di Elisabetta Sala

 

Tra la situazione geopolitica che passa di emergenza in emergenza e gli agghiaccianti fatti di cronaca degli ultimi giorni, la visita apostolica (espressione ancora in uso?) del capo della Chiesa cattolica in Canada non ha forse ricevuto in Italia il rilievo tributatogli oltreoceano, dove è stata mandata in mondovisione a più riprese, giorno per giorno.

Al di là delle polemiche sulle vere o presunte colpe dei cattolici verso il genocidio dei nativi (si veda ad esempio qui), vorrei qui richiamare attenzione a due dettagli niente affatto marginali.

Il 25 luglio, durante un evento tenutosi in uno stadio, il pontefice ha assistito a una “danza di guarigione” che, lungi dall’essere uno di quei momenti puramente folcloristici in presenza di un pontefice cui siamo ormai abituati, è stato in realtà un rituale religioso (qui  da 1h.08). Il grande tamburo che ha sostenuto la danza ha avuto parte fondamentale in quanto, come ci ha spiegato il presentatore, era il cuore battente della “madre terra”, ripetutamente invocata nell’intera cerimonia come madre dell’umanità intera (da 1h.10.56). Verso la fine dell’evento (1h.53.18), il Vicario di Cristo ha notoriamente indossato il tipico copricapo piumato sopra la papalina; non senza aver prima tenuto uno dei diversi discorsi (da 1h19.30) in cui si è scusato per il male perpetrato ai danni delle popolazioni indigene; niente di particolarmente nuovo in questo, tranne nel fatto che le scuse erano rivolte non solo per conto dei cattolici ma di tutti i cristiani (1h37.45). In questo modo, la Chiesa cattolica si è assunta anche le colpe dei protestanti, notoriamente colpevoli dei peggiori orrori ai danni degli indigeni americani e canadesi.

Due giorni dopo (qui), il pontefice e un gruppo di cardinali hanno partecipato da semplici “discepoli” a un rituale religioso chiamato “smudging” (trad. approssimativa “purificazione”) celebrato da uno sciamano (minn 7-14), il quale ha invitato tutti i presenti a formare un cerchio virtuale intorno al “sacro fuoco” che unisce tutto ciò che esiste. Ha poi presentato al successore di Pietro una penna di tacchino selvatico, insieme a un ciuffo di sweetgrass (“erba dolce”) annodato a treccia, erba nota anche come “i capelli di madre terra”. Ha poi usato un’altra “treccia” a guisa di incenso, dirigendone il fumo con un ventaglio di penne verso i quattro punti cardinali e implorandoli di aprire le loro porte. Ha rafforzato la sua richiesta chiedendo a tutti (Papa e cardinali includi) di porsi una mano sul cuore. Per finire, dopo aver soffiato quattro volte in un fischietto fatto con un osso del sopracitato volatile, ha invocato (al min. 13) una non meglio determinata grande mère (grande madre? O “nonna”?) dell’Ovest ad aprirci l’accesso al “sacro cerchio di spiriti”, così che essi possano “essere con noi e possiamo essere uniti e più forti”.

La domanda è questa: il Vicario di Cristo e i cardinali presenti si sono informati, prima o dopo le cerimonie? (sarebbe stato meglio prima). Se sì, potranno spiegare a noi. Che rapporto c’è tra questa ricorrente “Grande Madre” e l’inquietante idolo andino portato in processione in Vaticano?

Va tutto bene in nome dell’ecumenismo e dell’inculturazione? I tuoni e i fulmini sono riservati solo ai cattolici “rigidi” rimasti fedeli alla Messa di sempre, i quali parlano invece di evangelizzazione dei popoli (altro termine forse obsoleto)?

Questa volta, però, rispetto alle tristi vicende della pachamama, si è andati un gradino più in là. Qui si è aperta la porta (della Chiesa cattolica?) a un “cerchio degli spiriti” di non chiara identità e di ben dubbia sacralità. C’è un altro tipo di fumo, oltre a quello dell’erba dolce, che si fa sempre più strada nel tempio di Dio? Questi “spiriti” hanno preso a circolare liberamente? Dio ce ne scampi e liberi.

 

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