Pentecoste Duccio di Boninsegna 1255 Siena
Pentecoste Duccio di Boninsegna 1255 Siena

 

 

Domenica di Pentecoste (Anno A)

(Vigilia – Gn 11,1-9; Sal 103; Rm 8,22-27; Gv 7,37-39)

 

di Alberto Strumia

 

La vicinanza della solennità della Pentecoste a quella della Santissima Trinità, che si celebrerà domenica prossima, non è casuale, ma ancora si può dire “provvidenziale”, perché la Trinità, possiamo dire, per analogia, la Famiglia di Dio, modello originario della famiglia umana. Tanto è vero, per contrapposizione, che perdendo, o snaturando la fede nella Trinità, rivelata, il mondo di oggi sta completando l’opera satanica di distruzione della famiglia umana, rendendo invivibile il mondo e ingestibile ogni forma di società.

Nella famiglia umana vera, quella prevista da Dio e descritta da Cristo nel Vangelo, si riflettono, da sempre – anzi sono presenti – le connotazioni con le quali Gesù stesso ha caratterizzato lo Spirito Santo

– come «lo Spirito di Verità» (Gv 14,17; 15,26; 16,13), cioè di Intelligenza infinita, nella quale è la «Verità tutta intera»;

– e come lo Spirito «Consolatore» (Gv 14,15; 14,26; 15,26; 16,7), cioè di “affettività”, nella quale è l’Amore nella Sua pienezza, quello che “fa compagnia” all’essere umano, perché non sia “solo”: cum-solo, con-solo: il Consolatore è Colui che si affianca perché uno non si senta mai del tutto “solo”.

Le due caratteristiche dell’essere umano che lo rendono simile a Dio, per partecipazione, e che fanno di noi degli esseri “razionali” sono, a somiglianza e partecipazione di Dio, dello Spirito Santo, proprio

– l’“intelligenza” (“intelletto”), che è fatta per “portare dentro di noi” la Verità;

–e la “volontà” libera, che è fatta per “portare noi verso” la Verità, che le si offre come un Bene che l’attrae a sé, “affettivamente”.

In un vero matrimonio Sacramento Dio realizza, con il libero quotidiano consenso degli sposi, una “sintesi”

– tra l’“intelligenza” che scopre di essere fatta per la Verità, della quale il Signore ci ha dotati rendendoci amanti della conoscenza: per alcuni addirittura come studio, ricerca, scrivere e insegnare; come dono che apre a tutti la possibilità di imparare a vivere, a non buttare via la l’esistenza;

–  e l’“affettività”, che si esprime nella voglia di essere utili in se stessi e per qualcuno. Le forme di volontariato che attraggono tanti anche tra i non credenti, sono una documentazione di questo bisogno di sentirsi utili. Chi crede sa che si tratta del bisogno di imparare ad amare Dio, e attraverso di Lui, noi stessi e il prossimo. Tra due sposi, che vogliono prendere seriamente la vita, è il volere l’uno il bene dell’altra, reciprocamente, e ai figli, così da potersi dire, ogni giorno, con soddisfazione: «Come è bene che tu ci sia!». Perché questo è l’amore. Fermarsi solo a livello fisico del corpo prima o poi non basta: o si arriva a Dio o si rischia di degenerare nelle peggiori forme di perversione.

I figli che hanno beneficiato e beneficiano del bene che ricevono in una famiglia autenticamente cristiana, e gli amici che godono del bene dell’amicizia che si respira nella  casa di quella famiglia, non possono non dire a quella sposa e a quello sposo: «Come è bene che tu ci sia!». In un mondo dove chi ha perso di vista questo orizzonte è rimasto “solo”, senza “con-solatore”, perché lo ha rifiutato, «non lo vede e non lo conosce» (Gv 14,17). E di conseguenza non sa più che cos’è la Verità, chi è il Dio di Gesù Cristo, ed è piombato nella confusione di un relativismo che si impone come un potere dispotico. E produce odio, guerra e deportazione, distruggendo l’essere umano, snaturando la famiglia.

Non è così per chi è rimasto fedele a Cristo, allo sposo e alla sposa e confermate di volere continuare ad esserlo.

Cristo, con la Sua Risurrezione, ha già vinto (come ci ricordava spesso il Card. Giacomo Biffi), perché ha vinto su Satana. E tutto ciò che oggi domina il mondo si sbriciolerà, mentre la fedeltà rimane per sempre.

Lo Spirito Santo ha portato il “Giudizio”: «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv 3,19-21).

Oggi lo chiediamo allo Spirito Santo che rinnovi in noi, i Suoi Sette Santi Doni:

– La Sapienza per conoscere la realtà secondo “la totalità dei fattori” (come insegnava don Giussani) ad incominciare da ciò che è Eterno, da Dio;

– L’Intelletto per conoscere la realtà redenta alla luce della Rivelazione e della Fede;

– Il Consiglio per essere guidati a comprendere che cosa fare nelle scelte concrete della vita;

– La Fortezza per essere messi in grado di proseguire nella fedeltà a Lui e tra voi, anche nei momenti difficili;

– La Scienza per conoscere la realtà nelle sue leggi, cosmiche e morali, come opera di Dio Creatore;

– La Pietà come dono del “senso religioso”, che suscita il rispetto delle persone della famiglia ad incominciare dai genitori, vivi e defunti (pietas erga parentes), del proprio popolo e della nazione (pietas erga patriam);

– Il Timore di Dio, che è il timore di rovinare la bellezza di ciò che è creato da Dio, il senso del sacro, il rispetto per luoghi e le cose sacre, i Sacramenti e la dignità della liturgia.

La Santa Famiglia di Gesù nostro Salvatore, di Maria, la Madre di Dio, che ci precede in ogni passo, come “prima redenta” (Immacolata Concezione), e Giuseppe suo sposo, continuino a proteggerci nel cammino verso la Trinità, originaria e definitiva Famiglia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam!

 

Bologna, 27 maggio 2023

 

 

 

 

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