Gravi disordini a Santiago del Cile. Persone a volto coperto saccheggiano una chiesa, compiendo atti blasfemi. Ce ne parla Martin M. Barillas in questo articolo pubblicato su LifeSiteNews. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Disordini a Santiago del Cile

Disordini a Santiago del Cile


I vescovi del Cile hanno deplorato il saccheggio e l’incendio di una chiesa storica nella capitale del paese da parte di rivoltosi mascherati, che hanno anche profanato il tabernacolo, distrutto statue religiose e imbrattato con graffiti le pareti interne. 

“Siamo solidali con l’amministratore apostolico Mons. Celestino Aós e con tutti i fedeli dell’Arcidiocesi di Santiago dopo il saccheggio e la profanazione della parrocchia dell’Assunzione di Maria. Allo stesso modo con le comunità e i pastori di altre chiese e luoghi di culto di varie fedi che sono stati attaccati in varie città”, si legge in un comunicato della Conferenza Episcopale Cattolica del Cile. Questo ha fatto seguito al saccheggio della chiesa di venerdì scorso da parte di predoni mascherati che hanno fatto irruzione nella chiesa e hanno causato gravi danni.


Venerdì scorso, un gruppo di manifestanti mascherati vestiti di nero e simili ad anarchici “antifa” negli Stati Uniti ha fatto irruzione nella chiesa parrocchiale di Assunzione di Maria, rubando banchi, confessionali e statue religiose per formare barricate nella loro resistenza alla polizia. Gran parte delle statue religiose sono state distrutte e dipinte con graffiti anticattolici. La chiesa storica risale al 1876. Alcuni dei beni della chiesa sono stati usati per costruire un falò nella vicina Plaza Italia. Inoltre, la sede di un’università privata situata vicino alla chiesa è stata distrutta dai piromani.

Un video amatoriale ha registrato i vandali che rimuovono una statua della Vergine Maria, insieme ad altri oggetti sacri, dalla chiesa. Il tabernacolo è stato danneggiato e imbrattato con la parola “stupratori”. Le foto scattate durante la scena mostravano che la porta del tabernacolo è stata lasciata perta. Inoltre, le parole “bruciate la chiesa” sono state dipinte a spruzzo nelle vicinanze su una parete interna. Il crocifisso è stato portato fuori dalla chiesa, rotto e messo in mostra per strada.

Nella loro dichiarazione, i vescovi cileni hanno espresso il loro rammarico per “il maltrattamento delle persone, il continuo saccheggio e la violenza, da dovunque venga. L’attacco alle chiese e ai luoghi di preghiera ci causa dolore, senza rispetto per Dio e non da parte di persone che credono in Lui”.

“Le chiese e altri luoghi di culto sono sacri”, hanno dichiarato i vescovi, aggiungendo che si uniscono ad altre persone del Cile nel rifiutare la violenza e pregare per il perdono di Dio.

“I violenti non possono che impedirci di prestare adeguata attenzione alle giuste lamentele della maggioranza del popolo cileno che cerca soluzioni realistiche e giuste”, hanno affermato i vescovi.

Invitando le autorità ad applicare la legge nei confronti dei colpevoli, i vescovi hanno detto che i loro connazionali sono “stanchi di ingiustizia, ma anche di violenza, e la grande maggioranza attende con ansia un dialogo rispettoso che possa ricostruire il tessuto sociale”.

A partire dal 18 ottobre, nella capitale Santiago, dopo la decisione del governo di aumentare i prezzi dei biglietti per il transito urbano, si sono scatenate proteste nella capitale, Santiago. Dopo gli scoppi di violenza, che hanno compreso incendi dolosi, saccheggi, e il viaggiare senza pagare il biglietto, il governo ha annunciato misure di emergenza che includono limiti ai movimenti e alle riunioni pubbliche.

Quando simili episodi di violenza si sono verificati altrove nel paese, il governo ha annunciato ulteriori misure per calmare la situazione, compreso il coprifuoco. Tuttavia, le proteste sono continuate, causando la morte di almeno 10 persone, 4.000 arresti e 1.600 feriti, anche gravi, da colpi non letali sparati dalla polizia. Almeno 1.000 agenti di polizia sono stati feriti. I costi legati alla violenza dovrebbero superare i 16 milioni di dollari.

Aós ha diffuso un messaggio video sabato scorso, deplorando il saccheggio della chiesa e di un vicino edificio amministrativo universitario e denunciando le morti causate dalle continue violenze. Ha invitato i cattolici a pregare dopo la messa di domenica e a chiedere perdono a Dio per la violenza e l’ingiustizia avvenute in Cile. 

Il saccheggio della chiesa in Cile è stata paragonata con analoghe profanazioni che si sono verificate storicamente in Messico, Spagna e Russia. Tale violenza contro le chiese cilene è stata finora sconosciuta. Nella vicina Argentina, negli anni Cinquanta, le chiese furono incendiate dai sostenitori del presidente Juan Peron.

Dal 18 ottobre, circa 80 delle 136 stazioni della metropolitana sono state distrutte da vandali mascherati dopo un leggero aumento del prezzo dei biglietti. Le proteste contro l’aumento dei prezzi si sono trasformate in denunce delle disparità economiche e sociali in Cile, compreso il debito studentesco.

Il presidente Sebastian Piñera ha risposto con una forte risposta delle forze dell’ordine, che alcuni hanno criticato come eccessivo. Alcuni manifestanti hanno perso gli occhi e hanno subito altre gravi ferite quando sono stati colpiti da proiettili non letali sparati dalla polizia. 

Piñera ha anche risposto alla crisi sostituendo il suo gabinetto, offrendo piccoli aumenti ai sussidi per i poveri, annullando un aumento programmato del prezzo dell’elettricità e annunciando una riduzione degli stipendi per i legislatori nazionali, che variano da 27.000 a 44.000 dollari all’anno. Attualmente, il reddito medio in Cile è l’equivalente di 433 dollari al mese.

 

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