Straordinaria testimonianza di una donna, Mary Wagner, che si prodiga per salvare la vita cercando di far desistere le donne dall’aborto. Nelle cliniche dell’aborto dove si reca porta rose rosse, informazioni e preghiere. Per questo ha già volato la legge 14 volte, ha totalizzato circa 5 anni di galera ed ha passato 7 Natali in cella. Ma quest’anno no, sarà in famiglia…

Ecco un articolo di Lifenews nella mia traduzione.

 

Pro-life activist Mary Wagner with Vancouver Archbishop J. Michael Miller. Photo by Agnieszka Ruck

Pro-life activist Mary Wagner with Vancouver Archbishop J. Michael Miller. Photo by Agnieszka Ruck

Una sostenitrice canadese a favore della vita ha trascorso gli ultimi sette Natali in carcere per cercare di salvare i bambini dall’aborto.

Ma quest’anno, Mary Wagner, di Delta, British Columbia, Canada, avrà finalmente la possibilità di trascorrere il Natale con la sua famiglia.

Il Canadian Catholic News ha recentemente fatto un articolo sulla 44enne sostenitrice pro-vita che partecipa regolarmente al Red Rose Rescues. Questo prevede che i sostenitori a favore della vita entrino in strutture per l’aborto per dare alle donne rose rosse, informazioni e preghiere mentre le esortano a scegliere la vita per i loro bambini non ancora nati. Nella maggior parte dei casi, i pro-lifers vengono arrestati per essersi rifiutati di andarsene.

Nel caso di Wagner, un giudice ha stabilito nel 2017 che la donna aveva violato la legge 14 volte in 18 anni entrando in strutture per l’aborto in violazione degli ordini del tribunale, secondo l’articolo sopra citato. Per tutti i suoi reati, ha trascorso circa cinque anni in prigione.

Ciò include i suoi ultimi sette Natali.

Ogni volta che sono stata in prigione durante il Natale, ho avuto un senso di gioia per il fatto che il primo Natale è stato così povero”, ha detto al giornale cattolico.  “Gesù è nato in circostanze spiacevoli“.

Wagner ha detto che le mancava stare con la famiglia, però, quest’anno, non vede l’ora di stare con loro per le vacanze.

La gente mi ha spesso chiesto se non potessi semplicemente stare fuori dalla zona in cui mi era proibito entrare e in questo modo evitare l’arresto”, ha detto, in precedenza. “Ma questa domanda dimentica qualcosa: i bambini che dovrebbero essere uccisi non avranno nessuno che faccia resistenza per loro”.

Dall’articolo:

“Circa l’85% delle donne con cui parlo (in prigione) mi dicono di aver abortito”, ha detto. “Ho incontrato alcune donne che sono uscite in modo molto ostile….. ma questa era l’eccezione”.

Ha detto che una donna che ha incontrato in custodia era rimasta incinta a 15 anni ed era stata costretta da sua madre ad abortire il bambino. I risultati sono stati devastanti: la ragazza ruppe i legami con la sua famiglia, cadde nell’abuso di sostanze stupefacenti e stava ancora affrontando gli effetti (psicologici dell’aborto) quando Wagner la incontrò dietro le sbarre a 29 anni.

L’aborto è davvero una madre che si prende la vita di suo figlio e in fondo sa che è sbagliato. Nessuno la punisce, quindi c’è questa autopunizione che continua”.

Nel 2017, LifeNews ha scritto di uno dei recenti arresti di Wagner al Bloor West Village Women’s Center, una clinica per abortire a Toronto. Wagner stava distribuendo opuscoli e rose alle donne in sala d’attesa quando la polizia l’ha presa in custodia.

In quel caso, un giudice riconobbe che Wagner si stava protendendo “in amore” e l’ha condannata a 30 mesi di libertà vigilata e 50 ore di servizio civile invece dei 18 mesi di carcere raccomandati dai pubblici ministeri.

La corte ricevette migliaia di lettere, e-mail e firme di petizione a sostegno di Wagner e del suo lavoro nel salvare i bambini non ancora nati e le mamme dall’aborto. Una lettera in particolare era molto speciale.  Veniva da una donna che aveva deciso di non abortire il suo bambino non ancora nato dopo aver parlato con Wagner.

Wagner lesse la lettera della donna durante l’udienza di condanna, come riportato da Christian News Net. In essa, la donna disse di sentirsi “senza speranza e indifesa” quando arrivò alla clinica dell’aborto; ma Wagner le mostrò “tanto amore” e la incoraggiò a scegliere la vita per il suo bambino.

“Se avessi obbedito alla legge, quel bambino oggi non sarebbe vivo”, disse Wagner alla corte.

L’obiettivo del Red Rose Rescue è quello di raggiungere le donne negli ultimi minuti prima che diano corso alla loro decisione di abortire i loro bambini non ancora nati.  I sostenitori a favore della vita che vi partecipano la vedono come l’ultima possibilità che le donne hanno di dare vita ai loro bambini. Tuttavia, se i bambini non ancora nati sono destinati a morire, i pro-lifers, convinti che i non nati meritano di essere difesi, rimarranno nella clinica e si metteranno in solidarietà con gli indesiderati.

 

Fonte: Lifenews

(nella mia traduzione)

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