Dio-gioca-a-dadi

 

 

di Pierluigi Pavone

 

Pascal ed Einstein: per il primo l’uomo è costretto a giocare d’azzardo e la posta è la sua stessa vita. Per Pascal, infatti, “la ragione non può dir nulla. Un abisso infinito ci separa. Si gioca un gioco all’estremità di questa distanza infinita: testa o croce. Su che punterete? Seguendo la ragione non potete puntare né sull’una né sull’altra; seguendo la ragione non potere escludere nessuna delle due”. Per Einstein è Dio il giocatore. Ma un giocatore preciso, che non rischia nulla e mai. Beh, forse potremmo ragionare se davvero la fede sia un irragionevole paradosso e se davvero Dio non abbia mai giocato. E giocato tutto e d’azzardo…

Einstein si attendeva una realtà determinata da leggi in modo più rigido di come potremmo asserire oggi. Anche Israele si attendeva un Messia determinato da una finalità politica ed etnica in un modo fortemente disatteso dalla Incarnazione di Dio. Einstein si attendeva una prevedibilità più lineare di come ci si aspetta oggi. Come la Scienza ha abbandonato il metodo verificazionista e l’illusione di poter ampliare infinitamente le proprie conoscenze, senza rotture, per accettare la provvisorietà delle stesse teorie, allo stesso modo, la Scienza ha abbandonato l’idea della perfetta prevedibilità degli effetti, anche a parità esatta di cause. Lo dice la meccanica quantistica. Israele si attendeva una liberazione e un regno terreno, in modo talmente radicato che anche il cristianesimo ha avuto le sue eresie millenariste: persino i discepoli – mentre Gesù anticipa loro che dovrà soffrire e morire – discutono sui ruoli di prestigio che sarebbero toccati all’uno o all’altro (Mc 9,30-37). In nome di questo regno terreno – in cui l’uomo di fatto rivendica per sé di essere Re e Dio – alcuni sono stati disposti a uccidere il Figlio di Dio, a perseguitare la Chiesa, ad adulterare per il mondo la dottrina e la fede impartita e consegnata da Cristo stesso.

La Natura risponde alla nostre domande. Ma questo è tutt’altro che una presunzione conoscitiva. E neppure una consolazione. La natura risponde alle nostre domande, a come sono formulate, nel linguaggio con cui ciò avviene. Sarebbe improbabile comprendere e anche solo vedere il mondo, con gli occhi di Dio. A meno che non sia Dio a comunicare questo modo. L’illuminismo tedesco ha rivisto rispetto al Medioevo, sia l’ammissibilità di Dio, sia l’ammissibilità della effettiva conoscenza umana: Kant si convince che solo l’uomo vede la realtà nella dimensione del tempo e dello spazio, perché “spazio e tempo” non esistono davvero, non sono categorie dell’universo, ma solo forme pure della sensibilità umana. Ciò che noi chiamiamo realtà è in verità la realtà come ci appare, nel senso di “come viene ricevuta e ordinata poi dalla mente”. La Scienza contemporanea non assume questi presupposti: li ribalta a favore del mondo e della sua conoscibilità, per quanto complichi enormemente la definizione stessa di spazio e tempo. E – quanto alla nostra conoscibilità delle cose – accetta che molto di ciò che esiste va oltre il senso comune.

Il cattolicesimo nasce per costituzione sconvolgendo (e spesso contraddicendo) senso, religione e scienza comuni. Dei re d’Oriente che – un po’ dopo rispetto a poveri pastori – si inginocchiano alle porte di una stalla, per rendere onore all’unico bambino divino (in senso letterale), sono figura di una fede che esige molto. Un Giovanni Battista che – invece di raccontare tante esperienze religiose ed esistenziali – si limita a indicare l’Agnello che toglie i peccati del mondo, rende bene l’immagine di quella fede cattolica che aderisce ai fatti e non tanto alle proiezioni della coscienza (vedi anche qui).

Quella duplice natura (onda/corpuscolo) delle particelle sconvolge non poco… Arriva a minare persino gli effetti prevedibili delle leggi fisiche. Forse anche oltre quella ferrea determinazione nei rapporti di causa/effetto ammirata da Einstein, quando nel 1926, riconosceva a Max Born: “La teoria funziona, ma difficilmente ci avvicina al segreto del Grande Vecchio… E comunque sono convinto che Lui non gioca a dadi”. Hawking, un secolo dopo, ammetterà ironicamente il contrario e, in relazione ai buchi neri, aggiungerà una certa propensione intenzionale al mistero: “Einstein sbagliò quando disse: Dio non gioca a dadi. La considerazione dei buchi neri suggerisce infatti non solo che Dio gioca a dadi, ma che a volte ci confonda gettandoli dove non li si può vedere”.

Viene in mente la critica che Pascal muoveva a Cartesio e al suo “dio dei filosofi”: a quella idea innata di “sostanza infinita e perfetta”, la cui garanzia di esistenza è il pensiero umano (unica evidenza cartesiana davvero indubitabile). Paradossalmente anche Hawking non accetterà la necessità di “un tale dio” per spiegare l’origine dell’universo. Di fatto criticava proprio questa astrazione deista. Il Grande Orologiaio che non ha nulla a che fare con il Dio di Gesù Cristo. “Avrebbe [Cartesio] pur voluto, in tutta la sua filosofia (naturale), poter fare a meno di Dio; ma non ha potuto esimersi dal fargli dare un colpetto per mettere in movimento il mondo: dopo di che, non sa che farsi di lui”, anticipava Pascal, non riuscendo a perdonare per questo Cartesio. Certo, concesse troppo al giansenismo e alla visione cripto-protestante di Grazia e libertà umana. Tuttavia, c’è del vero in quelle riflessioni di Pascal sulla sufficiente luce per vedere e sufficiente oscurità per coloro che non vogliono vedere. L’ateo stesso è in fondo colui che non vuole credere in Dio, per credere in se stesso come dio. “Se il mondo esistesse per istruire l’uomo intorno a Dio, la divinità splenderebbe dappertutto in maniera incontestabile… quel che in esso appare non indica né una esclusione totale, né una presenza manifesta della divinità, ma la presenza di un Dio che si nasconde”.

E – si potrebbe aggiungere – quando agisce, lo fa d’azzardo. Si gioca tutto. Anzi, accetta di perdere tutto se stesso, fino a morire. Gioca, sapendo già di perdere. Si incarna volendo già morire per espiare la colpa. Un azzardo per la concezione umana e religiosa di Dio; un azzardo per le teorie filosofiche; un azzardo per le leggi fisiche radicate sul principio della attrazione/repulsione; un azzardo per la libertà dell’uomo, perché lo schiavo aveva perso tutto in una sola mano (un solo peccato fu determinante). Eppure un Altro ha pagato il debito. Un azzardo di sangue e misericordia.

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