Le tragiche storie dei “detransitioner” continuano ad arrivare alla cronaca. Ovviamente non è un fenomeno di cui i media parlano con la stessa enfasi usata per raccontare le storie di “transizione” che, almeno nei primi anni, regalano effimera sensazione di aver portato la agognata serenità alle persone con problemi ad identificarsi con il proprio corpo. Oggi vi raccontiamo la storia di Debbie, pubblicata su Lifesitenews, che ha provato ad essere “Lee” per diversi anni cercando di riparare il trauma subito da ragazzina con ormoni e mutilazioni del suo corpo di donna.  

La traduzione è a cura di Annarosa Rossetto.

Debbie Karemer e la detransizione

Debbie Karemer e la detransizione

 

Una donna britannica afferma che il suo tentativo di diventare maschio diciassette anni fa con iniezioni di ormoni, rimozione del seno e innesto di un finto organo riproduttivo maschile, è stato un “enorme errore” che ora rimpiange profondamente.

Debbie Karemer, 61 anni, è finita sotto i riflettori questa settimana quando ha infranto un nuovo tabù: ammettere pubblicamente di “detransizionare” dalle cosiddette terapie per il cambio di sesso (vedi foto qui ).

“Sono una donna”, ha detto . “Non ero destinata ad essere un maschio. Sono in trappola. Mi sento completamente mutilata. È un casino totale – non so nemmeno da dove iniziare… Mi dispiace solo di aver preso quella decisione.”

La Karemer ora crede che l’odio per sé stessa che ha provato per quasi tutta la vita fosse un effetto collaterale dell’abuso sessuale subito dal padre quando era adolescente. Ma nel 2002 aveva visto una puntata di un talk show televisivo sulle persone transgender, e improvvisamente si era convinta che il suo problema fosse che si trovava nel corpo sbagliato. Aveva 44 anni.

“Avevo passato anni a pensare di non poter vivere nel mio corpo e a odiare ogni singolo istante”, ha detto ai media britannici.

“’Improvvisamente ho visto la risposta su ‘Kilroy ‘ (il talk show della BBC n.d.t.). Mi è sembrata l’unica risposta.  Mi è sembrata l’unica via percorribile. ”

La Karemer, che era sposata con un uomo dal 1997, ha iniziato a fare ricerche online sul transgenderismo e ha trovato un gruppo di supporto per donne che si identificavano come “uomini transgender” a Londra. Quella stessa settimana si è recata ad una seduta con uno psichiatra privato e, ha detto al “File on 4” della BBC Radio, al primo appuntamento le è stata fatta un’iniezione di testosterone.

Il viaggio della donna verso quella che pensava fosse la virilità è stato veloce. Tre mesi dopo aver iniziato le iniezioni di testosterone, le è stato rimosso chirurgicamente il seno e ha cambiato legalmente il suo nome in Lee Harries. Ha pagato di tasca sua la doppia mastectomia (£ 3.500), ma tutte le successive mutilazioni sono state pagate dal servizio sanitario nazionale finanziato dai contribuenti, anche se sono state fatte in cliniche private.

Nel 2004 i chirurghi le hanno rimosso l’utero, le ovaie e le tube di Falloppio e le hanno fatto una metoidioplastica, il primo passo nella creazione di un “pene” con i suoi stessi tessuti. Nel 2005 alla Karemer sono stati inseriti protesi testicolari e nel 2008 le è stata rimossa la vagina. Alcuni mesi dopo i chirurghi le hanno prelevato grasso e pelle dal braccio per finire il lavoro sul pene psoticcio. Nel 2010 i chirurghi hanno le rimosso ciò che era rimasto del seno e, nell’aprile 2013, hanno completato i suoi “testicoli”. Grazie alle regolari iniezioni di testosterone, si era fatta crescere la barba e aveva iniziato a diventare calva.

Ma il corpo dall’aspetto maschile della Karemer non le aveva portato la felicità che sperava. Nel 2012 si è fatta convincere dallo scandalo degli abusi sessuali su Jimmy Savile a denunciare alla polizia gli abusi incestuosi di suo padre. Il padre della Karemer morì, tuttavia, prima di poter essere accusato. Poi, nell’aprile 2013, la Karemer ha avuto una folgorazione quando il suo terapeuta ha usato l’espressione “trauma infantile” in una delle loro sedute. Sentendo quelle parole, la Karemer improvvisamente ha capito di aver fatto “un grosso errore”.

“La seduta in cui ho realizzato questa cosa è stata così brutta che ho avuto un crollo totale e un attacco di panico perché mi sono resa conto che era stato tutto un errore enorme”, ha ricordato.

“Ero rimasta traumatizzata da quello che era successo nella mia vita, e per questo ero stata erroneamente diagnosticata come transgender”, ha continuato.

“Guardando indietro ora, mi rendo conto che era semplicemente la convinzione che, se non avessi avuto una vagina, non avrei potuto essere violentata.”

Ha detto al “File on 4” della BBC Radio di aver pensato di “essere in un percorso per diventare una nuova persona”.

“Mi sarei trasformato in qualcun altro e avrei lasciato per sempre quella donna traumatizzata alle mie spalle.”

Alla fine, la Karemer ha deciso di fare il possibile per riparare il suo corpo mutilato. La cosa più ovvia era smettere di farsi iniettare ormoni maschili. Dopo aver aspettato nove mesi per smaltire tutto l’eccesso di testosterone del suo corpo, ha iniziato a prendere estrogeni. Ma non è chiaro quali altri interventi medici possano o debbano essere fatti per ripristinare il suo aspetto femminile.

“Come farai ad affrontare l’ennesima straziante transizione?” Le hanno chiesto a “File su 4”.

“Come volete che faccia? Non ho più capelli. Ho la barba. Ho mutilato tutto il corpo. Come posso tornare ad essere la Debbie che ero? ”

“File on 4” ha riferito che il dottore che la Karemer ha consultato per la prima volta è stato ritenuto responsabile di colpa grave in campo professionale dal General Medical Council (l’Ordine dei Medici, n.d.t.) del Regno Unito. È stato accusato di aver avviato troppo frettolosamente i pazienti verso le terapie per il cambio di sesso e gli è stato proibito di somministrare ormoni dell’altro sesso ai pazienti ai primi appuntamenti.

La Karemer sta ricevendo sostegno emotivo dalla rete britannica Detransition Advocacy, un’organizzazione contro la quale alcuni attivisti transgender si oppongono strenuamente. “File on 4” ha anche parlato con il chirurgo specializzato in “cambi di sesso” Christopher Inglesfield , che pensa che la “detransizione” metta in pericolo la causa transgender.

“In primo luogo qualsiasi inversione di quella transizione porta la società a mettere in discussione l’intero processo di transizione”, ha affermato Inglesfield.

“[La società dirà:] ‘Bene, se tra dieci anni queste persone vorranno “detransizionare”, perché stiamo finanziando, perché sosteniamo, perché stiamo riconoscendo questa cosa della transizione, innanzi tutto?'”, ha continuato.

“La comunità trans è molto, molto nervosa per il fatto che la detransizione diventi una faccenda rilevante”.

Apparentemente, nessuno nel Regno Unito sa quanti “detrazionisti” ci siano perché il SSN non tiene registri. “File on 4” ha riferito che i “detransitioner” spesso sono pieni di vergogna e di rabbia verso i medici che hanno reso possibile la loro “transizione”.

Nel frattempo, il numero dei consulti per bambini al Gender Identity Development Service (Gids) del Regno Unito è aumentato da 100 nel 2009 a oltre 2.500, ha rivelato “File on 4”. Nell’ultimo anno, il 75% dei nuovi pazienti sono state femmine.

 

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