Una lettrice mi scrive.

 

Benedetto-XVI

 

Caro Sabino,

mi capita spesso di trovarmi in questa situazione: se pongo ai miei fratelli, battezzati come me nella chiesa cattolica, la questione se le dimissioni di Benedetto XVI siano valide o no, e quindi di conseguenza se l’elezione di Bergoglio come papa sia valida o no, domanda drammatica avvallata anche dai “frutti” non conformi alla dottrina cattolica che questo papato con i suoi dicasteri sta portando avanti, provoco immediatamente uno scandalo, ancora prima che, a mio avviso, una sana o santa preoccupazione.

La prima reazione infatti è che non se ne deve parlare. Se insisto a riproporre la questione di fronte a varie circostanze, divento bersaglio di attacchi del tipo “sei fuori dalla chiesa”, a priori.

E’ un po’ la stessa sensazione di quando uno (come me) si opponeva a certi obblighi anticostituzionali imposti dalle istituzioni e veniva etichettato come “novax” o “complottista”.

E’ la stessa incredibile logica. Invece che affrontare con coraggio il contenuto reale, ti accusano di seguire questo o quel giornalista “non attendibile”, in opposizione, e il punto è “da che parte stai”, anche se tu non stai proprio da nessuna parte, hai solo un terribile fondato sospetto su certi fatti.

L’affronto del problema, probabilmente quando non è veramente avvertito nella sua gravità, viene spostato sull'”avere fiducia”, principalmente una fiducia personalistica data a chi ha più influenza, quindi una scelta di potere o una scelta sentimentale, a mio avviso. 

Ma la Santa Madre Chiesa Cattolica, nel suo diritto canonico, mi dice che io devo dedicare le mie energie al fine di condurre una vita santa e di promuovere la crescita della Chiesa e la sua continua santificazione. E che io sono libera di manifestare ai Pastori della Chiesa le mie necessità, soprattutto spirituali, e i miei desideri (Can. 210). In particolare: “§3. In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi (i fedeli) hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità delle persone.”

Io sono laureata in Economia e Commercio all’Università L. Bocconi di Milano, dove tra l’altro ho studiato anche diversi diritti, anche se non quello canonico.

Non sono quindi un’esperta canonista, come è di moda oggi (“cosa vuoi saperne tu?” perché la questione è diventata il sapere non il comprendere), ma la ragione mi sembra di poterla usare. Soprattutto avverto se qualcosa non quadra, come in questo caso. Quindi domandare e richiedere un chiarimento oggettivo, vista l’importanza e l’urgenza della situazione, mi pare legittimo e sacrosanto.

Alla luce degli accadimenti nella attuale gestione della chiesa cattolica, io vorrei che si considerasse davvero bene la Declaratio di Benedetto XVI, unico documento scritto da lui, solo in latino, per dare la cosiddetta rinuncia al papato. Io dunque vorrei stare solo ai fatti, non ai passaparola, alle confidenze, alle opinioni, ai pareri illustri. (Se poi ci fossero altri documenti segreti scritti da lui in privato, non resi pubblici da lui, non avrebbero comunque valore legale). 

Sulle motivazioni reali di Benedetto XVI, per la stima immensa che ho di lui come persona e come papa, io non voglio addentrarmi, perché non si può mai presumere di conoscere totalmente una persona da degli spunti. Il cuore e la santità di quest’uomo li vedremo totalmente solo in Paradiso, secondo me.

Ma anche qui, tutti i fattori di questa situazione non li conosciamo e non li possiamo conoscere con un ragionamento a meno di una rivelazione.
Quindi io vorrei restare ai fatti, che sono la cosa più certa perché voluti da Dio. E mi pare che questi fatti oggettivi (e non perché “seguo Cionci” o il suo team, pur con tutto il rispetto) siano il documento scritto da Benedetto XVI in latino, la declaratio appunto (non le sue traduzioni) e il codice di diritto canonico, la legge sancita.

Tutto il resto è nel mondo delle opinioni e delle supposizioni. 

Allora vorrei che qualcuno mi spiegasse perché la rinuncia è valida basandosi sulla legge, sul diritto canonico della Santa Madre Chiesa Cattolica, come deve essere per tutti gli atti sottoposti a una legge.

Infatti per tutti gli atti legali la cui validità è stabilita da una legge, se la legge dice che l’atto deve essere scritto in un certo modo (“muneri suo renuntiet”) e nel documento è scritto formalmente diverso (“declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri, mihi per manus Cardinalium die 19 aprilis MMV commisso renuntiare”) l’atto non è valido e va riscritto e pubblicato, a prescindere dalle intenzioni di chi l’ha scritto. Non c’è nessun documento che Benedetto ha corretto e reso pubblico.

E non mi pare che né il comportamento, né il pensiero o l’implicita accettazione dei cardinali sia una ragione valida e legale per non attenersi al diritto canonico.

Diritto che, tra l’altro, mi pare sia anche quello che sancisce i poteri stessi dei cardinali e dei vescovi. Quindi se i cardinali non dovessero osservare quel canone dovrebbero decadere anche i loro stessi diritti. Ma la legge è stabilita proprio per evitare tutto questo. O no?

Scusate la mia ignoranza, ma vorrei che qualcuno mi indicasse un articolo di legge che ammettesse questa incongruenza e non mille interpretazioni. O se non esiste, allora per cortesia cristiana mi si spieghi perché c’è qualcuno che si pone al di sopra della legge sancita da Dio.

Io di certo non ho bisogno di aspettare che un altro attesti la verità per riconoscerla io, per cui la Fede non la perdo perché chi ha la responsabilità di pronunciarsi non si pronuncia. Ma qui il punto fondamentale per me è che la vera Chiesa è di Dio, di nessun altro, e non si può essere conniventi e complici se il maligno vi è entrato, visti anche i risultati che porta.

Con umiltà, nell’amore immenso alla Santa Madre Chiesa Cattolica, faccio un appello ai padri Cardinali che rispondano a Gesù Cristo e a Lui solo, come quando gli hanno detto sì nella loro vocazione, e abbiano il coraggio di scelte di Fede e di amore anche per noi fedeli, la chiesa. Perché tanti, tanti fedeli stanno soffrendo per questa confusione e questa distorsione che nulla ha a che fare con l’azione dello Spirito Santo.

Grazie.

Emanuela Valente

 

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Cara Emanuela, 

le parole munus e ministerium in tanti documenti della Chiesa sono stati usati come sinonimi. Se l’elezione di Papa Francesco è considerata valida non occorre che i padri Cardinali si esprimano. Infine, a mio parere, occorre avere più fiducia in Benedetto XVI.

Un caro saluto.

Sabino

 

 

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