Icona della Pentecoste, opera di Enrico Benedetti
Icona della Pentecoste, opera di Enrico Benedetti

 

Domenica di Pentecoste (Anno B)

(Vigilia: (Gen 11, 1-9; Sal 32; Rom 8, 22-27; Gv 7, 37-39)

(Giorno: At 2,1-11; Sal 103; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15)

 

di Alberto Strumia

 

Quest’anno risulta particolarmente istruttivo per noi, mettere a confronto le letture della Messa prefestiva della Vigilia di Pentecoste con quelle del giorno della Solennità che oggi si celebra nella Chiesa.

Infatti con questo confronto sembra proseguire, in modo conseguente, l’accostamento “profetico” tra la vita del Gesù uomo “singolo” – Verbo che ha assunto anche la natura umana saldandola inconfusamente a quella divina nella Sua Persona divina – e la vita della Chiesa, Suo Corpo storico “universale”.

Oggi questo accostamento prosegue, dopo l’Ascensione di Gesù, con l’invio promesso dello Spirito Santo suggerendoci di riconoscere nella Pentecoste vissuta dalla Chiesa degli Apostoli nel Cenacolo, anche una “profezia” sulla vita della Chiesa dei nostri tempi odierni, che indica l’avvicinarsi di una nuova azione dello Spirito Santo che la rigenererà in un modo a noi ancora in gran parte sconosciuto, ma assolutamente “reale”.

Sarà una rigenerazione per un nuovo periodo nella storia o per l’Eternità? Per ora non ci è dato saperlo. I cieli nuovi e la terra nuova dei quali parla l’Apostolo Pietro si riferiscono piuttosto alla seconda possibilità («Secondo la Sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia», 2Pt 3,13).

«Sulla data di questo evento finale non siamo informati. Bisogna pazientare nell’attesa di Gesù Risorto, che, richiesto dagli Apostoli se stesse per ricostituire il regno di Israele, rispose invitandoli alla predicazione e alla testimonianza: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1, 7-8)» (san Giovanni Paolo II, Udienza generale del 26 maggio 1999).

Ma non possiamo escludere che anche per la Chiesa nella storia, su questa terra, ci sia un nuovo periodo di ripresa della fede e della sua missione pubblica universale.

– La prima lettura della Messa della Vigilia della Solennità di Pentecoste ci parla di ciò che accadde all’umanità dopo il fallimento della costruzione della Torre di Babele. Il grande progetto di costruire una “civiltà globale” («per non disperderci su tutta la terra», Gen 11,4), non solo come se Dio non esistesse, ma con la presunzione di raggiungerlo fino a dominarlo sostituendosi a Lui («Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo») fallisce, come sta fallendo il progetto di “civiltà globale” del mondo attuale. Le contraddizioni e i conflitti si moltiplicano a tutti i livelli (internazionale, nazionale, locale, domestico, individuale, interiore), in una sorta di suicidio culturale e fisico dell’umanità.

Questa punizione che il Signore sta infliggendo all’umanità di oggi, come a quella di allora, è conseguenza della trasgressione delle leggi di natura, non solo fisiche, biologiche, ma anche di quelle antropologiche, etiche al livello sociale e personale. Dio punisce attraverso l’autopunirsi dell’uomo («Il Signore disse: […] “Scendiamo, dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”»).

Questo disastro “universale” e “singolare” al tempo stesso non poteva allora, e non può oggi, essere riparato dal solo sforzo umano che sembra non realizzarsi in altro modo se non ostinandosi nella costruzione di quella maledetta torre. Una torre che è un mondo che esclude Dio o ne falsifica il culto sostituendolo con l’idolatria dell’uomo. Questo modo di procedere non può che peggiorare le cose, tanto più quando questa logica sbagliata condiziona anche la gente di Chiesa, a tutti i livelli.

Solo l’intervento diretto di Dio, oggi come accadde allora, può fermare questo processo distruttivo e riparare l’essere umano danneggiato. Solo Cristo Uomo-Dio lo ha fatto riaprendo per colui che lo segue, la strada per ricollocarsi nella “giusta posizione” (nella “giustizia originale”) davanti a Dio e quindi, a se stesso, agli altri e a tutta la creazione.

– Il Vangelo della Vigilia descrive proprio anche la nostra situazione attuale quando dice che: «infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato».

Si direbbe che anche qui si prefigura la condizione nella quale ci troviamo oggi, anche nella Chiesa. Non c’è ancora stato nessun intervento diretto di Dio, volto a rimuovere l’apostasia perpetrata da diversi anni in misura estrema, e il Signore non viene glorificato, ma messo da parte e troppo spesso anche oltraggiato a causa di errori dottrinali, comportamenti gravemente erronei conseguenti.

– La prima lettura della Messa del Giorno descrive la Pentecoste che avvenne al tempo degli Apostoli, che siamo portati a leggere anche come profezia di quanto dovrà accedere.

– Il Vangelo della Messa del Giorno dice esplicitamente che sarà lo Spirito Santo a glorificare Gesù («Egli mi glorificherà»). Dopo di che le cose si chiariranno per l’Eternità o per il cammino storico della fede che potrà riprendere nuovo vigore.

Noi possiamo, oggi, domandare il rinnovarsi dell’azione dello Spirito Santo attraverso i Suoi sette doni:

«1) C’è innanzitutto il Dono di Sapienza, mediante il quale lo Spirito Santo illumina l’intelligenza, facendole conoscere le “ragioni supreme” della Rivelazione […]

2) C’è poi il Dono di intelligenza, come particolare acume, dato dallo Spirito, per intuire la Parola di Dio nella sua profondità e altezza.

3) Il Dono di scienza è la capacità soprannaturale di vedere e di determinare con esattezza il contenuto della Rivelazione e della distinzione tra le cose e Dio nella conoscenza dell’universo.

4) Col Dono del Consiglio lo Spirito Santo dà una soprannaturale abilità di regolarsi nella vita personale quanto alle azioni ardue da compiere […]

5) Col Dono di Fortezza lo Spirito Santo sostiene la volontà e la rende pronta, operosa e perseverante nell’affrontare le difficoltà e le sofferenze […]

6) Mediante il Dono di Pietà lo Spirito Santo orienta il cuore dell’uomo verso Dio con sentimenti, affetti, pensieri, preghiere, che esprimono la figliolanza verso il Padre[…]

7) Col Dono del Timore di Dio lo Spirito Santo infonde nell’anima cristiana un senso di profondo rispetto per la legge di Dio e gli imperativi che ne derivano per la condotta cristiana» (San Giovanni Paolo II, Udienza generale del 3 aprile 1991).

La Madre di Dio, Maria Santissima, piena di Spirito Santo fino dal suo concepimento con i suoi Sette Doni ottenga anche a noi che già li abbiamo ricevuti con il Sacramento della Confermazione, di metterli a frutto nella nostra vita cristiana.

Maria ricolma dello Spirito Santo, intercedi per noi!

 

Bologna, 19 maggio 2024

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