Piero della Francesca, Polittico di Misericordia (particolare San Sebastiano, trafitto dalle frecce, e San Giovanni Battista), Museo Civico, Sansepolcro
Piero della Francesca, Polittico di Misericordia (particolare San Sebastiano, trafitto dalle frecce, e San Giovanni Battista), Museo Civico, Sansepolcro

 

III Domenica di Avvento (Anno B)

(Is 61,1-2.10-11; Lc 1,46-50.53-54; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28)

 

di Alberto Strumia

 

  1. Le “domande” e “La Domanda”

Il Vangelo di questa domenica è denso di “domande” che vengono rivolte, quasi a raffica, dagli inviati dei farisei a Giovanni Battista «Tu, chi sei?»; «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?»; «Sei tu il profeta?». Sono un’anticipazione della stessa domanda che sarà rivolta poi anche a Gesù: «Sei Tu Colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3).

Evidentemente il riferimento ad «un altro», lascia intendere che la stessa domanda l’avevano già rivolta ad altri ancora, prima di Lui. Ce lo riferiscono gli Atti degli Apostoli: «Qualche tempo fa venne Teuda […] Dopo di lui sorse Giuda il Galileo» (At 5,36-37). E di questi si dice che, dopo un po’ di tempo «finirono nel nulla» e così quelli che li seguirono che «si dispersero» (v. 36) o «furono dispersi» (v. 37).

 

  1. Le “risposte” e “La Risposta”

Un po’ come oggi accade che la gente finisce per andare dietro a “risposte” fasulle: dal personaggio di moda, all’ideologia che nel momento si presenta come vincente (ora il “pensiero unico”), ma poi finiscono nel nulla dall’autodistruzione, e l’insignificanza della vita spinge alle azioni più insensate e disperate, come sta accadendo ogni giorno da tempo. Alcuni finiscono nella tossicodipendenza, nelle perversioni sessuali, nel compiere i delitti più efferati; altri si arruolano nel terrorismo, altri finiscono esplicitamente nel satanismo.

Questo accade perché dietro a queste “domande” c’è un’aspettativa ancora troppo “politica”, “sociologica”, “psicologica”, che si accontenta di fermarsi molto alla superficie della realtà. E ciò non ostante si viva in un mondo che vanta un efficiente “metodo scientifico”, che ci ha abituato, invece, ormai da tempo spiegare ciò che è “osservabile” come “effetto” anche di “cause” non direttamente “osservabili”. Perché non si applica lo stesso metodo anche alla “Domanda di senso”?

Come al tempo di Giovanni Battista c’era solamente l’attesa di un Messia “politico”, un condottiero che liberasse il popolo di Israele dall’ultima soggezione alla quale si trovava sottoposto, che era quella dall’impero romano. E si pensava che questo fosse il massimo che ci si doveva aspettare, per essere felici.

Anche oggi, di fronte alla situazione umana, alla società in cui ci troviamo a vivere, tutti gli analisti e i commentatori non riescono o non sanno o non vogliono porre la “Domanda finale” sul senso della vita, Domanda che sta in cima alla catena di tutte le “domande intermedie”. Ed è questa: dov’è finito il “giusto modo” di “rapporto” con Dio Creatore, quale fondamento e senso di tutto ciò che esiste? L’ostinarsi a pensare che questa “Domanda finale” sia facoltativa, per cui Dio se c’è non c’entra, non ha prodotto un mondo vivibile. Il fermarsi ad una risposta solo “materialistica”, o “sociologica”, o “psicologica” alla questione del fondamento e del senso dell’esistenza, alla prova dei fatti si è dimostrato insufficiente. Allora, per rispetto ad un metodo veramente scientifico, occorre considerare l’altra ipotesi, quella secondo la quale, Dio c’è e c’entra con tutto ciò che fa parte dell’esistenza di ogni essere umano. Fermarsi prima significa costruirsi un idolo, un surrogato della “Risposta” alla “Domanda”. E non funziona alla prova dei fatti.

Giovanni Battista ha impersonato, profeticamente, colui che indica, anche a noi oggi, questo “percorso” logico, questo impianto culturale che sposta lucidamente e razionalmente, la risposta dalla sua persona a quella di Gesù Cristo che è l’unico uomo che è Dio, la risposta trascendente che si comunica umanamente. Per questo Giovanni dice di sé: «Non lo sono», non sono io la “Risposta” alla “Domanda finale”. L’uomo da solo non basta all’uomo.

Sant’Agostino, nelle sue famose Confessioni, in pochissime parole ha descritto perfettamente la vera condizione dell’essere umano. Vera in ogni epoca della storia universale dell’umanità, vera in ogni momento della vita di ciascuno: «Il nostro cuore è inquieto fino a che non riposa in Te» (Confessioni, 1,1).

L’essere umano è “costruito” in maniera tale che è in grado di avvertire “affettivamente” e “razionalmente” che senza questo «Te», non può essere contento, felice (la parola giusta è “beato”). Questa “Domanda finale” è ciò che si chiama anche il “senso religioso”.

Nella Sacra Scrittura, il libro del Siracide ben prima di sant’Agostino, si diceva già, in modo simile: «Egli [Dio] ha messo la nozione dell’Eternità nel loro [gli uomini] cuore» (Sir 3,11).

Nella storia dell’umanità questo «Egli» si fa percepire presente già per il “vuoto” che si avverte nella vita di chi non lo ha individuato e raggiunto, incontrato, fino a poter dire: finalmente sono a casa!

L’essere umano è, in tutta la sua vita una “domanda” di vedere e rimanere con questo «Egli», con questo «Te» di cui non si può “esistenzialmente”, perché non si può “metafisicamente”, fare a meno; pena lo scomparire nel nulla.

A questa “domanda” di “verità della vita” ci si può illudere di avere trovato la risposta esauriente, fermandosi a risposte parziali, provvisorie, che dopo un po’ deludono:

– il solo benessere materiale ottenuto con il denaro per avere il “possesso delle cose” (oggi è il mondo dei magnati dell’economia e della finanza);

– l’appagamento del piacere dei sensi ottenuto con il “possesso fisico delle persone” (oggi è l’esaltazione della sessualità fino alla sua perversione, imposta ad adulti e bambini);

– il successo, la notorietà, il consenso degli altri estorto con il potere “politico” in ogni sua forma, fino al controllo psicologico e culturale (oggi attraverso l’imposizione del cosiddetto “pensiero unico”).

Ma tutto questo non basta mai, perché finisce in un tentativo disperato di cancellare la “domanda” di andare oltre, più a fondo.

Vivere in questo stato di cose è avvertito come un’“ingiustizia”: è il segnale di una “giustizia” che è stata perduta, fino dalle origini dell’esistenza dell’umanità, per un errore di valutazione che l’ha voluta rifiutare. Nella dottrina cristiana si chiama “peccato originale”.

Di fronte alla cose più efferate che accadono esplode la domanda di avere “giustizia”: ma da chi? La domanda di giustizia non può accontentarsi di una soddisfazione a livello della legge dello Stato, che pure ci dovrebbe essere e ormai non riesce più nemmeno quella a funzionare in modo, per l’appunto, “giusto”.

Dietro alla “domanda” degli inviati dai farisei a Giovanni Battista, di cui abbiamo letto nel Vangelo: «Tu, chi sei?», che sarà poi rivolta dallo stesso Giovanni direttamente a Gesù: «Sei Tu Colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3), ritorna quel «Tu» nel quale sta la “Risposta” alla “Domanda fondamentale” dell’esistenza.

Giovanni Battista, a differenza di tutti gli altri che si improvvisano “padroni del mondo”, sentendosi padroni di se stessi e degli altri, sa benissimo di non essere lui la “risposta” alla domanda sull’esistenza. E rispose onestamente: «Non lo sono».

Oggi, invece, chi dovrebbe dire e fare la stessa dichiarazione si presenta falsamente come il sostituto di Cristo, con la presunzione di correggerlo, di adeguarlo al mondo. Tutto questo viene dal demonio. E questa è la grande menzogna che circola nella chiesa del nostro tempo e non va in alcun modo assecondata. Bisogna pregare perché questo inganno si “sbricioli” al più presto, con la manifestazione esplicita della Verità che è Cristo e l’annientamento visibile del padre della menzogna che è Satana.

L’Avvento, per noi oggi, significa avere ben presente questo percorso che ci riconduce a Cristo, unica “Risposta” che regge alla prova dei fatti.

Domenica prossima sarà la stessa Madre di Dio a prenderci per mano per farci arrivare alla meta del percorso, in adorazione del Figlio di Dio in quella grotta di Betlemme che dovrà ritornare ad essere la Chiesa.

 

Bologna, 17 dicembre 2023

 

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