Postille sulla Provvidenza e sul castigo. Non sono le femmine ad aver cambiato il rapporto naturale in quello contro natura, ma «le loro» femmine. Ovvero, in che modo i genitori sono colpiti nei figli.

 

 

 

di Silvio Brachetta

 

Leonardo Lugaresi è di recente tornato sul noto passo di san Paolo, secondo cui Dio castiga anche per mezzo dell’inversione sessuale. Lugaresi, tra l’altro, ha citato la Lettera ai Romani (1, 26-27): «Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento».

Sono necessarie alcune osservazioni aggiuntive, perché si potrebbe equivocare sul soggetto del castigo e concludere, secondo le parole di san Paolo, che l’omosessuale è castigato in quanto ha compiuto peccati abominevoli (idolatria, omicidio, invidia, frode, diffamazione, ecc…).

Però il soggetto dell’invettiva paolina non è il singolo omosessuale, ma è un intero popolo, che ha rinnegato Dio. San Paolo, infatti, non dice che le femmine e i maschi hanno cambiato il rapporto naturale, ma che «le loro» femmine hanno cambiato il rapporto naturale. «Le loro» di chi? Di un intero popolo – e, nella situazione odierna –  di un’intera civiltà, che si è completamente depravata.

Quanto alla sodomia maschile, essi ricevono «in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento». «Al loro» di chi? A quello dei maschi? No, il soggetto è sempre l’intero popolo.

Le affermazioni di san Paolo sono ancora più chiare alla luce di un altro passo: in questo caso della Parola stessa di Gesù Cristo. A proposito dei diciotto morti, a causa del crollo della torre di Sìloe, Gesù dice: «O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13, 4-5).

C’è, dunque, un castigo che colpisce – al solo scopo di correggere e salvare – il singolo peccatore. Tuttavia, c’è anche un castigo che si abbatte, in maniera indifferenziata, (terremoti, catastrofi naturali) su di un’intera comunità e non tiene conto delle colpe dei singoli, ma delle colpe di tutta la nazione.

Durante un terremoto, infatti, muoiono grandi peccatori e innocenti, adulti e bambini. Quei bambini, dice Gesù, non sono certo più peccatori di coloro che restano in vita. E così è dell’omosessualità: chi ne è colpito non è certo più peccatore di me o di te, pur essendo l’inversione sessuale un castigo. Ma si tratta di un castigo universale, non particolare, non individuato, per i motivi che solo la Provvidenza conosce.

Il senso delle parole di san Paolo, applicate all’oggi, sono dunque le seguenti. La nostra civiltà è traviata e il peccato è così diffuso, che la stessa natura umana – in senso generale – è deformata. L’uomo non è più un semplice peccatore penitente, ma un empio e «l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia».

L’uomo compie, di frequente, lo stesso ufficio dei demòni. La mente si è offuscata nella depravazione generale la quale, se non attiene alla sessualità, attiene comunque ai costumi, che sono osceni. Non deve stupire se, nelle nazioni, sono sorti innumerevoli «diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia» – sempre secondo l’Apostolo.

I genitori sono colpiti nei figli che, non di rado, ad esempio, sviluppano una ‘disforia di genere’ (omosessualità precoce), o sono affetti da ogni sorta di disturbo, fisico o psichico. Quei bambini non hanno, di certo, peccato più dei genitori. Eppure sono colpiti. Perché?

Perché YHWH è «un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione», per coloro che lo odiano (Es 20, 5).

 

 

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