Rilanciamo una lettera che don Paolo Morocutti ha inviato al sito di Nicola Porro a proposito della performance di Achille Lauro al recente Festival di Sanremo.

 

Achille Lauro al Festival di Sanremo 2021

Achille Lauro al Festival di Sanremo 2021

 

Gent.mo Dott. Porro,

sono don Paolo Morocutti, docente di psicologia generale e di teologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore. La seguo con piacere da tempo. Sappiamo bene che ogni modello culturale scaturisce da un dato antropologico concreto e trova applicazione nella vita degli individui determinando stili di vita e comportamento. Un modello culturale che inneggia al macabro e alla bruttezza, come quello proposto da alcuni artisti (vedi il signor Achille Lauro al festival di Sanremo) non può che essere nocivo perché l’animo umano è per sua natura votato alla bellezza.

Questo signore offende non solo il cristianesimo ma la cultura in genere. Possibile che non ne parli nessuno? La vocazione al bello è esclusivamente prerogativa del pensiero cristiano? No, fa parte da sempre del patrimonio del pensiero antropologico universale. Dalla cultura classica all’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre fino al pensiero del filosofo ebreo Levinas – per citare alcuni grandi filosofi del ‘900 – troviamo sottinteso questo costitutivo bisogno di bellezza. E se il bello giova all’animo umano, ciò che è intriso di bruttezza lo distoglie dalla sua vocazione. Si è fatto ritrarre crocifisso su una croce fatta di caramelle, ha blasfemizzato la pietà, simbolo di umanesimo cristiano da sempre e in ultimo la prego di leggere bene il testo che ha proposto al Festival di Sanremo di quest’anno 2021 e che riporto per intero:

Il testo integrale del monologo di Achille Lauro al Festival di Sanremo 2021, seconda serata:

Sono il rock and roll, trasgressione che entra nelle case di mezza America. Esplicito invito a lasciarsi andare. Una vecchia chiesa indignata per il credo dell’irriverenza. Nuovo tempio notturno del giovane e del proibito, tempo di giogo, demonio, divinità, juke box tappezzato di chiodi, ognuno in rituale con gli altri in un solo corpo danzante. Carne che chiede carne, uragano nei desideri sessuali. Scossa nel perbenismo familiare, promessa di piacere. Il sacro vincolo del godimento. Godere è un obbligo. Dio benedica chi gode.

Mi dica lei se tutto questo è arte, cultura, spettacolo e badi bene non è una questione di religione è una deriva culturale!
Con i più cordiali e deferenti saluti.

Don Paolo Morocutti, 7 marzo 2021

 

 

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