La splendida lettera che il Garante dei diritti dei Minori, Fabio Biasi, ha scritto il 2 febbraio ai componenti del Consiglio e della Giunta provinciale di Trento, denunciando le assurde, dannose vessazioni imposte a danno di bambini e adolescenti dal green pass.

 

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Egregi signori,

     nella veste di Garante dei diritti dei Minori per la Provincia Autonoma di Trento, mi corre l’obbligo di trasmettere alle SS.LL., per quanto di rispettiva competenza, le mail [di denuncia e protesta] pervenute all’Ufficio che rappresento, riguardanti i trasporti scolastici, il libero accesso alle attività sportive, culturali e ricreative, i servizi di mensa e di ristorazione scolastica, le regole di accesso ai Nidi e alle Scuole dell’Infanzia, nonché la gestione, in ambito scolastico, delle c.d. “quarantene”, differenziate a seconda dello stato vaccinale degli alunni.

     Scrivo queste righe, a seguito dell’entrata in vigore delle disposizioni da ultimo emanate dal Governo nei mesi di dicembre 2021 e gennaio 2022, quali misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

     Non è mia intenzione soffermarmi sui dettagli delle limitazioni imposte (e conseguenti problematiche) ben conosciuti dai destinatari di questa Nota e descritte negli atti amministrativi attuativi delle misure adottate[1]… 

     È semplicemente inammissibile per un Garante dei diritti dei Minori, non dare voce a quelle che sono le espressioni di grave disagio e di legittima protesta, a causa delle ulteriori e gravi limitazioni dei diritti fondamentali della persona: non posso quindi che comunicare alle SS.LL. quello che viene dettato dalla mia coscienza, nella consapevolezza che l’omesso intervento renderebbe il sottoscritto complice di questa evidente, enorme ed ingiusta discriminazione.

     Rivolgo pertanto alle SS.LL. il mio personale disappunto e la mia indignazione per quello che si può definire come un cervellotico ed assurdo meccanismo di controllo sociale (il cosiddetto green pass, nelle sue molteplici declinazioni), introdotto dall’esecutivo centrale l’estate scorsa ed imposto sull’intero territorio nazionale (purtroppo con il generale sostegno delle autonomie locali), che comporta, in un continuo crescendo, gravi, violente ed ingiustificate limitazioni ai diritti fondamentali di tantissimi ragazzi e delle loro famiglie.

     Il tutto viene scientemente alimentato da una perdurante e martellante narrazione mediatica, tesa ad indicare i bambini e i ragazzi quali diffusori di malattia, con conseguente loro colpevolizzazione e percezione di essere “sbagliati”.

      Ricordo che le persone non sono numeri anonimi e freddi da inserire in tabelle per far fronte a compiti decisionali: le persone siamo tutti noi, i nostri figli, affidati dai genitori alle scuole, alle organizzazioni sportive, alla comunità educante, per promuovere il loro benessere e la loro crescita armoniosa e possibilmente gioiosa, per il completo sviluppo della loro personalità.

     Il solo pensiero – come stato fatto ed imposto – di condizionare il diritto allo studio al possesso di un lasciapassare da dover esibire sui mezzi pubblici, nonché per accedere alle attività sportive o culturali, costituisce non solo una gravissima ferita allo spirito della Carta costituzionale, fondamento primario della nostra organizzazione civile, ma anche un insulto all’intelligenza della generalità dei consociati.

     Queste norme, – espressione di un potere esecutivo che pretende di disporre autoritativamente delle vite delle persone fino nei minimi dettagli – hanno comportato un generale clima di smarrimento e confusione ed una pericolosa frattura nelle relazioni tra i cittadini stessi, minando severamente le basi costituzionali per la promozione della pacifica ed armoniosa convivenza civile.

     Nel mese di novembre 2021, questo Ufficio aveva proposto alle SS.LL. una serie di argomenti, segnalati dalla cittadinanza, che la politica locale non può continuare ad ignorare, in quanto costituiscono il tema centrale in ogni ordinamento che si voglia definire democratico, vale a dire il libero esercizio dei diritti previsti e garantiti, quale fondamento imprescindibile della qualità della vita delle persone.

     Ripropongo con la stessa forza questo appello, auspicando che l’urgente bisogno di restituire ai nostri bambini e ragazzi un rinnovato clima di fiducia, apertura e gioia di vivere possa finalmente prevalere sulle sempre meno giustificate paure, chiusure ed atteggiamenti preconcetti.

     Quali persone titolari di responsabilità istituzionali non possiamo continuare ad evitare di chiederci quanto e quale sia il grado di ansia, di tristezza, di disagio, di emarginazione inutilmente causato ai nostri bambini e ragazzi: non possiamo non interrogarci su chi e cosa ripagherà tutto questo (ammesso che ci possa essere un risarcimento) e soprattutto sugli effetti a medio e lungo termine che queste assurde e dannose vessazioni comportano in capo agli stessi.

Distinti saluti.

Il Garante dei diritti dei Minori

Fabio Biasi

[1] Seguono i riferimenti legislativi delle Ordinanze in questione.

 

Trento non discriminerà gli alunni delle scuole primarie

Mirko Bisesti, assessore all’istruzione, università e cultura della Provincia autonoma di Trento, ha rilasciato un paio di giorni dopo la lettera di Fabio Biasi (il 4 febbraio) un’intervista all’Adige affermando di non voler discriminare i non vaccinati delle scuole primarie. Questo anche per motivi di ordine didattico: con i bambini piccoli fare lezione in parte in presenza, in parte da casa è problematico. Sia per gli alunni, sia per gli insegnanti. Quindi a Trento le scuole dell’infanzia e le elementari terranno aule aperte fino a 4 casi positivi, dal quinto chiuderanno, ma solo per 5 giorni. Queste regole – a differenza di quello che accadrà nel resto della penisola – varranno per tutti, vaccinati o meno.

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