile”, ha scritto su X, “ma a nessuno importava”.

 

 

Tutto ciò conferma innanzitutto la veridicità di quanto già denunciato anni fa da Papa Benedetto XVI e riportato da Peter Seewald in Letzte Gespräche: all’interno del Vaticano esiste e opera «una lobby gay, una rete di prelati» che non solo influenza le dinamiche interne, ma mira apertamente a smantellare la dottrina cattolica sulla famiglia e sull’omosessualità. Joseph Ratzinger – per prudenza clericale o per benigna ingenuità – ha minimizzato la questione, affermando che coinvolgeva «quattro, forse cinque persone» e che queste erano state «smantellate» in seguito all’indagine Herranz. I fatti hanno dimostrato che questa valutazione era eccessivamente ottimistica: non solo il problema non è stato risolto, ma sotto Francesco è cresciuto fino ad esercitare una notevole influenza sugli organismi ecclesiali e sugli eventi ufficiali.

In secondo luogo, la tensione che attualmente divide la Curia e Leone XIV diventa chiaramente evidente. Da un lato c’è il Papa, un uomo calmo e riflessivo, poco incline ad azioni energiche o gesti mediatici, che cerca la fedeltà alla dottrina abbracciando un prudente gradualismo pastorale. Dall’altro lato c’è una Curia ancora intrisa dello spirito bergogliano, pronta a manipolare simboli ed eventi per proiettare un’immagine di “continuità” con l’era di Francesco, anche a costo di travisare il pensiero e le azioni del nuovo Pontefice.

Ciò è dimostrato anche dal recente libro-intervista di padre Antonio Spadaro che, nonostante sia inquadrato sotto la bandiera della fedeltà, promuove con insistenza l’idea che Leone sia sostanzialmente allineato con il suo predecessore, soprattutto in materia di moralità e ambientalismo. Si tratta di una strategia evidente: utilizzare il papa come strumento di legittimazione di programmi teologici e politici prestabiliti, senza preoccuparsi di ciò che egli realmente pensa o desidera.

La Curia (attuale) e il papa perseguono obiettivi molto diversi: la prima cerca di spingere la Chiesa in una direzione progressista, mentre il secondo mira a salvaguardare l’unità, o meglio, la coesione. Tuttavia, questa strategia, all’interno di un’istituzione come la Chiesa cattolica, rischia di diventare un’arma a doppio taglio. Qui l’unità non è un compromesso politico, ma il frutto di una dottrina chiara, perenne e condivisa. Per questo motivo, il tentativo di «tenere insieme» due visioni opposte – una tradizionale, l’altra progressista e persino contraria all’ortodossia – rischia di approfondire la divisione, poiché scandalizza e confonde sia il clero che i fedeli, e logora ulteriormente il corpo ecclesiale già provato da dodici anni di conflitti sotto Francesco.

Il Giubileo LGBT del 6 settembre è servito da cartina di tornasole: un evento concepito e imposto dall’apparato istituzionale, declassato all’ultimo minuto nel tentativo di contenere lo scandalo, ma comunque lasciato svolgersi in modo disordinato e in violazione delle regole stabilite. È il segno di un corpo ecclesiale diviso, dove la testa e gli arti non sempre si muovono all’unisono. Ai fedeli rimane l’amarezza di vedere il Vaticano profanato da croci arcobaleno e simboli ideologici senza che nessuno abbia il coraggio di fermare lo scandalo.

La giornata del Giubileo LGBT è stata solo l’ultimo tassello di un mosaico che rivela il peso della lobby omosessuale e la fragilità delle garanzie interne. Nel frattempo, il 13 settembre, il Vaticano ospiterà il concerto Grace from the World, con Karol G come ospite d’onore, icona mediatica e simbolo ideologico del movimento LGBT. Questo è un altro segno che certi ambienti ecclesiali preferiscono piegarsi alle tendenze mondane piuttosto che predicare il Vangelo.

Gaetano Masciullo

 

Gaetano Masciullo è un filosofo, autore e giornalista freelance italiano. Il suo interesse principale è affrontare i fenomeni moderni che minacciano le radici della civiltà cristiana occidentale.

 


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