maschio e femmina Dio
Adamo ed Eva davanti a Dio, ca 1350, di Guariento (1338, ca 1367), affresco, Cappella Carrarese, Galilean Academy of Arts and Sciences, previously Patavina, Padova, Veneto. Italia

 

Domenica XIII del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Sap 1,13-15; 2,23-24; Sal 29; 2Cor 8,7.9.13-15; Mc 5,21-43)

 

 

 

di Alberto Strumia

 

“Dietro” e “dentro” le letture di questa domenica si nasconde molto di più di quanto non appaia, a prima vista, nel loro contenuto immediato e letterale.

– Il Vangelo descrive dettagliatamente due miracoli strepitosi, compiuti da Gesù:

= una guarigione avvenuta quasi clandestinamente, “rubata”, attraverso il contatto con il mantello, con il vestito («Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata»; «Chi ha toccato le mie vesti?»), mentre Gesù si recava a casa di Giairo per compiere un altro miracolo, quello di

= una risurrezione da una morte identificata, in maniera apparentemente ridicola («E lo deridevano»), con un normale essere addormentati («La bambina non è morta, ma dorme»).

 – Ma è la prima lettura che ci dà la chiave di comprensione del contenuto più profondo che è racchiuso nella liturgia di oggi, là dove si dice che «Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità».

= Prima di tutto si dice: «Egli infatti ha creato tutte le cose perché esistano». Qui si riassume tutto lo sforzo della razionalità greca e si va anche oltre. Dio, Creatore di tutte le cose, è Colui che “le fa esistere” e le “conserva” nella loro esistenza. Ma le cose materiali i corpi materiali, non viventi o viventi, per loro natura, sono “composti” di tante parti (particelle, atomi, molecole, cellule, organi). E ciò che è composto ordinatamente, come un corpo vivente, ha maggiore probabilità di tornare a scomporsi, dividendosi nelle parti più semplici di cui è fatto, distribuite disordinatamente (è una legge della fisica ben nota: il secondo principio della termodinamica). In un vivente questa è la morte: è una legge di natura. Dio, perfettamente semplice, non ne è soggetto. Gli angeli, incorporei, immateriali, non ne sono soggetti; le nostre anime, separate dal corpo, essendo immateriali, non ne sono soggette.

L’uomo fu reso eccezionalmente immortale, in origine, per volontà di Dio («Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità») e nessuno degli altri esseri creati poteva avvelenarlo con la morte («le creature del mondo sono portatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte»). Un dono “preternaturale” che andava oltre (praeter) le leggi di natura, già dalla comparsa del l’uomo nel mondo. Sarà il libero rifiuto di questa “giustizia originale” da parte dell’uomo (“peccato originale”), su istigazione del demonio («per l’invidia del diavolo»), a farlo ricadere nella mortalità comune a tutti gli esseri dotati di un corpo materiale.

Quando Gesù, nel Vangelo, dice che «la bambina non è morta, ma dorme», sembra ricordare la condizione preternaturale nella quale l’essere umano è stato inizialmente voluto. E il miracolo della risurrezione che sta per compiere vuole essere l’affermazione della Sua divinità di Redentore che, unico al mondo, è venuto a restituire l’eternità; anzi un’eternità di gloria. Ma questa risurrezione della figlia di Giairo, è solo un “segno” anticipatore di quella che sarà la Sua (di Cristo) Risurrezione, che ristabilirà la possibilità, per gli uomini, di accedere nuovamente alla “giustizia originale” perduta perché rifiutata.

Allo stesso modo, il miracolo della guarigione della donna è il segno della restituzione di quello stato di “giustizia originale” che rendeva l’essere umano immune, non solo dalla corruzione finale della morte, ma anche da ogni infermità del corpo che prepara alla morte.

La modalità, quasi nascosta, con la quale la donna ottiene il miracolo, sembra indicare, poi, il fatto che, nella nostra attuale condizione terrena, il rapporto con il Salvatore, passa attraverso il “contatto nascosto” della “fede”. Nessuno vede la nostra “fede” nella sua profondità interiore se non solo Cristo e la persona che crede in Lui. Con la fede, al credente è dato, da Dio stesso, il potere di accedere a quella “Grazia sanante” che ricostruisce l’integrità dell’anima e, talvolta, anticipa anche quella del corpo (con i miracoli delle guarigioni), perché si possa essere maggiormente aiutati a fidarsi del Signore.

– La seconda lettura, poi, insieme al Vangelo, ci parla della “messa allo scoperto” che sorprende la fede “nascosta”, rendendola ben “visibile” a tutti, attraverso i suoi frutti che sono le opere della “carità”. Come la donna del Vangelo viene “scoperta” nella sua fede che da “nascosta” viene resa “pubblica” dal Signore stesso («Chi ha toccato le mie vesti?» e la donna «disse tutta la verità»), così le opere di carità che i santi compiono, lungo la storia della Chiesa, mettono allo scoperto la loro fede “nascosta”, dichiarando che il motivo per cui esse sono state possibili, non è appena materiale, sociale, umano, ma è Cristo stesso, il Figlio di Dio («Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo»).

Tutto questo gioco di “nascondimento” e “visibilità” è particolarmente presente nella Vergine Maria la quale

= «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). È il “nascondimento”;

= E sapeva intervenire con l’attenzione di una delicata carità quando era necessario, come quando a Cana disse a Gesù: «non hanno più vino» (Gv 2,3) e agli inservienti della mensa di nozze: «Fate quello che vi dirà» (v. 5).

A lei chiediamo di domandare e ricevere la Grazia del Suo Figlio per imparare a fare allo stesso modo.

 

Bologna, 27 giugno 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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