Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Tracey Rowland e pubblicato su What We Need Now. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione curata da Occhi Aperti! (pseudonimo di persona realmente estistente).

 

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Hans Urs Von Balthasar, Giovanni Paolo II, Cardinale Ratzinger – 1984.

 

Recentemente il nome di Hans Urs von Balthasar è stato richiamato all’attenzione per difendere il concetto di Chiesa più “femminile”. Leggendo alcuni articoli sembra che questa rievocazione sia ormai diventata un meme e il meme stesso si sia trasformato in attacchi all’esclusiva assegnazione del sacerdozio agli uomini, come se con l’idea di una Chiesa più femminile, Balthasar intendesse l’ordinazione delle donne.

Secondo il dato di fatto storico, Balthasar era uno strenuo difensore del sacerdozio riservato agli uomini. Non c’è alcuna possibilità di dibattito al riguardo. Credeva che la Chiesa, come Sposa di Cristo Sposo, fosse femminile nella sua più profonda identità corporativa, e che i vescovi, e quindi i sacerdoti, non possano essere in rapporto sponsale con qualcosa di maschile.

Quando criticò quella che chiamò la “mascolinizzazione” della Chiesa, Balthasar non stava in alcun modo criticando l’assegnazione esclusiva del sacerdozio agli uomini, ma piuttosto la tendenza verso un’eccessiva burocratizzazione della Chiesa. Quando Balthasar parla di una chiesa “mascolinizzata”, intende una chiesa ossessionata dalle proprie strutture di governo, una chiesa ossessionata da comitati e riunioni e futili discussioni. La chiamava “Chiesa fotocopiatrice” (cioè un facsimile della Chiesa, ndr).

Paradossalmente, è proprio la burocratizzazione della Chiesa ad essere l’ambito progetto delle attiviste femministe. Sono loro che, secondo un’analisi balthasariana, cercano di mascolinizzare la Chiesa istituendo nuovi consigli e comitati e cercando di farsi nominare in tali strutture burocratiche.

Il mio incontro ravvicinato con questo fenomeno deriva dalla mia esperienza come membro di un organismo che si fa chiamare Commissione delle donne cattoliche d’Australia. Questo organismo è stato istituito dalla Conferenza Episcopale Australiana nel 2000. I membri della Commissione (circa una dozzina di noi) sono stati nominati da diverse diocesi con la missione di volare in tutta l’Australia incontrando altre donne cattoliche per chiedere loro cosa pensavano la Chiesa potesse fare per loro. Ci sono stati quattro incontri di questo tipo, in svariate parti del continente lontane tra di loro, ogni anno. Il tema dell’ordinazione delle donne sarebbe emerso in quasi ogni raduno. In ogni diocesi c’era chi sosteneva l’ordinazione delle donne e chi si opponeva risolutamente all’idea. Gli stessi criteri sociologici sono poi pervenuti alle riunioni di raccolta delle informazioni in ogni luogo tranne che, a memoria, ad Alice Springs, una città nel cuore dell’outback australiano, non certo nota per preoccuparsi della classe media.

L’idea di pagare biglietti aerei per una dozzina di persone perchè queste viaggiassero dentro e fuori dalle diocesi ascoltando le stesse lamentele dallo stesso prevedibile genere di persone mi è sempre sembrata uno spreco delle risorse della Chiesa. I soldi spesi per le tariffe aeree, gli alloggi negli hotel e gli stipendi per le segretarie avrebbero potuto essere spesi per la ricerca medica sull’infertilità, o per i tumori al seno e alle ovaie, o in strutture parrocchiali per l’assistenza all’infanzia o negli alloggi per le famiglie in crisi, o per acquistare case al mare di proprietà delle diocesi per le famiglie cattoliche povere, che non possono permettersi di portare i loro figli in vacanza estiva. C’erano svariati modi in cui il denaro avrebbe potuto essere utilizzato per aiutare davvero le donne cattoliche, ma invece è stato speso per un progetto burocratico il cui scopo principale era quello di generare incontri e scrivere rapporti su questi incontri che i vescovi avrebbero letto e assimilato.

Si trattava del tipico caso di ciò che Balthasar intende per “Chiesa fotocopiatrice”, un tentativo di trattare le questioni di natura pastorale utilizzando le tecniche del governo d’impresa. Invece di risolvere gli ostacoli con un insegnamento sano e una leadership efficace, l’idea era quella di “mantenere felici le donne” inventando un quango (quango sta per Quasi-Autonomous Non-Governmental Organisation, ovvero Organizzazione Non Governativa Semi-Autonoma, ndr), nominando le élite cattoliche di sesso femminile da entrambe le parti della barricata teologica alle deputate operazioni, e poi tenendole occupate nel leggere interi volumi di carta.

Una simile virata verso la creazione di una Chiesa che assomiglia sempre più a una impresa commerciale o a un partito politico, ha iniziato a prendere velocità in Germania negli anni ’70. In Germania la Chiesa è favolosamente ricca e il più grande datore di lavoro privato del paese. Nel 2022 il suo reddito, proveniente dall’imposta ecclesiastica (Kirchensteuer), è stato di 6,85 miliardi di euro. Secondo un rapporto del National Catholic Register al 2023 ci sono circa 800.000 persone impiegate dalla Chiesa in Germania. Ciò significa che circa un cattolico tedesco su 30 è in un rapporto “datore di lavoro-dipendente” con la Chiesa. Non sorprende quindi che le élite cattoliche in questo paese diventino spesso ossessionate da questioni di governo d’impresa quando così tante sono in relazione con la Chiesa in modo sia contrattuale che sacramentale. Separare la parte contrattuale da quella sacramentale non è un esercizio psicologico facile.

Balthasar e Ratzinger e altri accademici nei loro circoli di studio della rivista Communio erano acutamente consapevoli della situazione in Germania, con i suoi forti contrasti tra le facoltose rappresentanze della Chiesa, altrimenti dette “Catholic Inc.”, e la Chiesa vissuta e intesa come Corpo e Sposa di Cristo. La Chiesa secondo il modello “Catholic Inc.” si basa sui principi secolari del governo d’impresa; il Corpo e la Sposa di Cristo si basa su un’economia sacramentale. La prima è, nell’idioma di Balthasar e di Ratzinger, “maschile”, mentre nel secondo caso è “femminile”.

C’è un antefatto teologico e scritturistico che riguarda l’uso di queste delineazioni. Balthasar suggerì che l’insieme di personaggi che circondava Cristo durante la sua vita terrena erano prototipi di futuri capi ecclesiastici. C’è così il carisma petrino associato a San Pietro e quindi al governo ecclesiale, il carisma giovanneo associato a San Giovanni, l’apostolo prediletto, e quindi alla vita contemplativa della Chiesa, il carisma giacobino associato a San Giacomo, quindi alla custodia della tradizione e dell’insegnamento incorrotto (da trasmettersi, ndr) alle nuove generazioni, e il carisma paolino associato a San Paolo e cioè all’intuizione profetica e, nel nostro tempo, ai movimenti di rinnovamento ecclesiale. Solo uno di questi carismi, il petrino, è incentrato sul governo ecclesiale, e solo questo è esclusivamente maschile. Ci sono molte donne contemplative con il carisma giovanneo, molte donne accademiche che cercano di insegnare la fede che è stata tramandata dagli apostoli alle nuove generazioni, e molte donne coinvolte nei nuovi movimenti ecclesiali che si sono moltiplicati nel secolo scorso. Quindi, tre su quattro di questi carismi si trovano altrettanto tra gli uomini che tra le donne.

Inoltre, Balthasar parlò del carisma mariano. Il suo segno distintivo è la sua apertura alla volontà divina. È una sorta di carisma onnicomprensivo che tutti i membri della Chiesa, maschi e femmine, dovrebbero possedere. La recettività alla volontà divina include il rispetto della Sacra Scrittura, specialmente degli insegnamenti di Cristo. Con riferimento agli argomenti di coloro che sostengono che Cristo potrebbe aver deciso di non ordinare le donne semplicemente perché il popolo ebraico del tempo aveva barriere psicologiche all’accettazione di tale pratica, Balthasar commentò: “[E] anche se potremmo sempre supporre che il Dio Sovrano avrebbe potuto agire in modo diverso dal modo in cui si degnò di agire, non siamo tuttavia autorizzati a relativizzare la sua logica – essendo egli stesso la Ragione assoluta e lo stesso Logos – immaginando altre linee di azione che avrebbe potuto intraprendere”. [1] In altre parole, un alto livello di umiltà di fronte alla Rivelazione è parte del carisma mariano insieme al dono dello Spirito Santo descritto come “Timor di Dio” o riverenza e soggezione davanti alla maestà divina.

Un altro concetto che si trova nel linguaggio balthasariano è quello di sinfonia. Uno dei suoi libri era intitolato La Verità è Sinfonica. All’interno della vita della Chiesa i diversi carismi dovrebbero operare in armonia tra loro. I problemi sorgono quando non c’è armonia o quando l’uno o l’altro carisma è debole o completamente sopraffatto dagli altri. Per esempio, coloro il cui carisma è quello di difendere la fede dalla corruzione hanno un ruolo significativo nella Chiesa. La verità è importante. La teologia è importante. La cattiva teologia e il pensiero sciatto generano disastri pastorali a lungo termine. Abbiamo bisogno di studiosi che apprendano le Scritture e la tradizione dogmatica e questo include persone che capiscano come le parti che compongono la tradizione si relazionino tra loro. Se la borsa di studio cattolica viene liquidata come conquista dei nerd della classe media, la barca di Pietro potrebbe risultare un tantino sbilanciata dal suo centro di gravità. L’idea che l’unica cosa importante sia avere sentimenti caritativi non è cristiana. Infatti Ratzinger descrisse la mentalità che siano i soli sentimenti a contare (non le idee o le dottrine), come “induizzazione della fede”.

Dal punto di vista di Balthasar, ogni carisma può, in età diverse, nella vita della Chiesa, essere debole o disfunzionale, e così minare la solidità dell’intera struttura, orchestra, corpo o qualunque sia la metafora preferita della Chiesa. Ad esempio, se prendiamo la metafora preferita di Papa Francesco della Chiesa come “ospedale da campo”, potremmo dire che il carisma più strettamente associato al lavoro dell’ospedale da campo è quello paolino. Tutti i tipi di nuovi movimenti ecclesiali hanno persone in prima linea che si prendono cura di coloro che sono spiritualmente feriti. E’ una buona cosa. Tuttavia una Chiesa non può essere solo un ospedale da campo, perché l’essere umano bisognoso necessita di qualcosa di più che bende e trasfusioni di sangue. Spesso (coloro che sono spiritualmente feriti, ndr) hanno bisogno di un intervento chirurgico, e i chirurghi sono i maestri spirituali, i tipi giovannei che lavorano in collaborazione con gli studiosi, i tipi giacobini. Il ruolo del carisma petrino è quello di assistere tutti gli altri alla luce dell’intera economia sacramentale della Chiesa. Quindi, quelli con il carisma paolino, lavorando in prima linea nell’ospedale da campo, hanno bisogno che gli altri carismi collaborino grandemente se le persone devono essere veramente guarite, e non lasciate a livello di triage di primo intervento, o destinate alle cure palliative, per quanto prezioso possa essere.

Quando Balthasar parla di mascolinizzare la Chiesa, intende quindi qualcosa di simile a un miope focalizzarsi sul carisma petrino e sulle strutture di governo a causa della negligenza degli altri carismi, una chiesa ossessionata dalla preservazione dell’istituzione. Così, nelle sue Delucidazioni, scrisse:

Dal Concilio [Vaticano II] la Chiesa ha in larga misura rinunciato alle sue prerogative mistiche; è diventata Chiesa dei ricorrenti dibattiti, organizzazioni, commissioni consultive, congressi, sinodi, comitati, accademie, feste, gruppi di tendenza, funzioni, strutture e ristrutturazioni, esperimenti sociologici, statistiche: vale a dire, è più che mai una Chiesa di sesso maschile, ma forse si dovrebbe dire che è un’entità asessuata in cui una donna può guadagnare per sé un posto nella misura in cui è pronta a diventare tale entità”. [2]

Balthasar concluse che “le masse scappano da una tale Chiesa”.

Allo stesso modo, nel suo testo “Chiesa, Ecumenismo e Politica”, il cardinale Ratzinger ha dichiarato:

La Chiesa non è parte di un ingranaggio, non è solo un’istituzione, non è nemmeno una delle solite entità sociologiche. E’ una persona. E’ una donna. E’ una madre. Sta vivendo. La comprensione mariana della Chiesa è la contrapposizione più decisiva a quel concetto puramente organizzativo o burocratico della Chiesa. Non possiamo fare la Chiesa: dobbiamo esserla. Ed è solo nella misura in cui la fede plasma il nostro essere al di là di qualsiasi questione del fare che siamo Chiesa, che la Chiesa è in noi. E’ solo nell’essere mariani che noi diventiamo Chiesa”. [3]

Ratzinger ha concluso che: “una Chiesa che non è altro che dirigenza non è più nulla; non è più tradizione, e, come un intelletto che non ha conoscenza di alcuna tradizione, essa diventa puro nulla, una mostruosa nullità”. [4]

In sintesi, quando Balthasar ha suggerito che la Chiesa dovrebbe essere più femminile e meno maschile, non intendeva che avevamo bisogno di donne preti o più donne nei consigli di amministrazione. Abusare delle sue osservazioni in questo modo significa mostrare un alto livello di ignoranza della sua ecclesiologia.

Ciò di cui abbiamo bisogno ora è di una riaffermazione della dimensione femminile della Chiesa. Per Balthasar questo, in un certo senso, vorrebbe dire avere un maggiore interesse verso il ruolo dei carismi giovannei, paolini e giacobini. Invece di una mania per comitati e quango, potrebbe esserci un focus sul grande monachesimo e sulla verginità consacrata, sul ruolo della pastorale familiare, sulle borse di studio cattoliche e sulla bellezza liturgica, inclusa la stupenda musica liturgica. Ci potrebbe anche essere un maggiore interesse a promuovere il senso della sacramentalità, un approfondimento della comprensione da parte dei fedeli del ruolo che ciascuno dei sacramenti svolge nell’economia della nostra salvezza. Ci sarebbe certamente un maggiore interesse per l’Eucaristia.

La mia citazione preferita da Balthasar compare in Teologia della Storia. Rivela molto su ciò che pensa o chi pensa siano i membri più importanti della Chiesa, e non sono necessariamente sacerdoti. Egli ha scritto:

“Coloro che si ritirano sulle alture per digiunare e pregare in silenzio sono, come Reinhold Schneider ha saputo rendere in modo tanto vivido, i pilastri che portano il peso spirituale di ciò che accade nella storia. Condividono, nell’unicità di Cristo, nella libertà di quella nobiltà che viene conferita dall’alto, quella libertà serena, indomita che non può essere messa in gabbia e messa a frutto. Si trovano nella prima aristocrazia fra tutte, fonte e giustificazione per tutti gli altri, e l’ultima che ci rimane è un’epoca tutt’altro che aristocratica”. [5]

Di tutti i carismi classificati da Balthasar, il mariano è il più importante. Ha la priorità anche sul petrino, perché il petrino stesso deve essere mariano, nel senso che deve essere ricettivo alla rivelazione divina. Ciò che conta veramente è l’accoglienza della divina volontà. Questo è ciò che è più nobile e quindi aristocratico, dove aristocratico è inteso come aggettivo che significa desiderare solo ciò che è più alto ed eccellente. Al contrario, la fissazione per strutture e commissioni – e per chi siede nelle commissioni e produce burocrazia -, non ha nulla di aristocratico ma, goffamente, rivela una mentalità da piccola borghesia!

Tracey Rowland

 

La professoressa Tracey Rowland presiede la Cattedra di Teologia San Giovanni Paolo II dell’Università di Notre Dame in Australia. Ha pubblicato 8 libri e oltre 150 articoli. Nel 2020 ha ricevuto il prestigioso Premio Ratzinger per i suoi ampi scritti sulla sua teologia.

 

Note:

[1] Hans Urs von Balthasar, “Quanto pesa l’argomento della ‘tradizione ininterrotta’ al fine di giustificare il Sacerdozio Maschile” in La Chiesa e le Donne: Un Compendio, a cura di Helmut Moll (San Francisco: Ignatius, 1988), 154; cfr. 153-16.

[2] Hans Urs von Balthasar, Delucidazioni (San Francisco: Ignatius, 1998), 70.

[3] Joseph Ratzinger, Chiesa, Ecumenismo e Politica: Nuovi Saggi di Ecclesiologia (New York: Crossroad, 1988), 20.

[4] Joseph Ratzinger, Principi di teologia cattolica: costruire pietre per una teologia fondamentale (San Francisco: Ignatius, 1987), 101.

[5] Hans Urs von Balthasar, Una Teologia della Storia (San Francisco: Ignatius, 1994), 124.

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