Ieri mattina, a Monaco di Baviera, si è tenuta una silenziosa manifestazione non preannunciata di cattolici, volta a criticare il Cammino Sinodale iniziato dalla Conferenza Episcopale Tedesca. Completamente ignorata (almeno per quanto a me noto) da tutti i media tedeschi con eccezione dei portali “tradizionalisti” cattolici, la manifestazione di preghiera silenziosa si è conclusa con il Credo in latino e con una conferenza stampa, durante la quale il Professor De Mattei (Fondazione Lepanto) ha esortato i cattolici tedeschi a smettere di pagare l’imposta ecclesiastica. Un tema scottante, perché per non pagare tale imposta bisogna fare atto di dichiarazione ufficiale in Comune di “abbandono della Chiesa” (cattolica o altra), con conseguenze ben illustrate nell’articolo di Sandro Magister (vedi qui). Chi scrive vive in Germania e paga da sempre l’8 percento (non permille come in Italia) delle sue imposte complessive alla Chiesa cattolica. Se uscissi dalla Chiesa, ora che i miei figli sono tutti battezzati e confermati, in teoria nessuno potrebbe impedirmi di andare a messa dove voglio. In pratica, però, non potrei essere madrina dei miei nipoti, in caso di malattia grave mi sarebbe rifiutata l’estrema unzione o l’assistenza pastorale… e per il funerale religioso dovrei tornare in Italia. Cosa che ho comunque intenzione di fare. Ma definire “simonia” l’associazione dell’accesso ai sacramenti con il pagamento dell’imposta ecclesiastica mi pare più che legittimo.

Resta una “decisione dolorosa”: chi la vuole una scomunica, se ama la sua Chiesa (e infatti gli abbandoni sono in genere dichiarati da chi la Chiesa non la vuole più riconoscere come madre e maestra, non ci va da tempo, la ritiene o irrilevante o detestabile)?

Di seguito un articolo di AC Wimmer pubblicato sul Catholic News Agency, Germania. Eccolo nella mia traduzione.

Alessandra Carboni Riehn

 

Acies Ordinata davanti alla Theatinerkirche di Monaco di Baviera il 18 gennaio 2020 Foto: AC Wimmer / CNA Tedesco

Acies Ordinata davanti alla Theatinerkirche di Monaco di Baviera il 18 gennaio 2020
Foto: AC Wimmer / CNA Tedesco

Oggi, sabato, nel centro di Monaco, dei cattolici hanno pregato per l’unità della Chiesa in una manifestazione di preghiera per lo più silenziosa, manifestando “rispettosamente” contro il “Cammino sinodale“. In una conferenza stampa conclusiva, un oratore ha anche esortato a boicottare l’imposta ecclesiastica1.

Davanti alla famosa facciata color giallo intenso di San Kajetan – la Chiesa dei Teatini – nella mattinata di oggi, sabato, i circa 100 partecipanti si sono disposti in formazione presso l’edificio della Feldherrnhalle per un’ora di preghiera in pubblico. Dopo essere rimasti per un’ora immobili nel vento freddo, alla fine hanno intonato insieme una preghiera.

La manifestazione in piazza Odeon è stata organizzata dalla “Acies Ordinata”, un’organizzazione che si autodefinisce una “coalizione internazionale di laici cattolici fedeli alla tradizione della Chiesa”.

Dopo due precedenti manifestazioni, svoltesi a Roma il 19 febbraio e il 28 settembre 2019, si è scelta la capitale bavarese Monaco di Baviera perché sede vescovile del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e presidente della Conferenza episcopale tedesca. “I vescovi tedeschi, sostenitori ideologici e finanziari del Sinodo dell’Amazzonia, rappresentano oggi la punta di diamante della rivoluzione nella Chiesa”.

Oltre al Cammino sinodale e alla crisi della Chiesa, uno dei temi della conferenza stampa tenuta dopo il raduno silenzioso della “Acies Ordinata” è stato il Sinodo dell’Amazzonia.

Il Professor Roberto de Mattei ha esortato i cattolici tedeschi a boicottare l’imposta ecclesiastica, paragonando l‘attuale situazione al concetto di Kulturkampf [“lotta culturale”].

“Il termine Kulturkampf fu forgiato per definire la persecuzione dei cattolici sotto il cancelliere del Reich Bismarck negli ultimi trent’anni del XIX secolo. Anche il pensatore comunista Antonio Gramsci chiese una nuova “lotta culturale” contro la Chiesa cattolica. Non poteva certo immaginare che il suo piano di secolarizzazione sociale sarebbe stato realizzato dai vescovi. E a questo punto sorge per tutti noi la domanda cruciale: può un cattolico rendersi complice della “decattolicizzazione” del suo Paese?”

Mattei ha detto di capire “molto bene la dolorosa questione di coscienza che si pone. Naturalmente, pagare l’imposta ecclesiastica significa collaborare direttamente alla progressiva secolarizzazione della Chiesa in Germania e, grazie alla pressione ideologica e al potere finanziario dei vescovi tedeschi, anche in tutto il mondo. Pagare l’imposta ecclesiastica, in questo momento, significa sostenere l’aberrante Cammino sinodale”.

È chiaro che esiste un obbligo di sostenere materialmente la Chiesa. Ma il Professore trova discutibile il fatto di scomunicare de facto dei cattolici battezzati, come fa la Conferenza episcopale tedesca, quando non siano più disposti a pagare l’imposta ecclesiastica.

Il criterio essenziale dell’appartenenza alla Chiesa è la fede che ogni cattolico riceve nel battesimo. Questo non può e non deve essere ridotto al pagamento di una tassa!”, ha detto de Mattei.

Solo un’istituzione profondamente secolarizzata potrebbe, secondo il Professore, decretare una tale equiparazione tra professione di fede e moralità fiscale. “La Chiesa in Germania – non c’è una Chiesa tedesca al di là delle Alpi! – è ricca di mezzi finanziari, ma povera e sempre più povera di sostanza spirituale. Agli occhi di un cristiano convinto appare come un apparato burocratico di funzionari che si assoggetta volentieri all’opinione pubblica e ai dictat delle autorità civili”, ha continuato lo storico.

“Chi vende il bene prezioso della vita sacramentale al prezzo dell’imposta ecclesiastica commette peccato di simonia” (At 8, 5-24). Questa svendita di doni spirituali è una caratteristica di tutte le grandi crisi della storia della Chiesa”.

Tra i relatori c’era anche Alexander Tschugguel. Il giovane austriaco fece scalpore in tutto il mondo quando rubò da una chiesa romana le controverse figure lignee della “Pachamama” del Sinodo dell’Amazzonia e le gettò nel Tevere. Durante la conferenza stampa al Literaturhaus ha messo in guardia con insistenza dal “trasformare la Chiesa in una ONG”.

Questi gli intenti con cui cattolici in piazza Odeon hanno svolto la loro preghiera. Dopo un’ora di meditazione nel freddo invernale, hanno cantato insieme il Credo latino.

 

1 Sul tema dell’imposta ecclesiastica si veda il contributo di Sandro Magister: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351388.html con citazione del discorso tenuto dal Santo Padre Benedetto XVI a Friburgo, il 25.9.2011

 

Facebook Comments